di Anna Carusi

Presentato da Chicharro agli amici Antonio Ballero e Francesco Ciusa, si fermò a lavorare in loro compagnia a Mamoiada e a Dorgali per trasferirsi poi definitivamente ad Atzara. Atelier ideale per i giovani pittori fu la chiesetta sconsacrata di San Giorgio che permetteva quadri di grandi dimensioni come Il ritorno dalla festa di San Mauro di Chicharro, e la maestosa Festa della Confraternita di Atzara di Ortiz Echagüe. Quest’ultima fu esposta a Roma nel 1909, per essere in seguito trasferita in Spagna al Museo San Telmo di San Sebastian.

Al Museo è rimasta la copia fotografica dell’opera, che accoglie oggi all’entrata i visitatori. Il quadro ritraeva la gente del luogo nel tradizionale costume, un’opera che assicurò all’artista fama, successo e premi internazionali. Di uguale interesse è un altro bel dipinto di Ortiz. Eppure la pittura di Joaquin Sorolla era già arrivata in Italia in via indiretta attraverso l’opera di alcuni suoi giovani allievi che dipinsero in Sardegna all’inizio del secolo scorso: Eduardo Chicharro Agüera e Antonio Ortiz Echagüe, ai quali si aggiunse l’argentino Bernaldo Cesàreo de Quiros.

Le notizie su questi giovani pittori spagnoli e sulla loro rilevante influenza sulla pittura sarda le abbiamo da Antonio Corriga, un importante pittore recentemente scomparso, nativo di Atzara e residente ad Oristano, che, nel 2000, ha realizzato il suo sogno di creare ad Atzara il Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea, intitolato proprio ad Antonio Ortiz Echagüe. Atzara è un luogo situato al centro della Sardegna nella Barbagia Mandrolisai, dove Ortiz Echagüe soggiornò e lavorò dal 1908 al 1909 grazie a una borsa di studio concessagli dall’Accademia di Belle Arti di Spagna in San Pietro in Montorio a Roma.

Secondo Corriga, Atzara attrasse i giovanissimi artisti spagnoli per una serie di circostanze tra cui le celebrazioni giubilari dell’Anno Santo, dove rimasero colpiti dai costumi sardi. Antonio Ortiz Echagüe (1883-1942) è certamente la figura più significativa tra i giovani pittori spagnoli di Atzara, e infatti il Museo porta il suo nome. Presentato da Chicharro agli amici Antonio Ballero e Francesco Ciusa, si fermò a lavorare in loro compagnia a Mamoiada e a Dorgali per trasferirsi poi definitivamente ad Atzara. Atelier ideale per i giovani pittori fu la chiesetta sconsacrata di San Giorgio che permetteva quadri di grandi dimensioni come Il ritorno dalla festa di San Mauro di Chicharro, e la maestosa Festa della Confraternita di Atzara di Ortiz Echagüe. Quest’ultima fu esposta a Roma nel 1909, per essere in seguito trasferita in Spagna al Museo San Telmo di San Sebastian.

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Al Museo è rimasta la copia fotografica dell’opera, che accoglie oggi all’entrata i visitatori. Il quadro ritraeva la gente del luogo nel tradizionale costume, un’opera che assicurò all’artista fama, successo e premi internazionali. Di uguale interesse è un altro bel dipinto di Ortiz Echagüe, Mujeres de Mamoiada, acquistato di recente dal Museo stesso. Completa la serie il ritratto di Antonio Ballero, a opera di Bernaldo de Quiros Questi giovani pittori spagnoli allievi di Sorolla, immortalarono nelle loro tele di grandi dimensioni gli abitanti del luogo, i loro costumi, le loro feste tradizionali, con una pittura impostata al realismo e al costumbrismo.

Dove la figura umana è protagonista. Al loro arrivo l’arte sarda pativa una totale emarginazione rispetto ai fermenti creativi e innovatori presenti nell’Italia continentale, e soprattutto in Francia e in Germania con il movimento impressionista. Secondo Corriga, la nuova pittura introdotta dai giovani artisti spagnoli finì col condizionare a lungo e in profondità l’elaborazione di un linguaggio autoctono, le scelte stilistiche, il timbro pittorico e le stesse tematiche legate a quel filone del “costumbrismo” iberico, di cui esponente illustre era Joaquin Sorolla.

