E’ stato un maggio sulle montagne russe, almeno per le notizie che riguardano il destino della nostra storia.

Grandi emozioni e capovolgimenti di scena non sono mancati, e per fortuna qualche finale è ancora tutto da scrivere, sempre che arrivi un salvatore a regalarci il lieto fine. Tra le notizie sensazionali di monumenti scoperti e di altri restaurati da generosi mecenati, passano in sordina gli aggiornamenti di situazioni già arenate da decenni e per la quali latita ancora la volontà di una risoluzione intelligente e definitiva.

E’ una bella notizia quella che riguarda il prossimo restauro del Ponte dell’Accademia a Venezia, grazie alla generosa donazione di un milione e 700mila euro al Comune da parte del Gruppo Luxottica. Mentre qualcuno si chiede se la pur ingente cifra basterà a restaurare tutto il ponte in legno, il patron di Diesel, Renzo Rosso, ha dato ufficialmente l’avvio al completo restauro del Ponte di Rialto, investendo ben cinque milioni di euro.

“Non m’importa dell’immagine. Un’imprenditore di successo ha il dovere di fare qualcosa di utile per il suo territorio” – dice Rosso, ma è facile quando territorio e imprenditore sono del Nord. Scendendo più a sud la situazione si fa complicata e contraddittoria.

Già a metà strada.

Non abbiamo fatto in tempo a complimentarci con la Soprintendenza di Roma per lo straordinario ritrovamento del secondo Arco di Tito al Circo Massimo, che è già arrivata l’ora di ricoprirlo con la stessa terra che l’aveva nascosto negli ultimi secoli. Siccome il Comune e il Mibact non hanno da parte i fondi necessari per procedere all’anastilosi dell’Arco, è meglio re-interrare il tutto prima di fare danni.

Sarebbe il caso di lamentarsi, come al solito.

Ma ricordiamoci che dove non arriva lo Stato con i suoi bilanci mal distribuiti possono arrivare i privati, grazie all’art bonus a favore dei mecenati che vogliano sostituirsi allo Stato nella conservazione del nostro patrimonio. Finora gli stilisti si sono rivelati i più generosi, e restando a Roma, con venticinque milioni di euro stanziati dal gruppo Tod’s di Della Valle, il Colosseo continua ad essere oggetto di necessari restauri. Proprio venerdì scorso – questa volta grazie alla donazione della Providence Pictures di Rhode Island – dopo lunghi e accurati studi, è stato ricostruito e montato uno dei sessanta montacarichi utilizzati per sollevare le belve dai sotterranei all’arena, con gli stessi materiali e meccanismi di quasi duemila anni fa.

C’è da sperare quindi che esista in Italia – ma non stiamo a guardare il capello, ci andrebbe bene anche un alieno – un imprenditore con un portafoglio grande almeno quanto l’ambizione di legare il suo nome a quello di un Arco di Trionfo.

Certo, le detrazioni fiscali al 65% sono la conseguenza diretta della maggior magnanimità dei grandi colossi aziendali nostrani e lo dobbiamo al ministro Dario Franceschini, nonostante le sue “ovvie” mancanze nella gestione di un patrimonio sterminato – in ogni senso – come il nostro. Perché anche Franceschini sembra funzionare a corrente alternata: dal momento che il bilancio del Mibact è sempre uno solo e risicato, non si riesce a comprendere la fantomatica proposta del ministro per la costituzione di una Biblioteca Nazionale dell’Inedito, dove e con che soldi possa essere mai collocata – pare infatti che ogni italiano, di questi tempi, abbia più manoscritti suoi nascosti nel cassetto che libri d’altri in salotto – mentre l’Archivio Centrale dello Stato, dove davvero è custodita la nostra storia, è in cerca di una casa stabile con requisiti termoigrometrici tali da non mandare al macero fragili e preziosi documenti, il tutto mentre langue con 650mila euro l’anno che nemmeno bastano per svolgere il lavoro ordinario.

Nel frattempo, procediamo un po’ più a sud, dove alcune notizie sono tristemente stazionarie, come le condizioni di un imminente defunto. Alla Reggia di Caserta, dove ancora un manager non c’è – se ne riparlerà dopo Ferragosto – si continua a scambiare i giardini per una discarica a cielo aperto e si gioca a pallone, mentre si cercano disperatamente volontari generici, per tenerla aperta. Nella Valle dei Templi, rimpalli di responsabilità tra pubblici uffici e privati han costretto all’ultimatum la Procura, perché si sgomberi dalle costruzioni abusive il parco archeologico patrimonio mondiale dell’umanità. In Puglia, la grotta Paglicci, esempio archeologico del Paleolitico tra i più importanti in Italia, nonostante due finanziamenti per un totale di un milione e 500mila euro, è sospesa nelle lungaggini di un esproprio che da cinquant’anni non permette interventi di manutenzione e protezione, salvo il telone che al suo ingresso ricopre il deposito esterno.

Dall’analisi di queste notizie si evince che forse il problema principale non sia propriamente la costante mancanza di denaro. A fregarci è la costante mancanza di volontà nella risoluzione di problemi divenuti cronici, proprio perché bisognosi di attenzione, ragionamento e azione per venirne a capo, tutte capacità basilari che ci aspettavamo possedesse la squadra di un governo autoproclamatosi “del fare”.

La mentalità lassista da apparato statale è l’ingranaggio rotto, laddove la volontà di risolvere il problema è il valore aggiunto. Ma questo è un requisito basilare che un lavoratore del settore privato conosce ed applica per il bene suo e dell’azienda. Invece, come per magia, quando qualcosa appartiene a tutti di diritto, la percezione del suo valore inspiegabilmente scende, sia il bene pubblico un importante monumento o un marciapiede. Il monumento si copre di smog, il marciapiede di mozziconi di sigaretta, e la bugia che il politico e il fumatore maleducato si raccontano per scaricar coscienza è la stessa: “qualcuno ci penserà”. Così, che quel qualcuno sia lo spazzino, il mecenate, la fatina dei denti o Victor l’Eliminatore, è assai più semplice credere che un’entità armata di buona volontà e ramazza passi a pulire al posto loro, piuttosto che ammettere di essere degli utili idioti.

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Sandro Serradifalco
Editore, critico e saggista
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Muove i primi passi nel mondo dell'arte nella doppia veste di pittore e gallerista: l’esperienza vissuta all’interno dei meccanismi di entrambe le barricate gli permette di occuparsi con rara sensibilità dell’immagine degli artisti, attraverso la creazione di eventi di importante caratura nazionale ed estera.