Appena riproposto al pubblico nella sua nuova veste, il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino si presenta, per l’avanguardia tecnologica e lo stupore di un allestimento coreografico da meraviglia, tra i più bei musei del mondo, sia per il contenitore che per i suoi contenuti. Non si poteva celebrare meglio la capitale italiana dell’auto.

Non credo ci si possa dire piemontesi e nemmeno italiani fino in fondo senza aver visitato il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino – il Mauto 2.0 – soprattutto adesso. Non solo perché rappresenta l’eccellenza della storia del design industriale italiano, ma anche perché non è più quell’austero museo che negli anni ‘80 – nei miei ricordi di bambina lì trascinata in pellegrinaggio da mio padre – esponeva in modo spartano le sue automobili, quasi come fosse una meta sacra riservata agli appassionati del settore. Quello di oggi è invece un museo vivo che piacerà a tutti i visitatori, articolato tra un passato che ci rende orgogliosi e uno sguardo al futuro che ci restituisce speranza.

Il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino è stato inaugurato il 19 marzo del 2011. Il progetto di ristrutturazione ha avuto inizio del 2004 sotto la presidenza dell’Ing. Zunino e la direzione del Cav. Gaffino Rossi, e si è conclusa dieci anni dopo, nel 2014, con i lavori di completamento, sotto la presidenza dell’Arch. Camerana e la direzione del Cav. Gaffino Rossi. Il suo aspetto contemporaneo e avveniristico è stato ideato e progettato dall’architetto Cino Zucchi e l’innovativo spazio espositivo è stato firmato dallo scenografo Francois Confino, già allestitore del Museo del Cinema. L’investimento complessivo del Museo è stato di 33 milioni di euro, di cui 22 milioni destinati alla ristrutturazione dell’edificio e 11 milioni agli allestimenti interni. Gli spazi, quasi raddoppiati nel 2011, sono passati dagli 11.000 mq della struttura originale agli oltre 19.000 mq di quella attuale, raccontando la storia dell’automobile nella sua evoluzione, congiuntamente ai cambiamenti storico-culturali della società in un percorso unico al mondo per linguaggio e patrimonio.

Nella sua nuova veste che abbiamo ammirato il 16 settembre in anteprima, sono protagoniste le nuove tecnologie digitali che permettono al visitatore di accedere al vastissimo patrimonio di informazioni di cui dispone il Museo:approfondimenti storici, immagini d’archivio, schede tecniche sulle vetture e sui carrozzieri sono consultabili via tablet e smartphone personali attraverso i QR_CODE posti sui pannelli di sezione e sulle didascalie di ogni automobile, o grazie ai totem multimediali e agli Ipad in affitto.

L’interattività è un punto di forza di questo nuovo allestimento: un vero Albero della Conoscenza, costituito da un tronco – 30 sezioni più l’Open Garage costituiscono l’itinerario di visita – articolato in rami – le storie collegate alle vetture esposte – e in foglie – approfondimenti moltiplicabili – che viene nutrito dai contributi dei visitatori. Questo sistema è stato infatti concepito per essere in progress, in grado cioè di monitorare le preferenze dei visitatori e trasformare le carenze da loro riscontrate in suggerimenti da applicare.

Ma il vero cuore pulsante del Museo Nazionale dell’Automobile è il design, il racconto della creatività all’opera, l’idea che diventa sostanza grazie al lavoro di squadra. Il design è nato nelle carrozzerie, nei centri stile delle grandi case, ma i protagonisti sono stati soprattutto i creativi:a loro è dedicato un suggestivo allestimento che rende omaggio alle matite che hanno lasciato l’impronta nel car design:una serie di monitor raccontano le storie dei più grandi carrozzieri italiani e dell’industria dell’auto, della società e del suo progresso. Ogni creativo ha infatti risposto alle esigenze e alle sollecitazioni del suo tempo realizzando vetture che ne fossero il simbolo. Dalle prime automobili al futuro, ogni epoca ha vissuto le sue trasformazioni, originando nuove linee e tendenze, che nel percorso espositivo vengono spiegate estraendo dalle immagini di alcune vetture proprio le linee guida che ne hanno originato il design, collocate vicino agli status symbol di ogni momento storico, col risultato di un fortissimo impatto visivo sul pubblico.

