Pensavo di non dovermi più stupire dopo aver contemplato i testi allucinogeni di Franco Battiato della serie: «…Nelle mie orbite si scontrano tribù di sub-urbani, di aminoacidi. Latenti shock addizionali, sveglia, sveglia kundalini…». Epperò, sempre per citare Battiato, è proprio vero che siamo circondati da «neo-primitivi rozzi cibernetici, signori degli anelli, orgoglio dei manicomi».

Così, trovandomi a bazzicare per caso in quel di Alcamo, nella sperdute lande artistiche della Sicilia, uno dei miei fragili occhi cheratoconici ha messo a fuoco un manifesto che annunciava la mostra «Art on loan» che ha inaugurato, nei ritrovati spazi del Collegio dei Gesuiti, il nuovo Museo di Arte Contemporanea.

Pur contrariato dalla lettura dell’ennesimo conato di inglesismi, ero lì per entrare, ma la palpebra dell’altro occhio è collassata, di colpo, quando ho letto che «Art On Loan consente di leggere gli ultrasuoni di un dialogo…». Punto.

Non avendo portato dietro il mio apparecchio Amplifon, e non potendo udire gli ultrasuoni, ho mollato. E, in evidente ambasce, ho riparato verso una vicina pasticceria richiamato da invitanti «Virgini» alla ricotta. La sola ragione artistico-pasticcera per recarsi ad Alcamo.

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