Debbo riconoscere che nel pirotecnico frasario delle supercazzole artistico-curatoriali è una bella sfida quella tra curatori (ogni volta che leggo questo vocabolo penso ai sanatori, ai lebbrosari…) e giornalisti-critici d’arte (che, va da sé, aspirano a diventare curatori).

Scopro così che ci sono opere d’arte che vanno viste solo dopo aver preso le necessarie misure di sicurezza. Secondo Helga Marsala della rivista online Artribune, l’artista Andreco, «sfruttando la terza dimensione» (manca la quarta, quella temporale: significa che l’atto è irripetibile. Che sollievo!), fa cose che voi umani lettori non potete nemmeno immaginare, addirittura «precipitando lo spettatore nel perimetro plastico di una geometria percorribile, organica, utopica». Insomma, se andate a vedere l’installazione di Andreco nelle Serre dei Giardini Margherita, a Bologna, portatevi un casco, una cassetta del pronto soccorso e un sacchetto del tipo che danno sugli aerei per i conati di vomito.

Se volete annusare un po’ di merda (no, non sto scherzando) l’artista che fa per voi è Peter De Cupere. Lo scorso 25 luglio a Palermo (la città, si sa, ha una lunga tradizione stercaiola…) il «sozzo» creativo belga ha coinvolto i malcapitati visitatori in «una passeggiata olfattiva in 10 tappe, dal titolo Scent City Walk».
«Sfruttando la potenza associativa degli odori – si legge sul sito che illustra il progetto – spesso in combinazione con immagini visive, Peter De Cupere genera un tipo di esperienza meta-sensoriale che va oltre il puro vedere o odorare: una passeggiata profumata nella città di Palermo attraverso un itinerario prestabilito dall’artista. I visitatori possono camminare da una piazza all’altra e individuare i profumi sui muri, per terra, sulle panchine, sui bidoni della spazzatura, sui monumenti…».

Per capire di cosa si tratta, ci corre in soccorso sempre Helga Marsala, la quale garantisce che bastava «avvicinarsi, sfregare, annusare» per farsi inebriare da «profumi sintetici ispirati al quotidiano: dall’odore di morte a quello di bruciato, dallo sperma al talco». Secondo la Marsala sono: «Fragranze di vita vissuta». Osservo però, sommessamente, che nel campionario delle «fragranze» nauseabonde e degli olezzi da biancheria intima, mancano all’appello le scoregge. Forse per le oggettive difficoltà tecniche di «sfregamento» dei culi, no?

Questo Peter De Cupere pare sia lo stesso che nel 2014 ha presentato ad Anversa «una statua della Madonna al profumo di passione». Chissà che profumo abbia la passione. Ci fidiamo però di Artribune e del piglio da rigorosa gourmet che ostenta Helga Marsala che sull’argomento scrive: «Facile immaginare lo shock negli occhi di chi riconosceva un agre odor di vagina».

Siccome non mi fido, mi propongo sin da adesso da cavia.

Un comunicato stampa agostano, infine, m’informa che «design, eleganza e funzionalità sono i concetti fondamentali su cui si basa lo sviluppo della collezione Armani/Dada, nata dalla partnership tra il Gruppo Armani e il Gruppo Molteni».
Con sollievo leggo che «la collaborazione tra i due Gruppi si propone di portare nel mondo la semplicità e l’eleganza dello stile italiano». Ecco, semplicità, quella che cerco ma non trovo.

E infatti il sollievo dura pochi secondi. Subito dopo nello steso comunicato si annuncia il progetto «Chechers….che affronta il tema della “cucina a vista”, concepita per ambienti importanti con cucina a scala maggiorata per tipologie di sviluppo a linea, ad angolo e a parete..Incorniciato dal telaio strutturale, il volume arretrato dei pensili acquista una dimensione architettonica ed essenziale. I pensili, chiusi da ante scorrevoli complanari, racchiudono ripiani attrezzati e elementi tecnici».

Troppo complicato per me che cerco solo solidi ripiani su cui sistemare taglieri di lardi e culatelli. Meno male che c’è l’Ikea.

Nino Ippolito

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