Valentina Brostean, artista serba ormai torinese d’adozione, rievoca le leggende dell’Europa dell’Est attraverso una contaminazione di generi, dal surrealismo neo-figurativo alla cultura pop, dalle fiabe al mondo digitale fino alla pittura classica.

«I miei personaggi riflettono la società moderna vista dall’occhio di una sognatrice. Se esaminate attentamente il mio lavoro, potrete convincervi che le mie creature sono spesso una sorta di autoritratto, collocato in paesaggi fantastici di un mondo immaginario in cui ciascuno si può perdere, circondato da atmosfere di fantasia, figure, animali, anime, mostri, re e regine, bambini e adulti. Sembrano tutti in cerca della loro anima, alla ricerca di una identità, raccontando una storia sull’umanità fragile ma ancora forte. Li ho tutti trovati nei miei sogni, ne ho ascoltato le voci nel profondo della mia mente, li ho riconosciuti molte volte nell’arte di altri, li ho nutriti con favole di fantasia, li ho visti per le strade, ne ho sentito le voci nella natura e nelle grida animali, ho rubato il loro respiro dalle fiabe oscure del folclore balcano, li ho creati dalla vita stessa che mi circonda».

Questa è la dichiarazione d’amore per la propria arte, di una giovane e talentuosa artista – Valentina Brostean -nata a Novi Sad nella ex-Jugoslavia e residente da alcuni anni a Torino. Ha studiato presso la Academy of Arts di Novi Sad, dove prima si è diplomata e poi ha acquisito il Master of Fine Arts, con specializzazione in Illustrazione-Graphic Design e Book Design.
Un curriculum espositivo di tutto rispetto, con mostre personali a Belgrado, Miami, Philadelphia, Digione, Roma e Torino e una miriade di partecipazioni a mostre collettive in tutto il mondo, da New York a Milano, da San Francisco a Francoforte, da Abu Dhabi a Monaco, da Pasadena a Dusseldorf, da Belgrado a Stoccolma.

Vive a Torino, perchè l’uomo di cui si è innamorata viveva lì. Lei avrebbe desiderato fortemente andare a New York, ma adesso, dopo quattro anni passati nella capitale sabauda, dice di aver capito che «Torino è una lezione di vita, città mistica e dura, anche strana ma molto vicina al suo cuore e che le ha insegnato a essere modesta e matura, più seria e dedicata, le ha spiegato cosa vuol dire sopravvivenza e quanto si debba lavorare duramente per raggiungere gli obiettivi».

Ha compreso che il lato intimo di Torino, e la sua bellezza nascosta e silenziosa, rappresentano uno spazio tranquillo dove si lavora serenamente e dove la creatività non è troppo contaminata da altre influenze. Non nasconde, comunque, di voler, nei prossimi anni, lasciare il Piemonte. Avevo in programma di dedicarle una mostra personale nella mia galleria, ma ho rimandato troppo, in attesa di constatare il consolidamento e l’uniformità delle sue opere.
Oggi Valentina Brostean è un’artista che ha raggiunto una fisionomia specifica nel filone dell’arte contemporanea. Il suo stile pittorico può essere catalogato  e dalle leggende dell’Europa dell’Est. Un grande mix che le consente di spaziare nella simbologia e nelle atmosfere. Nelle sue tele troviamo un’esplosione di colori, di figure grottesche e di fanciulle sognanti, ma – sopratutto – una cascata di sguardi, con occhi attoniti, dolenti, gioiosi, stupìti.
Occhi che ti scrutano curiosi, che cercano nell’osservatore un’attenzione costante, quasi per paura di perdere il contatto che lo può accompagnare nel mondo della fantasia. Una fantasia quasi difficile da contenere, quella di Valentina Brostean, perchè addirittura travolgente, persino nelle opere in cui i personaggi lasciano cadere dai loro occhi lacrime colorate. Un ricordo, forse? Un riferimento a quella patria lasciata da ormai troppo tempo? Un’esperienza lontana e dolorosa?

Valentina Brostean riconosce di affrontare, ogni volta che comincia a dipingere, una sfida con se stessa, una battaglia che non sa ben definire, l’idea di avere il dono di saper trasmettere un’emozione complessa ma anche fragile attraverso i suoi quadri.
Lo definisce un “sentimento di bellezza” che a volte è più grande di lei e a volte la fa sentire forte e pronta a vincere ogni battaglia. Un processo complesso e ogni volta diverso, come se fosse sempre la prima volta; poi, nello sviluppo dell’opera, l’“orizzonte” diventa più chiaro, le forme si collocano nei posti desiderati e, quando tutte le energie si sono allineate, il quadro conquista la sua fisionomia definitiva. Valentina Brostean sa leggersi dentro e riconosce, da una parte, di aver fatto negli ultimi anni un “salto di serietà”; dall’altra, di non aver ancora imboccato la strada giusta che la faccia sentire realizzata.
È sempre alla ricerca, e magari sarà sempre così, sperimenta tecniche diverse, si cimenta anche nel digitale e ciascuna esperienza le regala un seme di consapevolezza. A detta di Valentina Brostean il percorso è in fase di maturazione e si augura che i suoi personaggi possano diventare «più forti, più chiari, più espressivi, più saggi e potenti….». Un work in progress che, tenuto conto della determinazione dell’artista e della volontà di crescere, porterà certamente a risultati sostanziali.
Intanto, ne possiamo ammirare l’abilità e la qualità nel passare dall’olio su tela al collage digitale, dove l’animus surreale-fantastico dell’artista viene fuori prepotentemente, in un tripudio di colori e di immagini sognate e rivisitate, che raccontano fiabe prevalentemente grottesche dove i personaggi spesso ricordano le maschere della Commedia dell’Arte.
Un gran teatro sempre in divenire, dove allegria, gioia e divertimento si mescolano a tristezza, melanconia, sofferenza, un contrasto costante che costituisce il motivo dominante delle opere di Valentina Brostean, la sua “firma” unica, che la distingue e la pone al di sopra del mondo del pop-surrealismo, facendone un’icona a parte, intrisa di manierismo contemporaneo e di onirico-fantastico.
Un vulcano di sensualità e di morbidezza, di velata tristezza e di latenti ricordi, che erutta senza sosta miriadi di sogni multicolori.

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