Da Palermo ai department store dello shopping internazionale più esclusivo, le ceramiche di Nino Parrucca tagliano il traguardo dei cinquant’anni di vita, confermando il fatto che una tradizione mai abbandonata, unita a uno spirito imprenditoriale globale, continuano ad essere il miglior biglietto da visita del nostro patrimonio nazionale.

 

Nino Parrucca è l’esempio di come un artigiano della tradizione classica italiana possa essere al contempo un artista e anche un imprenditore globale, alternandosi tra il mestiere di bottega e il lavoro di ricerca di nuovi mercati esteri. Sapendo quanto sia facile per l’artigiano e per l’artista perdersi dentro il processo di creazione, e quanto gli sia invece difficile quando si tratta di vestire i panni del venditore di se stesso, Nino Parrucca è riuscito in una vera impresa, sdoppiandosi i compiti tra creatività e business, mantenendo due distinti ruoli all’interno della sua azienda.

Sono queste le formule del successo internazionale del maestro ceramista palermitano che è riuscito, nei cinquant’anni di attività, di cui ricorre l’anniversario quest’anno, a mantenere la sua manifattura interamente in Italia e a trasmettere il valore dell’alto artigianato Made in Sicily sia nelle case italiane che nei punti chiave dello shopping d’elite di tutto il mondo.

Sono oggetti quotidiani, le sue ceramiche: piatti, vasi, ma anche piastrelle decorative che diventano opere d’arte murale. E sono manufatti, quindi lontani dai processi industriali, e lontani anche dal design dall’impronta fredda e seriale che nulla ha da spartire con l’unicità e la creatività dell’artigianato italiano, che è invece il segno di distinzione di Nino Parrucca.

Nella fine manifattura delle sue ceramiche, il mito e la cultura dell’isola sono celebrati attraverso la rappresentazione di un immaginario simbolico e collettivo, universalmente riconducibile alla terra di Sicilia.

Queste ceramiche sono infatti il biglietto da visita di un patrimonio nazionale che resta impresso nella memoria di chiunque abbia visitato l’isola o anche di chi la conosca solo per la sua storia, cultura, paesaggio e tradizione culinaria, consacrate a leggenda da cinema e letteratura.

Il repertorio di Nino Parrucca evoca così la bellezza mediterranea, esprimendola attraverso l’uso di una tavolozza armoniosa di colori felici, per descrivere i frutti rigogliosi della sua terra, come i limoni, le arance e i fichi d’india, sempre accompagnati dall’azzurro del mare e del cielo di Sicilia.

Tra i suoi soggetti ricorrenti figurano anche la Triscele del mito cretese – e soggetto della bandiera di Sicilia – pesciolini buffi che sembrano usciti dal film d’animazione Alla ricerca di Nemo e i carretti tipici siciliani, dai quali parte tutta la storia di Nino Parrucca.

Infatti i suoi genitori erano famosi produttori di carretti, ed è nella bottega di famiglia che Nino muove i primi passi nel mondo dell’artigianato. Così, nel 1965, da buon figlio d’arte, prosegue per la sua strada fondando la ditta Ceramiche Nino Parrucca, il cui nome, dipinto a mano su ogni singolo pezzo, è la garanzia dell’unicità dei manufatti creati nel suo laboratorio di Via San Lorenzo a Palermo.

Anche se, a dire il vero, la firma non sarebbe nemmeno necessaria. Bastano la tavolozza e i soggetti tipici a rendere immediatamente riconoscibile la paternità delle ceramiche Parrucca.

E’ chiaro quindi che il grande successo internazionale delle ceramiche Nino Parrucca sia dovuto all’ammirazione e al rispetto che all’estero continuano a portare per una manualità antica, tramandata con arte di padre in figlio, insieme alla costanza di un repertorio di soggetti che sono solo i nostri, senza mai cedere alla tentazione di essere alla moda, magari strizzando l’occhio a modelli di facile appiglio che hanno però saturato sia l’arte che il settore dell’arredamento, come le icone pop che hanno azzerato la personalità di milioni di case in tutto il mondo.

Sue sono le migliaia di piastrelle a soggetto marino che decorano le facciate di un intero palazzo a Boston, e sue sono anche le 4.800 ceramiche parte integrante dei complementi d’arredo del Yokohama Royal Park Hotel di Tokyo. E non dobbiamo stupirci di trovare i suoi pezzi in vendita nei magazzini Harrods di Londra e del Canada, nei centri commerciali David Jones in Australia, nei centri Pier One e Italian Pottery negli Stati Uniti, nella catena tedesca Karstadt, o nel monumento allo shopping giapponese, il Takashimaya di Tokio, a far compagnia ad altre bandiere del lusso e della qualità italiana come Peck, Armani e Gucci, fino alle basi europee della U.S. Navy Exchange di cui Nino Parrucca è fornitore ufficiale.

Filantropo, impegnato tutt’ora nel recupero dei minori disagiati e già consigliere nazionale per il Ministero dell’Industria, sono molti i traguardi che Parrucca può ben dire di aver raggiunto in cinquant’anni di carriera. Ma non si tratta “solo” della soddisfazione di aver creato milioni di pezzi con cui per esempio sono imbandite le tavole di case e ristoranti in tutto il mondo: nelle Sale Vaticane è conservata la sua Croce di Sant’Andrea, realizzata su commissione per Papa Giovanni Paolo II nel 1998.

L’anno seguente, il suo piatto “Vivere insieme” ha partecipato al concorso indetto a Washington per il simbolo rappresentativo del nuovo millennio, giungendo finalista, tra trentamila partecipanti, nelle mani del presidente Bill Clinton.

Sebbene questi traguardi, sorpassati, oltre che raggiunti, siano indiscutibilmente merito della tenace capacità imprenditoriale tenuta negli anni da Nino Parrucca – senza la quale, la seppur riconosciuta alta qualità artistica delle sue ceramiche non avrebbe trovato la stessa diffusione globale – testimoniano ancora una volta l’importanza del nostro artigianato, ma soprattutto quella che dovrebbe avere, al di là delle iniziative private dei singoli imprenditori, anche agli occhi delle nostre istituzioni, per non rischiare di ridurre a ruolo marginale ciò che, oggi a maggior ragione, è di diritto parte fondante del nostro patrimonio nazionale.

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Sandro Serradifalco
Editore, critico e saggista
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Muove i primi passi nel mondo dell'arte nella doppia veste di pittore e gallerista: l’esperienza vissuta all’interno dei meccanismi di entrambe le barricate gli permette di occuparsi con rara sensibilità dell’immagine degli artisti, attraverso la creazione di eventi di importante caratura nazionale ed estera.