L’arte di una donna, Vesna Pavan, in soccorso di altre donne. Centoventicinque colate di colore vissute come una seconda pelle, in questo caso come la stessa pelle delle donne vittime di violenza da acido.

Nel contesto del mio viaggio artistico e sociale nell’universo femminile, ho conosciuto l’artista Vesna Pavan, durante la 2° Biennale internazionale di Palermo, presenziata da Vittorio Sgarbi e curata da Paolo Levi e Sandro Serradifalco.

Vesna é una di quelle donne che non puoi non notare subito: ho scoperto la sua umanità prima delle sue opere, durante una cena a Palermo.

In modo sconcertante ho avvertito qualcosa di molto forte e profondo nella sua personalità interiore, così in contrasto con quella esteriore; qualcosa forse non semplice da leggere nella sua figura “iperfemminile” e determinata allo stesso tempo. Un ingannevole contrasto, la sua immagine, con il progetto umanitario di cui si fa paladina, tuttavia, proprio per questo, ancora più forte nel suo valore concettuale.

Un attimo dopo aver conosciuto Vesna, con tutto il suo carisma e la sua positività, già mi aveva conquistata. Ho capito che avevo di fronte una persona davvero speciale. Una di quelle figure che spaventano gli uomini perché coraggiose (come direi io: «Altere, Impavide, Scomode») e che non cercano di ottenere i propri diritti con le lacrime, ma con il lavoro, la dignità e la determinazione. Una di quelle persone che preferiscono darlo un aiuto, piuttosto di chiederlo.

Non sono caduta nell’inganno di giudicare la sua esteriorità fisica e, mentre ci conoscevamo meglio, ho avvertito la sua essenza e scoperto una donna dal carattere incredibilmente forte, sensibile e intraprendente; una di quelle che non indietreggia di fronte a nulla e non si fa mettere i piedi in testa. Saldi principi, cuore grande e immensa generosità completano il suo quadro caratteriale.

Poi ho visto le sue opere e con queste l’opportunità di apprezzare il suo mondo interiore e il suo talento, dotato d’infinite sfaccettature così come l’universo femminile. Opere in grado di fondere insieme corpo, pensiero ed emozione, in cui la materia si fa anima. Non posso che accogliere e sostenere ideologicamente il progetto con cui Vesna ha vinto il II premio alla Biennale Internazionale di Palermo e augurarmi che questo tema della Violenza sulle Donne, così delicato e importante, sia sempre trattato con la dovuta delicatezza (e mai svalutato) nelle sedi competenti e nei modi educati, rispettosi e trasparenti come sta facendo Vesna.
Sabato 14 febbraio a Milano, Vesna Pavan, con un’emozionante inaugurazione, ha dato il via al lungo viaggio del suo progetto umanitario “RED & FUCHSIA” presso lo spazio VProjects di via Monte Nevoso, 7.

Si e’ trattato di un’installazione multisensoriale contro la violenza sulle donne. Il progetto, grazie all’appoggio delle varie sedi del Rotary Club International in Italia e nei paesi che hanno aderito all’evento, sarà presente e darà voce (e un contributo reale) a chi non l’ha. Consiste, infatti, in una mostra itinerante di centoventicinque opere create appositamente, che partirà dall’Italia per concludersi in India. In ogni tappa del percorso sarà organizzata un’asta delle opere il cui ricavato finale andrà interamente alle due associazioni Acid Survivors Trust International (ASTI) e Acid Survivors Foundation India che assistono e curano costantemente le vittime di queste violenze.

Ogni opera acquistata sarà sostituita dalla fotografia della persona che avrà contribuito. Vesna, nelle sue opere, lavora sul corpo della superficie che diviene puro colore e materia. Le sue Skin sono opere fra icona e segno puramente concettuale, ove la materia è l’opera stessa e si presenta sul piano dei significanti apparentemente informale, ingannando una matericità in realtà tutta concettuale.

Nessun pezzo è identico all’altro, così come ogni donna e ogni storia che la rappresenta sono differenti.
La volontà è quella di dare voce ad urla mute di dolore attraverso il pigmento puro: il rosso, il fuchsia, il bianco e l’oro riscoperti nella loro purezza per risvegliare una risonanza puramente interiore, rivelando la loro carica emozionale primitiva. Colate di colore vissute come una seconda pelle, in questo caso come la stessa pelle delle donne vittime di violenza da acido.
La natura unica del ciclo “Skin” è che la pittura materica svincolata e smaterializzata dal supporto diviene essa stessa parte integrante del messaggio e dell’opera stessa. Il fatto più coinvolgente dell’inaugurazione di Milano è stato il Tunnel multisensoriale, allestito in due stanze divise, una nera ed una bianca, in cui il visitatore entra in silenzio a piedi scalzi ed assiste ad un esperienza che coinvolge sorprendentemente tutti i sensi: tatto, vista, udito.

Attraverso questo itinerario al buio, accompagnato dal suono di un battito cardiaco come in un grembo materno, con ritmo crescente l’osservatore si immedesima nelle sensazioni percepite dalle vittime di violenza. Qui, fra una vivida arte materica, luci suggestive e una colonna sonora emozionale si sperimentano suggestioni che partono dalla brutalità della violenza alla purezza della speranza e della rinascita.
E’ materia viva, dunque, che si fa memoria, creando simboli significanti. Ecco perché il monocromo che evoca un silenzio metafisico è accostato alla registrazione del battito cardiaco in ritmo crescente; ecco perché le sale-corridoio che si susseguono (cento opere di colore rosso e fuchsia nella prima, ventiquattro di colore bianco e una d’oro nella seconda) vogliono ricreare un percorso ideale da “sperimentare”, facendoci testimoni del messaggio e compartecipi dello stato emotivo delle donne che vivono l’esperienza tragica della violenza sulla loro pelle. Ecco perché la scelta di entrare uno alla volta, in silenzio e a piedi scalzi, immersi nelle suggestioni acustiche del maestro Filippo Lui, che ha creato le musiche, rappresentando intricate trame sonore che decodificano magistralmente il pathos e i messaggi degli Skin di Vesna.
Insomma, un’iniziativa da seguire e da tenere a cuore, che dopo questa prima a Milano proseguirà spostandosi dall’Europa all’Asia fino All’India. Il progetto durerà nove mesi, il tempo naturale per dar luce ad una nuova vita.
Al termine del viaggio, che toccherà quasi venti paesi, le fotografie delle persone che si saranno aggiudicate le opere saranno protagoniste di una mostra che sarà realizzata a Palermo il 25 novembre 2015 (Giornata Internazionale della Violenza Contro le Donne), durante la quale saranno consegnati i fondi raccolti alle due associazione beneficiarie.

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