Oggi martedì 17 giugno  inaugura la mostra SHOEting Stars, ideata dalla fondatrice del Virtual Shoe Museum Liza Snook e da lei curata insieme a Brigitte Woischnik nel prestigioso Museo KUNST HAUS di Vienna, che vede la collaborazione di un altro grande Museo europeo, il Grassi di Lipsia. SHOEting Stars giunge qui alla sua terza tappa, dopo la prima di Lipsia al Grassi Museum per le Arti Applicate e la seguente di Villa Rot ad Ulm, sempre in Germania:in entrambi i casi, grazie a questa mostra i due musei hanno battuto i loro record personali di afflusso di pubblico.

In esposizione ci sono più di 200 scarpe fuori dagli schemi, disegnate e realizzate da designer, architetti e artisti di tutto il mondo. In questa tappa la mostra si arricchisce di una sezione dedicata agli artisti e designer Austriaci.

Cominciamo col dire che questa mostra è un caso di enorme successo, sia per visitatori che per la ricaduta sui media internazionali, al punto che ormai il format conta numerosi tentativi di imitazione, specialmente negli USA. Come sempre accade però, mentre il primo che ha avuto l’idea prosegue evolvendo il suo cammino originale, chi copia non può che seguire.

Successivamente al case history di Lipsia sono così spuntate altre mostre che premono l’acceleratore sul valore aggiunto del glamour modaiolo e banalizzato alla Sex and the City, quello che però fa rima con una produzione in serie delle calzature esposte – ancora artigianali, sì, costosissime, sì, ma facilmente reperibili sul mercato e anche su internet – a discapito dell’originalità sperimentale e dei pezzi unici che è invece la vera forza dell’idea originale – ed inimitabile – che porta la firma della sua curatrice, Liza Snook: voluta e creata dalla geniale designer olandese, SHOEting Stars è frutto di un lungo lavoro di meticolosa catalogazione che parte da lontano e, ovviamente, della sua smodata passione per le scarpe. E allora, prima di svelare in anteprima le curiosità di questa mostra, conosciamo meglio colei che ha creato tutto ciò partendo da una passione comune a tutte le donne del pianeta.

LIZA SNOOK E IL VIRTUAL SHOE MUSEUM

Liza si è attivata per prima dieci anni fa, mettendo a segno il suo primo traguardo con la creazione di un museo virtuale della calzatura su internet, il Virtual Shoe Museum. Il progetto si è mantenuto costante ed attivo in tutti questi anni attraverso la creazione di una rete di contatti proficui e una linea editoriale improntata all’originalità e all’esclusività, fino al raggiungimento dello scopo di realizzare una grande vera mostra con i pezzi collezionati sul web.


Sono riuscito ad intercettarla in questi giorni durante l’allestimento della sua ultima fatica per farle qualche domanda sulla sua passione trasformata in lavoro. Ne è emerso il ritratto di una donna che è riuscita a realizzare il suo sogno senza mai smettere di crederci, puntando tutto sulla collaborazione e sulla condivisione del talento.

 

D:Qual è il tuo background professionale?

R:Ho studiato graphic design alla Royal Academy of Art a L’Aia e sono diventata una graphic designer di professione. Ho lavorato per circa 25 anni in vari studi di design industriale in Olanda. Dieci anni fa ho dato vita al progetto Museo Virtuale della Calzatura, dividendomi tra il nuovo impegno e il mio lavoro. Ma due anni fa ho deciso di mollare la mia occupazione per dedicarmi alle scarpe al 100%.

D:Quando è iniziata la tua passione per le scarpe?

R:Da quando cammino! Ricordo che mia madre era solita indossare delle bellissime scarpe italiane con tacchi altissimi. Ho sempre giocato con le sue scarpe.

D:Come ti è venuta in mente l’idea di creare il Virtual Shoe Museum?

R:Il mio compagno Taco Zwaanswijk è un designer multimediale. Dieci anni fa cominciai la prima collezione online, grazie al mio background nella grafica e al mio fanatismo nel collezionare immagini di scarpe in ogni forma, anche cartoline, articoli di giornale, pubblicità e libri…Taco creò il sito ed io iniziai a chiamare quei designer che conoscevo di persona per avere il permesso di aggiungere le loro creazioni sulla nostra piattaforma.

D:Come funziona il Virtual Shoe Museum? Quali criteri adotta per commissionare i lavori e restare al passo col trend della calzatura?

