Se l’arte è lo specchio dei tempi questa mostra ne ricalca alla lettera ogni sfumatura. “Stati d’Animo” si apre con la prospettiva di gettare nuova luce sull’arte italiana e Internazionale tra Otto e Novecento, di quegli decenni cruciali che vedono l’arte e la scienza intrecciarsi sotto lo stesso comune denominatore: l’indagine della psiche. La rivoluzione darwiniana dà nuovo impulso alle scienze positive con l’incremento di moderne ricerche offerte dalla psichiatria e psicologia.

Si cerca di tratteggiare il profilo dell’interiorità contemporanea, di elaborare nuovi linguaggi formali capaci di essere esaurienti per rappresentare quel mondo in piena evoluzione, che oscilla tra entusiasmo e instabilità e, che si ripercuote a diversi livelli sulla coscienza dell’individuo.

Tutto ciò crea un terreno fertile all’immaginario dei pittori, scultori e scrittori che si spingono al di là della semplice rappresentazione visiva cercando nuovi strumenti per varcare la dimensione dei processi mentali, ponendo al centro d’interesse la nascita e sviluppo della poetica degli stati d’animo.

Il fulcro dell’indagine sono i decenni di passaggio tra tardo romanticismo, verismo fino all’avanguardia. Ricerca che si sofferma maggiormente sull’Italia e su alcuni esponenti del divisionismo e del simbolismo, come Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Gaetano Previati e lo scultore Medardo Rosso, veri pionieri di questo nuovo “sentire”.

Per la prima volta l’esposizione affronta questa poetica e quegli apporti determinanti del nostro paese all’arte moderna. Dipinti manifesto come “Ave Maria a trasbordo” di Giovanni Segantini (1886), “Maternità” di Gaetano Previati (1891), il “trittico degli Stati d’animo” di Umberto Boccioni (1911) e altri importanti autori e opere Manifesto sono la testimonianza di nuovi codici formali.

Il dialogo poi si allarga in un confronto con i grandi esponenti del simbolismo europeo tra prestigiosi dipinti e un fitto apparato documentaristico, che testimoniano il vivace dibattito in corso in quei decenni. In questo progetto Gaetano Previati, artista di punta delle collezioni delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, occupa un posto del tutto particolare. Lo stesso Boccioni riconosce in lui un anticipatore importante e il precedente più diretto della ‘pittura degli “stati d’animo” ovvero di quel Manifesto della prima stagione futuristica di Boccioni che è il trittico omonimo.

La mostra si snoda in tre tappe: un primo momento si mostrano le testimonianze del un disagio provocato dal mutamento e l’introduzione delle novità del progresso scientifico e tecnologico e, l’impatto che hanno sulle coscienze e il suo riflesso nell’arte. Questo primo momento viene poi riproposto in chiusura in senso positivo, nel mito futurista.

Il nucleo principale affronta le varie sperimentazioni di linguaggi che cercano di raffigurare quel mondo interiore. Sono gli anni che vedono la pubblicazione dal 1876 di Charcot e le sue tavole che illustrano una successione di scatti fotografici ai degenti della Salpêtrière (ospedale psichiatrico femminile parigino) cercando di catturare uno stato psichico. Gli studi sull’isteria di Charcot trovano riscontro nella rivoluzionaria teoria sull’eros di Freud, confluenza che porta gli artisti a rappresentare la Melancolia, L’Alienazione e la Voluttà, pensiamo ad Edvard Munch a Pellizza da Volpedo o a De Chirico.

Anche La paura e l’allucinazione diviene tema ricorrente grazie alla divulgazione dei racconti di Allan Poe che a sua volta tradotti da Baudelaire vengono interpretati dal grande Maestro della grafica simbolista Odillon Redon e che in breve si diffondono in Europa e Italia.

L’ipnosi esce dai gabinetti di psichiatria per conquistare teatri e salotti e, anche scienziati positivisti come Lombroso s’interessano a fenomeni di spiritismo che aprono le porte all’ interpretazione delle tematiche della Fusione e l’estasi. In questo ambito espressivo, Gaetano Previati offre contributi originali tornando sul tema dantesco di Paolo e Francesca, con il capolavoro presentato alla Biennale di Venezia del 1909.

Si affrontano in contrapposizione i temi dell’empatia e della contemplazione. All’ isolamento attonito della malinconia si contrappone la possibilità di investire empaticamente sulla realtà quale corrispondenza tra esseri umani e natura; Ave Maria a trasbordo di Segantini (1886) ne diventa il Manifesto.

Infine si toccano i temi della rêverie e l’ispirazione musicale, della solarità e l’entusiasmo ci conducono verso la svolta positiva e ci appaiono come via d’uscita dalle angosce. La “Risata” di Boccioni e infine a “La stazione di Milano” di Carlo Carrà, già rivelano un interesse per la decostruzione delle forme adottata dai cubisti, con cui i futuristi si confrontano alla fine del 1911, composizione che ricalca la dichiarazione del Manifesto tecnico della pittura futurista: Porremo l’osservatore nel centro del quadro».

Un viaggio intimo tra paure e gioie, tra arte e scienza ci offre una panoramica molto ampia e ricca di quella società in movimento, percorso che si presta ad essere interpretato come ponte fondamentale al passaggio dell’avanguardia futuristica.

L’esposizione è stata anche motivo per celebrare l’inizio di un cantiere studio su Gaetano Previati e per testimoniare il ruolo primario che ha avuto nel panorama artistico ed europeo, in particolare per Boccioni e la poetica futurista.

Ferrara – Palazzo dei Diamanti                                        

dal 3 Marzo al 10 giugno

STATI D’ANIMO

Arte e psiche tra Previati e Boccioni

Organizzatori             

Fondazione Ferrara Arte e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara                                

A cura  di Chiara Vorrasi, Fernando Mazzocca, Maria Grazia Messina

Informazioni e prenotazioni tel. 0532 244949           |diamanti@comune.fe.it www.palazzodiamanti.it     

           

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