Nelle opere di Yfat Eluk ci sono gli istanti di vita degli israeliani, sospesi tra la speranza di un futuro e l’attimo fuggente colto giorno dopo giorno, come fosse l’ultimo.

 

In questi giorni penso al vento fra i tuoi capelli, 
agli anni che fui nel mondo prima di te 
e all’eternità che prima di te andrò a incontrare,
 ai proiettili che non mi uccisero in battaglia 
ma uccisero i miei amici, 
di me migliori perché
 non vissero oltre come me,
 penso a te nuda davanti al fornello d’estate, 
sul libro curva per leggere meglio 
nella luce morente del giorno.

 Vedi, abbiam vissuto più di una vita,
 ora dobbiamo pesare ogni cosa
 sulla bilancia dei sogni e sguinzagliare 
ricordi che divorino ciò che fu il presente.
Yehuda Amichai

 

Immediate, colloquiali come l’ebraico di Yehuda Amichai, sono le opere della pittrice israeliana Yfat Eluk.

Tratti essenziali e decisi, ma definitivamente chiari, in grado di catapultarci in una situazione emotiva prive di retorica, pur catturando scene di vita quotidiana apparentemente ordinarie.
Sono il colore, la forma e il soggetto i suoi protagonisti indiscussi, le dimensioni in grado di catturarla e trattenerla e trattenere noi a pensare.

Può essere facile, trovandosi all’incontro con le opere di un’artista appartenente ad un territorio controverso, sentirsi autorizzati immediatamente a politicizzare ogni suo tratto, soggetto, scelta pittorica, attribuendole la capacità o incapacità di dover essere necessariamente un portavoce, possibilmente di messaggi da noi condivisibili.

Ciò accade ancora più facilmente quando si parla di Israele, anche nelle sue espressioni artistiche.

Essere israeliana e donna ha un impatto sulla mia arte. Vivo in un luogo dove si coesiste in stato di costante instabilità; l’insicurezza è parte integrante della nostra vita. Viviamo cercando di non considerarlo continuamente, ma queste sensazioni sono sempre presenti come un’ombra in qualche angolo della nostra mente, certamente influenzando anche la mia espressione artistica. Il fatto è che sono israeliana ed ebrea. Il passato, con la mia famiglia scomparsa nei campi di concentramento in Europa, il presente conflittuale gravato da questioni politiche irrisolte, il futuro verso il quale nutriamo ansia ed insicurezza. Tutti questi elementi e sfide costituiscono gli ingredienti del mio lavoro.

Yfat Eluk è nata nel 1969 in un kibbutz vicino a Cesarea, affacciata sul Mar Mediterraneo a  50 metri dal mare, che è uno dei suoi soggetti favoriti.

Ho imparato a nuotare molto presto, il mare fa parte del mio DNA. Nuotavo quasi ogni giorno, e con la mia famiglia, in piccole barche, amavamo esplorare tutte le rotte possibili verso Cipro, la Grecia e l’Italia. Ho trascorso comunque una meravigliosa infanzia e ciò ha avuto un impatto, ovviamente, sulla persona che sono oggi.
Non dipingo direttamente sulla spiaggia, ma mi limito a prenderne spunto attraverso alcuni schizzi, che poi sviluppo successivamente in studio.

Un altro tema ricorrente nelle opere di Yfat Eluk è quello delle relazioni affettive ed amorose.

Non sono in cerca semplicemente di soggetti legati all’espressione di amore romantico, ma di qualcosa  molto più complesso e sfaccettato. Penso si possa pensare alle relazioni affettive come a un insieme di bisogni d’amore, potere, lotta, solitudine e stranezze.

Gli amanti di Yfat,  le sue figure in fuga, in lotta e conflitto, i ritratti e le scene in bianco e nero dei ricordi di vecchie foto di famiglia trasmettono un misto di ottimismo e di angoscia, voglia di vivere e paura della distruzione, nostalgia e attaccamento al presente, in una narrazione che in alcune suggestioni pare in grado di riprendere – forse inconsciamente – tinte e dinamiche delle immagini chagalliane.

Rispetto ad esse, risulta assente la parte favolistica: sono immagini più vicine alla cronaca, momenti di slancio umano contemporaneo. I tratti, solo apparentemente rudimentali, veicolano una sensibilità non esaurita dal mezzo pittorico.

Penso al termine ebraico Chutzpà, difficilmente traducibile: per alcuni, sinonimo di rozzezza, per altri di arroganza e maleducazione, eccessiva audacia. Posto che nessuno di essi sia corretto così come nemmeno totalmente improprio, proviamo ad immaginarci il loro opposto positivo e tratteggiare una sottilissima linea di demarcazione: la sbrigatività dei modi israeliani, il poco tempo da dedicare alle cosiddette manfrine, l’immediatezza nei rapporti interpersonali e nel colloquiare quotidiano. Ma anche generosità, sincerità, decisione, intraprendenza. Tutto ciò è anche, in un certo senso, non approfittare del tempo altrui.
Sono alcuni aspetti di questa società dalle innumerevoli provenienze e storie molto spesso cariche di drammaticità, espressi da Yfat Eluk con una sensibilità declinata al femminile.

About The Author