R:Io sono sempre alla perenne ricerca di scarpe, e da tutto il mondo i designer si attivano per farmi conoscere il loro lavoro, così come ricevo segnalazioni dagli appassionati e dagli artisti.
Grazie alla collaborazione con i curatori di diversi musei in giro per il mondo, beh, anche loro mi propongono nuovi designer. Ho anche moltissimi amici che mi portano sempre degli oggetti pazzeschi sul mondo delle scarpe…alcuni di questi sono anche docenti di design della calzatura e mi mettono in contatto con i loro studenti più talentuosi.

D:Cos’è che rende il Virtual Shoe Museum così speciale e unico al mondo?

R:Penso che sia un mix tra l’arte e il design. Per me questi due punti di vista uniti nella creazione calzaturiera lavorano molto bene insieme. E nel Virtual Shoe Museum c’è tutto ciò che mi piace fare: il mio background nel design, la mia passione per l’arte e le scarpe, incontrare nuove persone e metterle in contatto tra di loro, condividere informazioni attraverso il nostro sito e produrre pubblicazioni e mostre.

D:Quali saranno i tuoi prossimi trend in fatto di scarpe?

R:Ai fini della selezione delle calzature per il Virtual Shoe Museum non seguo trend. Mi interessa solo che la nuova scarpa sia in linea con ciò che mi piace e se è in grado di aggiungere qualcosa alla collezione oppure no…

D:Guardando indietro, quando fondasti il Virtual Shoe Museum ti aspettavi un simile successo?

R:Assolutamente no. Quando cominciai il progetto nelle mie ore libere anni fa non avrei mai pensato che la mia passione per le scarpe avrebbe potuto trasformarsi in un lavoro a tempo pieno. Non avrei mai immaginato che potesse portarmi così tanti progetti internazionali e fantastici contatti di lavoro con grandi musei fuori dall’Olanda.

D:Quali sono le sfide future del Virtual Shoe Museum?

R:Vedrò dove le scarpe mi porteranno…vorrei proseguire a trovare e collezionare scarpe, creare nuove mostre insieme ad artisti professionisti, agli appassionati del genere e a nuovi talenti.

D:Quali sono stati i risultati in termini di spettatori paganti nelle prime due tappe della mostra SHOEting Stars?

R:Il Grassi Museum for Applied Arts a Lipsia ha ottenuto il suo record di visitatori, raggiungendo i 40.000! Nel più piccolo Museo di Villa Rot a Ulm è successo lo stesso, con 6.500 visitatori.

D:Ho notato che anche nelle altre tappe, le curatrici dei Musei sono sempre donne.

R:In realtà per me non fa differenza se è un team di donne o di uomini. Penso che lavorare con persone che condividono la tua stessa passione per l’arte e il design, in questo caso la passione per le scarpe, sia una cosa molto speciale. Nelle mie ultime tre collaborazioni museali sono stata molto fortunata a trovare un’ottima connessione con le curatrici, con cui eravamo sulla stessa linea in fatto di scelte stilistiche. Poi ogni museo ha il suo network di designer ed è fantastico portare avanti tutto ciò assieme.

 

SHOEting Stars. Shoes in Art and Design

Il tema delle scarpe affascina universalmente sia la donna che l’uomo, e apre a un intero mondo di storie, di esperienze personali e anche di preconcetti. Le scarpe simbolizzano passione, feticismo, sensualità e la ricerca della perfezione nella seduzione. Rappresentano bisogni superficiali e allo stesso tempo sono una potente attrazione per l’esplorazione artistica. L’oggetto di questa mostra è la contemplazione della scarpa, non solo come fugace progetto modaiolo ma come oggetto di design che vive di sua propria autoaffermazione.

E la maggior parte delle circa 220 scarpe sperimentali qui in mostra sono pezzi unici o sono stati prodotti solo in serie limitata. Molte sono state concepite come piccole sculture, o in forma concettuale, o come una provocazione contro il main stream dell’omologazione. Queste SHOEting Stars si distinguono per le loro forme inusuali, per i materiali esclusivi e per il valore emozionale aggiunto, spesso a discapito della loro portabilità, anche se ben sappiamo che questo particolare è l’ultimo che una donna contempli mentre acquista una scarpa col tacco.

Il raggruppamento tematico dei lavori esposti sottolinea il labile confine che esiste tra arte, design e artigianato. La gamma oscilla dall’approccio architettonico all’esperimento sui materiali fino all’oggetto fetish. Le infinite possibilità della scarpa quale mezzo creativo si riflettono non solo nelle calzature stesse ma anche nelle installazioni, nelle fotografie e nei video.