Atzara diventerà così il punto di partenza di un nuovo genere pittorico sull’esempio dei costumbristi spagnoli e un crocevia obbligato per i più importanti artisti sardi, come lo stesso scultore Francesco Ciusa, di cui si fa menzione in qualche lettera di Ortiz, e i pittori Giuseppe Biasi, Filippo Figari, Mario Delitala, Carmelo Floris e Stanis Dessy, che vi soggiorneranno per periodi più o meno lunghi. Filippo Figari confessava apertamente la suggestione e la grande influenza esercitata dai giovani pittori spagnoli sugli artisti sardi di quel momento. Analoga dichiarazione fu fatta da Stanis Dessy: «Ma soprattutto influirono su me e su tanta pittura sarda che è venuta dopo gli “spagnoli di Atzara”.

Di costoro e della loro opera si parlava come qualcosa che tutti avremmo dovuto conoscere. Il Pranzo a Mamoiada di Ortiz era considerato il nonno se non il padre di tutta la pittura sarda che si è sviluppata in quegli anni ruggenti del nostro folklore». (A. Corriga, I Pittori Spagnoli, in L’Unione Sarda, 14 ago 1995). Va osservato a tal proposito che sarebbe fuorviante leggere l’arte di questi pittori in chiave solo folkloristica, quanto piuttosto come espressione profonda della loro anima sarda nella sua dimensione più vera.

Un’arte che pur rimanendo inequivocabilmente sarda diventa in taluni epica e lirica. Nel 1935 Figari creò l’Istituto d’Arte per la Sardegna a Sassari e nel 1936 conobbe il pittore tedesco Richard Scheürlen che dipingeva a Positano. Rimase colpito dalla freschezza e dalla luce della sua pittura en plein-air e lo convinse a visitare Atzara. Scheürlen, grande viaggiatore, rimase incantato dalla luce di Atzara che, a suo modo di vedere, non aveva uguali nemmeno con la luce dell’isola di Ceylon o di Israele. Si trasferì ad Atzara e vi lavorò per una quindicina d’anni, continuando in tal modo quel filone iniziato dagli artisti spagnoli negli anni precedenti.

Secondo Corriga Richard Scheürlen è stato il pittore che maggiormente ha carpito il fascino intimo di Atzara, entrando nel profondo della sua anima e cogliendone l’essenza reale, come si può vedere dalle belle opere conservate nel Museo. Un Museo, quello di Atzara, che, sotto la direzione artistica di Corriga e l’appassionato contributo della curatrice Cinzia Littera, ha svolto e svolge un’importante funzione di conoscenza della cultura artistica sarda e di promozione dell’arte contemporanea. Nel Museo infatti, sono conservate nei piani superiori le opere del suo fondatore, Antonio Corriga, e di molti altri importanti artisti sardi contemporanei. Nel 1995 un importante riconoscimento del ruolo avuto dai pittori spagnoli Eduardo Chicharro Agüera e Antonio Ortiz Echagüe nella storia dell’arte sarda di quegli anni, è stata la mostra tenutasi alla Galleria Comunale di Cagliari intitolata Costumbres (12 luglio – 6 agosto), dove sono state presentate nove tele di grandi dimensioni provenienti dal Museo San Telmo di San Sebastian.

Alla mostra è seguita una pubblicazione. (Maria Luisa Frongia, Due pittori spagnoli in Sardegna, Ilisso,1995). In Barbagia la Stazione dell’arte di Maria Lai ad Ulassai, il Museo Nivola ad Orani e infine il Museo Ortiz Echagüe di Atzara sono piccoli musei del territorio che tracciano un percorso d’arte che vale la pena percorrere per ammirare opere di artisti famosi non solo a livello sardo ma anche a livello internazionale. Costantino Nivola era amico di Le Corbusier e lavorò negli USA a partire dagli anni Trenta del Novecento, e l’arte di Maria Lai è stata molto apprezzata a livello internazionale a partire dagli anni Novanta. Meno conosciuta invece, è la cosiddetta Scuola di Atzara nel Mandrolisai, che ha invece esercitato, come è stato illustrato in questo articolo, un’importante funzione di ponte tra l’arte europea e l’arte sarda all’inizio del secolo scorso.

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