Richard Tuschman è il fotografo che ripercorrendo le scene di Edward Hopper ci riconferma la straordinaria influenza che il pittore statunitense ha esercitato e continua ad esercitare nel campo delle arti.

Avevamo già parlato in un precedente articolo di quanto Edward Hopper avesse influenzato il cinema con le sue inquadrature intime e voyeuristiche.
Anche il fotografo newyorkese Richard Tuschman, celebre per le sue poetiche composizioni fotografiche dove il confine tra la pittura, la grafica e la fotografia è quasi invisibile, si è lasciato trasportare dall’immaginario hopperiano realizzando la serie Hopper Meditations.

Richard Tuschman ha così mantenuto intatte le inquadrature e i temi cari a Hopper, rivisitando però l’uso del colore secondo la sua particolare tecnica “pittorica” in post produzione, portando il fuoco dell’obbiettivo sulle figure in primo piano e su dettagli lontani, ammorbidendone altri in una luce soffusa, tra panneggi ottocenteschi e ombre patinate da film noir.

Il risultato, bellissimo, è questo:

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Sandro Serradifalco
Editore, critico e saggista
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Muove i primi passi nel mondo dell'arte nella doppia veste di pittore e gallerista: l’esperienza vissuta all’interno dei meccanismi di entrambe le barricate gli permette di occuparsi con rara sensibilità dell’immagine degli artisti, attraverso la creazione di eventi di importante caratura nazionale ed estera.