Interessante la ricerca effettuata in questi anni dal gallerista Alessandro Deponti di Artea Gallery (Milano), attento e appassionato conoscitore, lontano da facili gusti correnti del momento, indaga con attenzione e di frequente una tematica a lui cara quella del materico attraverso la presentazioni di importanti Maestri italiani ed Esteri di questo secolo.

Inaugurata il 3 Marzo scorso la personale di Spagnulo curata da Gianluca Ranzi ci mostra una selezione di venti opere tra carte catramate e ossidate e sculture di piccole dimensioni di terracotta e ferro che spaziano tra gli anni ‘60 e il 2000: una esposizione preziosa e raffinata per chi ama il Maestro pugliese, visibile fino al 16 aprile.

La terracotta ci riporta immediatamente alle origini di Spagnulo, alla terra natale Grottaglie (TA) in cui nasce nel 1936 e da cui parte la sua intera ricerca artistica. Grottaglie è uno dei centri storici più importanti in Italia per la ceramica, e luogo in cui si misura sin da giovanissimo nel laboratorio del padre. Muove i primi passi impastando e modellando quella materia che diventerà il filo conduttore della sua intera vita artistica.

Importanti saranno negli anni 1952/58 in cui lo troviamo a Faenza, altro importante centro della ceramica artistica dove ha modo di confrontarsi con le sculture che Picasso ha donato al Museo delle Ceramiche (MIC) e dove realizza i primi esperimenti con il grés. Perfeziona il suo già innato talento accanto al faentino Carlo Zauli e Giovan Battista Valentini.

Segue poi il suo definitivo approdo a Milano nel 1959 città in cui arriva già con un notevole bagaglio di esperienze. L’accademia di Belle Arti di Brera lo porterà a frequentare il vivace dibattito storico artistico della Milano degli anni ’60, entrando nel vivo di un pensiero sociale e artistico. Tempreranno il suo spirito Fontana e Arnaldo Pomodoro prima e Tancredi Parmeggiani e Piero Manzoni poi, e proprio in questi anni ci sarà la svolta di Spagnulo che si cimenterà in opere meno intimistiche ma di maggior impatto sociale e rilevanza storica. Si confronterà con le prime tensioni formali e dalla ceramica passerà all’argilla e al metallo senza mai rinnegare le sue basi di origine, quelle da cui è partito e che lo accompagneranno sempre.

La terracotta e il ferro si piegano alla volontà delle sue abili mani, si plasmano in nuove forme, senza mai perdere l ‘identità e la forza originaria: Spagnulo interviene “liberando” ciò che già intravede in natura.

La forza istintiva di Spagnulo e la brutalità dell’azione lo porta ai tagli incandescenti sull’ acciaio, in una tensione che se pur dirompente e violenta ritrova immediatamente dopo la sua catarsi: la terracotta, l’argilla e il ferro forgiati riacquistano un loro equilibrio primigenio in una plasticità ed energia che si rinnova reintegrandosi con il paesaggio e forza originaria. Un atteggiamento per cui la materia che lo sovrasta come forza della natura impenetrabile ed arcana, viene piegata, maltrattata, tagliata, ferita per poi ritrovare e ritornare a far parte del “tutto” con rinnovato vigore.

La sua azione sui materiali, diventa una “lotta” personale, nel totale rispetto dell’arte che concepisce come l’essenza dell’autonomia dell’uomo.

Si misura con altre realtà ma la sua intrinseca azione verso la massa materica seppur aggressiva non è mai condizionata o guidata da ideali estetici: non vi è l’intenzione di abbellire esteticamente, la sua idea la trova già al principio nella libertà.

Libero, libertà sono parole che ricorrono spesso tra le righe del vocabolario di chi ammira o studia l’operato di Spagnulo: libero è il suo spirito, il suo gesto. Libero il suo agire sulla materia, libera è infine la materia trattata che si affranca dalla sottomissione del gesto.

Indaga l’essenza anche quando lavora su carta spingendosi oltre i confini del bidimensionale, per creare spessori, trame dense, avvallamenti, crateri, che in sé diventano ‘luoghi’ in cui riporre concetti e letture più emetiche. Spagnulo ha vissuto la sua intera esistenza in simbiosi con la materia, l’ha respirata, ne ha percepito i vari spessori, il suo intimo significato, la sua energia, infine che con grande rispetto c’è l’ha restituita attraverso opere d’arte in cui rileviamo una straordinaria autonomia, molto lontana da facili etichettature e classificazioni.

Come si addice ai grandi Maestri che vivono maggiormente la loro arte senza piegarsi a inutili mode e sistemi politico-artistici, solo nel 2000 troverà un suo riconoscimento (seppur ancora incompleto e non consacrato dal grande pubblico) con la retrospettiva antologica al MIC (Museo internazionale della ceramica di Faenza) e alla Fondazione Guggenheim di Venezia. Spagnulo ci lascia nel 2016 nella sua città natale. Lascia agli addetti ai lavori un percorso di riconoscimento storico-artistico che gli spetta come grande artista.

In galleria il catalogo dal titolo “l’arena stampi” a cura di Artea gallery sono raccolte non solo le opere in mostra, ma alcune delle più significative del percorso di Spagnulo che tramite le testimonianze di Gianluca Ranzi, Giovanni Cuzzoni e Marco Vinetti hanno colmato le tante lacune della storia della critica, ma che certamente merita un approfondimento successivo.

In copertina Elmo 1963 Gres 43x46x30 cm

Corso Buenos Aires 52 – 20124 Milano (MI)

Email: info@arteagallery.it

Web: www.arteagallery.it

Dal Lunedì al Sabato solo su appuntamento – Il Direttore Alessandro Deponti cell +39 3334012115

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