Possiamo tradurre la definizione Wildlife Art come “arte della natura selvaggia”. Si preferisce mantenere questa denominazione nella sua versione inglese non per sfoggio di esotismo ma poiché – ad oggi – questa corrente artistica è apprezzata e si sviluppa prevalentemente nei Paesi di cultura anglosassone. Forse perché in molti di questi territori gli spazi e la varietà della fauna a disposizione rimangono ancora imparagonabili a molti altre zone terrestri, forse perché il senso di conquista che scorre ancora nelle vene delle generazioni post pionieristiche porta a una naturale attrazione verso le raffigurazioni di animali selvaggi nei loro habitat naturali.

Alcuni nomi dei fondatori di questo movimento: Kim Donaldson, Robert Bateman, Ray Harris Ching e David Shepherd. Quest’ultimo (nato in Inghilterra nel 1931) fonda nel 1984 la David Shepherd Wildlife Foundation, organizzazione a salvaguardia della difesa e conservazione di alcune specie animali minacciate, attraverso il supporto ad attività di antibracconaggio, denuncia di crimini contro la natura, creazione di riserve naturali e aree protette, consulenza e partnership con governi locali per la revisione di alcune legislazioni favorevoli alla caccia deregolamentata e sfruttamento delle risorse naturali, formazione delle nuove generazioni e attività didattiche in contesti scolastici e non, a sensibilizzazione dei temi rispetto della natura e dei suoi abitanti.

Nella stessa notte che cambiò la sua vita per sempre, in Kenia, assistendo alla morte di oltre duecento zebre a opera di alcuni bracconieri, Shepherd decise di dedicare il suo percorso artistico totalmente ai soggetti selvaggi, ritratti nei loro habitat.
Animali e natura, un legame molto stretto e vitale, inscindibile.

David Sheperd non rappresenta l’unico caso di artista impegnato anche personalmente nella salvaguardia della natura e degli animali in via d’estinzione. Uno degli scopi principali della Wildlife Art è proprio quello di riuscire nel tentativo di sensibilizzare il pubblico attraverso un coinvolgimento emotivo personale, avvicinando anche chi non possa vivere costantemente a contatto con questi scenari.
Tali intenti non sono da confondere con quelli dell’illustrazione naturalistica, più intesa come approccio scientifico in accompagnamento di pubblicazioni più o meno specialistiche, spesso effettuata en-plain-air con l’ausilio di cannocchiali o in speciali punti di osservazione – come vorrebbero le correnti più ortodosse – in matita e acquerello. In questo caso, un’attività più vicina all’anatomia animale e allo studio dei movimenti e comportamenti.

Nella wildlife art viene lasciato maggiore spazio alla libera interpretazione, anche emozionale e personale, dei soggetti ritratti. La buona notizia è che anche in Italia si è recentemente inaugurato uno spazio per dare voce alla Wildlife Art.

Si tratta del MUVI-Museo Vitaloni, nato dalla necessità dello scultore Michele Vitaloni di creare uno spazio espositivo per la sua produzione artistica e dal desiderio di condividere la propria arte con quella di altri artisti appartenenti sotto varie forme creative al mondo wildlife.
Il suo obiettivo è quello di promuovere l’eccellenza espressiva, unitamente a proposte di esperienze formative e azioni di sensibilizzazione e momenti di incontro con ospiti rilevanti dello scenario anche internazionale: scrittori, musicisti, antropologi, naturalisti, fotografi, zoologi, viaggiatori.

MUVI porta a Milano anche un salutare soffio di quel pensiero internazionale fecondo, prezioso più che mai in questo periodo di pessimismo e chiusura delle prospettive del nostro panorama italiano.

«MUVI è un gruppo di artisti, un’associazione culturale. Un luogo d’arte, specialmente dedicato a coloro che abbracciano la filosofia estetica della Wildlife Art, il legame con la natura e uno spirito libero e indipendente. L’idea è quella di dedicare una particolare attenzione alla qualità, raffinatezza anche artigianale dell’esecuzione, alla bellezza vera e propria, restituendo valore a quel tipo di arte che troppo spesso viene liquidata come semplice rappresentazione figurativa e che invece ha dietro molto studio, lavoro e introspezione personale», ci racconta Vitaloni.

Con i soci fondatori, vengono accolti e sviluppati progetti in linea con questo patto valoriale, aprendosi a tutto quanto seriamente possa stimolare un confronto. MUVI sceglie di aprire la sua prima sede sociale ed espositiva in zona Città Studi, in un’area ex-industriale, nell’edificio dello storico laboratorio artigianale “Spazio Tolomeo”, di fianco alla Facoltà di Architettura.

Michele Vitaloni può essere considerato un pioniere della Wildlife Art, sia a livello italiano che internazionale – per originalità e novità pressochè assoluta nella scelta dei soggetti e materiali di realizzazione. Nato nel 1967 a Milano, oggi vive a Barzanò tra le colline del lago di Como.

Un artista internazionale con più di cinquanta mostre in attivo, fra le quali ricordiamo quelle alla Royal Geographical Society di Londra del 2010, la 45° Biennale di Venezia del 2011 e l’ultima prestigiosa personale alla Barclays Bank di Montecarlo, alla presenza illustre del Principe Alberto II di Monaco. Diverse sono le testate giornalistiche e le trasmissioni televisive che hanno dedicato servizi sulla sua arte.
Nell’edizione del 2015, Agritravel Fiera Bergamo (evento dedicato al turismo agri e slow) ospita nella manifestazione uno stand dedicato al MUVI e ai suoi artisti, con la prospettiva di promuovere azioni didattiche e formative sui temi rispetto della natura e conoscenza del proprio territorio, in partnership con enti locali e territoriali in Lombardia e non solo. Circoli virtuosi.

A Londra da Christie’s le sue raffinate opere iperrealiste vengono battute annualmente con risultati sempre in crescita insieme a quelle dei più importanti artisti mondiali di questo genere. «Le opere di Vitaloni sono uniche nel suo genere a livello internazionale. La sua arte penso che attragga lo spettatore anche emotivamente, oltre che per le sue straordinarie doti di scultore iperrealista. I suoi animali riflettono l’uomo stesso, la parte selvatica della natura umana. Le sculture di Vitaloni sono presenti con risultati sempre in crescita alle aste di Christies a Londra.» Sono parole di Tom Rooth, direttore vendite di Christie’s (Londra).

Un’occasione per conoscere più da vicino le attività del MUVI è ormai prossima: entro fine 2015, è prevista una mostra personale di Michele Vitaloni, interamente ambientata in questo elegante spazio.

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