Se proprio non resistete all’idea di sapere cosa sia «un percorso creativo cross disciplinare che avvicina la ceramica alla fotografia», non potete perdervi, il 21 maggio, alle 18,30, alle Officine Saffi di Milano (in via Saffi 7) l’appuntamento con Letizia Silvia Celeste Calcagno che inaugura la mostra dal titolo «INTERNO 8 La Fleur Coupée».

L’artista pare che sia solita misurarsi «con una pluralità di linguaggi ricondotti a unità secondo un processo di addizione costante». E’ preferibile, quindi, che il visitatore porti con se una calcolatrice. E proceda – altro suggerimento – per sottrazione.

Suggerisco la mostra, in particolar modo, a chi vive in un condominio, non foss’altro che la Calcagno «con un semplice cambio di indirizzo innesca, in Interno 8, una riflessione sul concetto stesso di casa»

 

Per chi volesse invece ricollegarsi al tema dell’Expo, ricordo che fino al 14 giugno a Merano, negli spazi espositivi della Cassa di Risparmio è in corso la mostra «Ricette d’artista – Tra arte e cucina», titolo-monito per tutti quegli artisti che, non avendo fortuna con i pennelli, decidessero di darsi ai fornelli.

Piccola precauzione tecnica per la postura del visitatore: è una mostra da vedere in posizione supina, anche perché «presenta una serie di posizioni che approcciano da vari punti di vista gli oggetti».
L’ufficio stampa, tra l’altro, annota come «…lo spettro di esplorazione tematica è variegato, abbraccia aspetti esistenziali e sensoriali caratteristici del mondo cucina». Insomma, potrete ammirare una scodella e meditare sulla triste sorte di una patata al forno.
Credo, comunque, che sia la mostra del secolo. Non capita tutti i giorni di vedere a Merano l’artista Stefan (fate adesso un lungo respiro) Tschurtschenthaler, autore di «un progetto appositamente pensato per la mostra: nell’arco di diverse stagioni si è recato nel giardino dell’erborista meranese Priska Weger e ha lì fotografato alcune erbe selvatiche».

Tramortito dalla lettura di questi «allucinati» comunicati stampa, mi sono detto: basta con le mostre, ci vuole un po’ di musica.

E così ho preso tra le mani l’ultimo numero di «Rolling Stone» con la copertina dedicata a Kurt Cobain. Nel suo editoriale il direttore Massimo Coppola scrive che «il nuovo disco dei Blur ci butta piedi, mani e connessioni cerebrali nella nuova micro svolta nel gioco retromaniaco della pop culture ’90 are black…».
Leggo e rileggo. E penso di preferire Stefan (fate un secondo, lungo respiro) Tschurtschenthaler ai «retromaniaci» della lingua italiana.
Cerco allora sollievo in Gian Luigi Beccaria e nel suo «L’italiano in 100 parole». La mia «resistenza» contro questi «itagliani» che avanzano.

Nino Ippolito
ninoippolito@gmail.com
@stampasgarbi

About The Author