Quando il primo mercante di arte concettuale Seth Siegelaub aprì la sua galleria a New York nel 1964, la congiuntura economica e il terreno culturale erano più che favorevoli.
Gli Stati Uniti si trovavano nel pieno del boom e il futuro sembrava promettere una crescita illimitata. Se gli investitori di arte nel secondo dopoguerra avevano generalmente acquistato opere storicizzate tradizionali, nei primi anni Sessanta la speculazione penetrò a fondo in ogni settore dell’arte, compresa quella contemporanea.
Collezionisti e investitori scoprirono che le nuove opere d’arte, acquistate a poco prezzo, avevano un grande potenziale di investimento. Secondo quanto spiegato da Francis O’Connor nell’articolo Notes on Patronage: the 1960’s, pubblicato quando ormai il boom economico era finito,

questo nuovo pubblico di collezionisti era composto da giovani tecnocrati socialmente nobili, benestanti, con un alto grado di istruzione, impazienti di godere dei benefici della loro classe sociale, uno dei quali era l’arte.
L’arte combinava in modo magico alcune caratteristiche irresistibili per questi nouveaux riches: era prestigiosa da possedere, vistosa da esibire, e quanto a potenziale di investimento, rivaleggiava con il mercato azionario.

La vita della galleria Seth Siegelaub, Contemporary Art, aperta nei locali al numero 16 della 56esima strada ovest di New York, durò soltanto dal giugno del 1964 all’aprile del 1966. Il gallerista, sentendosi limitato dalle quattro mura di un negozio, decise di promuovere il proprio gruppo di artisti da battitore libero, organizzando mostre ed eventi in collaborazione con altre gallerie e istituzioni artistiche.
Anche perché, secondo quanto scritto dal biografo di Siegelaub, Alexander Alberro,

ciò che il lavoro degli anni Sessanta dei pionieri dell’arte concettuale segnala, è il graduale smantellamento dell’idea di oggetto pittorico o scultoreo fatto per esser esposto in galleria, in favore di crescenti spazi di interazione con lo spettatore, complesse strategie di partecipazione, una consolidata consapevolezza della relazione tra l’opera e lo spazio architettonico e istituzionale che non è né il set né la cornice.
Nel momento in cui si riconoscono le limitazioni imposte dall’ambiente, il successivo passaggio sarà quello di abbandonare gallerie e musei.

Il primo artista promosso da Siegelaub era Joseph Kosuth che era conosciuto nel mondo dell’arte anche con il nome di Arthur Rose, critico d’arte che tra i primi aveva cercato di promuovere la nuova arte.
Kosuth mise subito in chiaro il fatto che occorreva sbarazzarsi dei vecchi “media tradizionali” come la pittura e la scultura. Il primo esempio della sua produzione post pittorica era costituito da un ingrandimento fotografico in bianco e nero della voce di vocabolario water.
Il lavoro fu esposto per la prima volta nel 1967 nella mostra inaugurale del Museum of Normal Art di New York.
Il significato del sostantivo era da ritenere completamente privo di significato.
Il fatto che l’opera non fosse dipinta ma il risultato di una riproduzione, secondo Alberro, si ricollegava all’eredità dei Ready Made di Marcel Duchamp. Nel 1968, in occasione della mostra collettiva della Butler’s Gallery di Los Angeles, tutte le riproduzioni di Kosuth presentavano le definizioni del termine “nothing” prese da diversi vocabolari.
Per le mostre successive l’artista acquistò spazi pubblicitari su diverse riviste dove promuoveva la propria arte, e dove contestava l’unicità e la preziosità dell’opera come fattori che ne determinavano il valore di scambio.
Sempre nello stesso periodo entrò a far parte della scuderia di Siegelaub Douglas Huebler, nato nel Michigan, ma di base a New York.

I suoi primi lavori concettuali furono una serie di normali mappe stradali di zone degli Stati Uniti su cui l’artista segnava a pennarello un tragitto da effettuare in automobile. I viaggi da intraprendere erano intesi come un movimento nello spazio e nel tempo del tutto casuali. L’artista non aveva nessuna conoscenza delle zone segnalate.
Il fruitore dell’opera che intraprendeva il viaggio aveva la più ampia libertà nella scelta del tempo da dedicare a ogni tappa. Accanto ad alcune opere l’artista precisava che non era necessario intraprendere il viaggio. Ma che se si fosse deciso di farlo, si sarebbe dovuto seguire il tragitto indicato. Ogni cosa vista durante il viaggio avrebbe formato insieme alla mappa il risultato finale del lavoro.