Importanti le presenze di star internazionali, come l’archistar e designer irachena naturalizzata britannica Zaha Hadid, nota in tutto il mondo per le sue architetture futuriste a geometria frammentata che si rispecchiano anche nel design delle due calzature da lei progettate:una in gomma per uno dei brand più innovativi da alcuni anni a questa parte, il brasiliano Melissa, e la Nova Shoe in edizione limitata concepita con Rem D. Koolhaas per la moda d’avanguardia di United Nude, dalle linee spaziali cromate e per un prezzo di 1.500 euro.

C’è l’israeliano Kobi Levi, sempre in bilico tra i banchi da lavoro di un altissimo artigianato e i piedistalli di un museo, che nella sua carriera può ben dire di aver fatto le scarpe alle celebrities, da Whoopy Goldberg a Lady Gaga che indossò i suoi Double Boots nel video “Born this way” nel 2011, passando per la rivisitazione su commissione Disney della strega di Biancaneve fino alla scarpa-violino per le celebrazioni di Stradivari nel 2013, ma questo solo per citarne alcune. Le sue creazioni sono tutte fatte a mano, viaggiano per edizione limitata in serie di sole 20 paia – nel mondo – rigorosamente su ordinazione e ce la si può cavare con prezzi che partono dai 1.600 dollari in su.

Ci sono poi scarpe che hanno le suole fatte di denti (veri), o i plateau ricavati da sterco d’elefante secco, in nome di quell’upcycling che, merito anche della crisi, dovrebbe aguzzare l’ingegno a tutti, non solo agli artisti.

Tra le installazioni spuntano una scarpa di cioccolato ad uso e consumo dello zoccolo duro dei feticisti e una scarpetta scucita e lasciata librare per essere indossata dalla Regina della Notte in omaggio a Mozart, mentre nel percorso trovano spazio anche le fotografie, tra le quali spiccano quelle più estreme di Alexander e Christian Fielden, in nome del bondage.

 

Largo spazio anche alle sperimentazioni tecnologiche in total plexiglass del designer londinese Chau Har Lee, già progettista per Yves Saint Laurent e Nike tra gli altri, e un occhio di riguardo per la creatività liberata dalle stampanti 3D, nuova frontiera del possibile fai da te, con la Melonia Shoe di Naim Josefi e Souzan Youssouf.

Vale la pena sottolineare che molti dei designer in mostra si sono formati in Istituti italiani, e che sono tre i rappresentanti dell’Italia in questa mostra:Gianluca Tamburini per Conspiracy, vincitore del premio di AltaRoma e Vogue Italia “WHo is on Next?” presente con i suoi gioielli calzabili e ultratecnologici; Giulia Tanini, tenuta a battesimo da Assocalzature come una delle next designer, con la sua intricata scarpa ispirata al micidiale polpo dagli anelli blu, e Barbara Zucchi, anche lei debuttante nel 2006 con Assocalzaturifici e qui presente con la sua scarpa-scultura ispirata al personaggio letterario di Mina Harker del romanzo Dracula di Bram Stoker, realizzata con una tomaia di spicchi d’aglio e un crocefisso per tacco, in linea con la filosofia dell’upcycling.

Non mi resta che suggerirvi di visitare questa mostra, perché è un esempio tangibile di quella cosa che troppo spesso è nominata invano, che tutti cercano ma pochissimi trovano, e che si chiama creatività. Anche se sarebbe auspicabile, visto il richiamo fortissimo del pubblico, che qualche museo nostrano si facesse due conti, cogliesse la palla al balzo e ce la portasse qui.
SHOEting Stars. Shoes in Art and Design

Dal 18 giugno al 5 Ottobre 2014
Una mostra del KUNST HAUS WIEN in collaborazione con il
GRASSI Museum of Applied Art Leipzig
Idea e concept: Sabine Epple
Curatore in Vienna: Brigitte Woischnik
Co-Curatore in Vienna: Liza Snook, www.VirtualShoeMuseum.com

About The Author

Sandro Serradifalco
Editore, critico e saggista
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Muove i primi passi nel mondo dell'arte nella doppia veste di pittore e gallerista: l’esperienza vissuta all’interno dei meccanismi di entrambe le barricate gli permette di occuparsi con rara sensibilità dell’immagine degli artisti, attraverso la creazione di eventi di importante caratura nazionale ed estera.