L’udienza di Marco Ferreri va salvato:con un piccolo contributo possiamo far tornare la memoria a molti.

Perché non è che io al di fuori del mio lavoro di regista viva molto di più… per me non esiste tempo libero, il tempo al di fuori del lavoro è tempo morto.
Marco Ferreri

Mancano 13 giorni per poter contribuire, anche con una piccolissima somma, alla campagna di crowdfunding che il Museo Nazionale del Cinema di Torino ha promosso per restaurare la pellicola originale di uno dei film più belli di Marco Ferreri, L’udienza. Il restauro sarà realizzato dal Museo stesso e dalla Cineteca di Bologna ed è parte di un progetto di valorizzazione del Fondo Marco Ferreri, composto da provini, fotografie di scena e di lavorazione, documenti e sceneggiature, manifesti e materiali pubblicitari.

L’udienza è un film kafkiano, circolare e straniante, che nel 1971 ottenne anche dure critiche, nonostante un cast eccellente che comprendeva Enzo Jannacci, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Alain Cuny, Michel Piccoli e Claudia Cardinale.

Il film narra la vicenda di un ex ufficiale in congedo che giunge a Roma con l’ossessione di conferire in privato con Paolo VI, senza mai riuscirvi. Non sapremo mai cosa avrebbe voluto dire al Papa, ma nei fallimentari tentativi di essere da lui ricevuto s’imbatterà nei soliti personaggi romani: un commissario, una prostituta, dei teologi, un principe. Ci saranno sempre misteriosi impedimenti al colloquio, mentre la città è scossa da attentati. L’uomo verrà anche internato in un convento di frati da cui uscirà per ritornare al Vaticano e lì morirvi sul colpo, con un’ultima risata isterica. Morto lui, vediamo arrivare un altro visitatore chiedere udienza al Santo Padre, e la storia finisce ricominciando.

Nel momento d’oro della commedia all’italiana, Marco Ferreri è stato il regista italiano meno incline ad assecondare i gusti del pubblico, raccontando la decadenza, l’alienazione e l’ipocrisia della società con un linguaggio grottesco, carnale e nichilista. Proprio per via di questa sua eccentrica vena autoriale insofferente ai tabù delle convenzioni sociali, i migliori attori dell’epoca vedevano in lui la possibilità di sperimentare, e ambivano cimentarsi nella sfida che ogni suo copione rappresentava, con tutti gli annessi di censure e indignazione che ogni suo film si trascinava sempre dietro.

Marco Ferreri è conosciuto soprattutto per “La Grande Abbuffata”, ma molti dei suoi film possono essere considerati dei capolavori perché mantengono intatta l’attualità del messaggio, così come attuali sono la meschinità e la disperazione dei suoi personaggi.

Sempre attuali i caratteri interpretati da Ugo Tognazzi, come il piccolo truffatore che sfrutta biecamente una giovane orfana ricoperta di peli ne La donna scimmia, o il marito-fuco di Una storia moderna:l’Ape Regina, così come quelli di Mastroianni nel misogino artista de La Cagna o l’imprenditore desolato de L’uomo dei cinque palloni.

Finora sono stati raccolti 41mila euro, a fronte dei 60mila necessari per finalizzare il restauro. Chiunque può partecipare con offerta libera o con quote che vanno dai 10 ai 250 euro. Tutte le donazioni sono detraibili, e a partire dai 30 euro c’è un anno di ingressi gratuiti al museo. La pagina Facebook del Museo Nazionale del Cinema di Torino ci tiene poi a ringraziare personalmente ogni donatore pubblicandone nome e cognome sul suo diario. Come cittadini italiani, anche semplicemente con una piccola offerta, possiamo dimostrare che non siamo indifferenti al nostro patrimonio artistico di cui vogliamo conservare la memoria.

Esattamente come ha spiegato Ettore Scola, chiamato insieme ad altri suoi illustri colleghi per sensibilizzare il pubblico in occasione della campagna per il restauro de L’udienza:

Ogni restauro di un film è importante per tutti: non soltanto per il film restaurato, per il suo autore, regista o produttore ma proprio per ognuno di noi. In altri settori, pensate se certe produzioni dell’intelletto umano andassero poco a poco a scomparire sotto il passaggio del tempo, come se si perdesse una poesia di Petrarca, perché i topi hanno roso l’unica copia rimasta, e quindi parte di quelli che ci seguiranno non conosceranno mai quella poesia di Petrarca. Ma questo vale anche per poeti meno celebrati, meno noti, meno riusciti. Anche un film mediocre che scompare è comunque una perdita.
L’iniziativa del Museo di Torino è particolarmente benvenuta, perché è assai importante incominciare con un film di Ferreri, che è uno dei registi che va un po’ sulla strada di essere dimenticato, come tanti altri, come Pietrangeli, come Zampa, come anche Blasetti. Quindi cominciare con Ferreri mi pare un bell’inizio ecco… che spero continui, spero trovi i modi e i mezzi per ripetere questa operazione per tanti film, ricordando che noi siamo un paese particolarmente fortunato da una parte, particolarmente a rischio da un’altra perché abbiamo, in tutti i settori, cinema certo, ma storia, paesaggio, turismo, siamo un paese privilegiato, però siamo un paese più a rischio perché siamo, anche se non lo sappiamo, dei grandi mangiatori di loto, che è una pianta che dona la smemoratezza, e quindi perdiamo la memoria. Siamo un paese senza memoria, mangiamo troppo loto e quindi questo rende ancora più meritevole il museo di Torino.

 

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Sandro Serradifalco
Editore, critico e saggista
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Muove i primi passi nel mondo dell'arte nella doppia veste di pittore e gallerista: l’esperienza vissuta all’interno dei meccanismi di entrambe le barricate gli permette di occuparsi con rara sensibilità dell’immagine degli artisti, attraverso la creazione di eventi di importante caratura nazionale ed estera.