Nel novembre del 1968 Huebler fu il protagonista della prima mostra dove l’unico supporto materiale era il catalogo.
Le opere erano promosse soltanto sulla carta. L’artista inviava i cataloghi a collezionisti e mecenati interessati al nuovo movimento concettuale.
Tra i primi artisti della galleria, Lawrence Weiner è forse quello più celebrato dai musei. Weiner prese parte alla mostra inaugurale della galleria del 1964 esponendo dipinti della serie Propeller. Tali opere riproducevano test patterns, ossia le pagine fisse televisive astratte che comparivano alla fine delle trasmissioni.
Nel 1966 l’artista presentò le opere della serie Removal. Si trattava di dipinti dotati di un elemento scultoreo, un intaglio rettangolare nella parte inferiore della tela. I lavori di questa serie erano realizzati meccanicamente.
Ma la vera svolta nel suo lavoro fu compiuta quando l’artista decise di abbandonare la produzione di oggetti in favore della produzione di dichiarazioni. Tali statement fecero il loro esordio nel 1968 con la serie di opere ribattezzata Six Ten Penny Common Steel Nails.
Le dichiarazioni contenevano imperativi su azioni da compiere. Il supporto era costituito da carta millimetrata. Poche settimane dopo, la serie One Hole in the Ground era costituita da scritte riguardanti azioni compiute nel passato.


Le serie di opere che avrebbero poi portato l’artista al successo e al riconoscimento museale sarebbero poi state costituite da scritte realizzate meccanicamente direttamente sul muro. Se Huebler, Kosuth e Weiner presentavano una sere di lavori che avevano bisogno di tecniche di allestimento nuove, con la produzione dell’artista Robert Barry, Siegelaub dovette compiere un passo ulteriore, per una sfida ancora maggiore, entrando nel mondo di un’arte immateriale. Dopo alcune mostre costituite da tale molto grandi o molto piccole che presentavano serie di punti e quadratini vuoti, Barry fece il suo esordio nel campo dell’arte non visiva in occasione di January 5-31, 1969, mostra presentata al Windham College di Putney nel Vermont. L’artista installò in una stanza due trasmettitori muniti di batterie che producevano onde elettromagnetiche. I dispositivi erano nascosti in un armadio. Le onde elettromagnetiche, instabili per natura e non circoscrivibili, erano completamente impercettibili ai sensi. Due cartellini appesi al muro erano l’unica indicazione della presenza dell’opera. Le onde potevano essere solo captate da una normale radio a transistor. Con il successo raggiunto dai suoi artisti, Seth Siegelaub uscì presto di scena. Quando all’inizio degli anni Settanta l’arte concettuale venne riconosciuta come movimento artistico, il gallerista cessò di esserne coinvolto. Sì trasferì a Parigi e lasciò il mondo dell’arte, non prima di essere riuscito a mutarne per sempre i principi fondamentali.

…ciò che il lavoro degli anni Sessanta dei pionieri dell’arte concettuale segnala, è il graduale smantellamento dell’idea di oggetto pittorico o scultoreo fatto per esser esposto in galleria, in favore di crescenti spazi di interazione con lo spettatore, complesse strategie di partecipazione, una consolidata consapevolezza della relazione tra l’opera e lo spazio architettonico. Nel momento in cui si riconoscono le limitazioni imposte dall’ambiente, il successivo passaggio sarà quello di abbandonare gallerie e musei.

Alexander Alberro
biografo di Seth Siegelaub

Seth Siegelaub
(1941, Bronx, New York)


Critico d’arte, curatore, autore americano nato a New York. Attualmente risiede ad Amsterdam. Conosciuto per l’attività di promozione dell’arte concettuale tra gli anni ‘60 e ‘70. Ma è anche un attivista politico, profondo conoscitore della storia tessile e collezionista. Durante le esposizioni incoraggiava i visitatori ad oziare su divani per apprezzare lo spettacolo dato dall’ambiente nel suo insieme e non solo dalla singola opera d’arte. Seth Siegelaub è il primo organizzatore di esposizioni di arte concettuale: ha organizzato esposizioni di gruppo che non esistevano al di fuori dei suoi cataloghi. Mercante d’arte indipendente ed attivo: ha organizzando ventuno esposizioni di arte, ha scritto libri, pubblicato cataloghi negli Stati Uniti, in Canada ed in Europa.

 

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