I colori saturi sono l’unica cosa che ha in comune con lui, ma non paragonatela a LaChapelle. Difatti Nadia Lee Cohen con il fotografo di moda non ha niente altro da spartire, per sua fortuna.

 

Nel mondo psichedelico fotografato da Nadia Lee Cohen, tra colori caramella, styling e set cinematografici naturalmente anni ’60 e ’70, protagonista assoluta è la donna in ogni sua forma, da quella della pin-up alla curvy (quella vera, non le taglie 42 spacciate per tali). Sono tutte donne in attesa di qualcosa, ma non in posa. Aspettano qualcuno che non è ancora arrivato, in strada davanti a casa, ma abbigliate come se stessero in un boudoir.

E spesso sono al telefono, ancora in attesa di risposte o della chiamata, che forse non giungerà, di un uomo inaffidabile. Se gli sguardi e le posture, più che le pose, mettono una certa ansia soprattutto al pubblico femminile – che per quegli stati d’animo c’è passato più di una volta – i colori, che sembrano pescati da un sacchetto di caramelle fantastiche e gli styling perfetti attirano subito l’osservatore e cancellano l’effetto negativo. I colori, appunto, sono l’unica cosa in comune con il lavoro di LaChapelle, anche a sentire la diretta interessata, Nadia Lee Cohen, fotografa londinese giovanissima, vincitrice a 22 anni del Taylor Wessing Prize e ormai ambita artista internazionale.

Amante dei loghi e della grafica pubblicitaria, ama inserire spesso nei suoi lavori bottiglie di Coca-Cola, pacchetti di Lucky Strike o le insegne dei fast food, perché divertita dalle connotazioni negative che questi si portano dietro. Nei suoi lavori compaiono spesso tributi a registi come David Lynch, Kubrick, Hitchcock e Wes Anderson. Ma Nadia Lee Cohen non è solo una fotografa: quei set che sembrano davvero degli anni ’70 li crea lei, così come trucco e parrucco impeccabili.

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