Il percorso si articola in 30 spazi, dalle origini al futuro:

GENESI – Dall’uomo alla macchina: la storia di un sogno

Un omaggio ai precursori che hanno cercato un modo di muoversi e trasportare cose e persone svincolato dalla forza fisica animale. Le vetture in scena sono le ricostruzioni del carro semovente immaginato da Leonardo da Vinci nel 1478 e del carro a vapore del francese Nicolas Cugnot, primo veicolo auto-mobile della storia del 1769. Una nuova pedana ospita la macchina solare, icona di un prossimo futuro pulito e per tutti.

I CAVALLI DIVENTANO FANTASMI – Il motore rimpiazza i cavalli: sta nascendo l’automobile

I primi sono solo esperimenti, come la Carrozza di Bordino, ma tutto sta per cambiare. I cavalli lasciano il posto al motore, il cocchiere diventa chauffeur ed il progresso inizia la sua corsa inarrestabile. La vettura in scena è la carrozza costruita a Torino nel 1854 da Virginio Bordino: il motore a vapore sostituisce la trazione animale in questi primi esperimenti, aprendo la strada alla nascita dell’automobile.

A TUTTA VELOCITÀ – Oltre il muro dei 100 Km/h con un motore elettrico

Una velocità straordinaria, impensabile con un cavallo o con qualunque altro mezzo di trasporto. Solo le ferrovie potevano contendere il primato. In questa sezione sono presentate le nuove forme come quella a siluro, con cui si raggiungono velocità incredibili: addirittura 105 km all’ora, come il record segnato dall’Incontentabile il 29 aprile 1899. La velocità entra a far parte della vita, muta il concetto di spazio, di tempo, di distanza, cambia i rapporti tra le persone, gli scambi, i commerci. La vettura in scena è la ricostruzione appunto della Jamais Contente, realizzata dal belga Camille Jenatzy, con motore elettrico.

IL GRANDE GARAGE DEL FUTURO – Nasce l’industria dell’automobile. Torino ne è la capitale

Un grande garage, dove le automobili prendono forma, vengono progettate e costruite. Che siano i primi tentativi, il frutto di piccoli costruttori o il debutto di future industrie, il mondo delle quattro ruote si sviluppa con entusiasmo e rapidità, attraverso forme e soluzioni ogni volta diverse.
Protagoniste di questa sezione sono numerose vetture, tra le quali: la Benz Victoria del 1893, la Peugeot Tipo 3 del 1892, prima auto acquistata in Italia; la Bernardi 3,5 CV del 1896, prima auto a tre ruote costruita in Italia; la Benz Break, quasi un taxi ante-litteram, del 1899; la Florentia del 1903, unico esemplare tuttora esistente di questa marca; l’Oldsmobile Curved Dash del 1904, primo veicolo con caratteristiche utilitarie; la Fiat 4 HP del 1899, il modello d’esordio della casa torinese; la Fiat 8 HP del 1901 che partecipò al primo Giro d’Italia; la Fiat 12/16 HP del 1902, prima Fiat ad essere esportata.

FERVORE MECCANICO DEL NOVECENTO – L’automobile: più bella della Vittoria di Samotracia

L’automobile moderna prende forma:si delineano la meccanica e le forme della carrozzeria. Ma soprattutto si elegge il progresso a nuovo idolo, la velocità a elemento di bellezza. La grande immagine colorata che fa da fondale richiama le opere del Futurismo. È uno dei rari momenti di connubio tra arte e industria. Sugli schermi corrono le immagini degli intellettuali futuristi che, all’inizio del Novecento, elessero a simbolo del loro movimento l’automobile, l’aeroplano, la motocicletta, l’ebbrezza della velocità, il gusto del rischio e dell’azzardo. Un’istallazione multimediale suggestiva restituisce la sensazione del fervore meccanico che animava quegli anni e ne approfondisce la storia:gli stessi protagonisti del Futurismo si animano e raccontano il loro punto di vista, come in una grande intervista.

FINO AL CENTRO DEL MONDO – Un’impresa senza tempo. Ed un altro ostacolo abbattuto

L’automobile diventa il mezzo con cui misurarsi con l’impossibile: nel 1907 viene lanciata l’idea di un raid che attraversi l’Asia e l’Europa, da Pechino a Parigi, in terre dove non c’erano strade né possibilità di rifornimenti. Moderna Marco Polo, si afferma su tutte l’italiana Itala, che in 60 giorni effettivi di viaggio compie l’incredibile tragitto. Per l’industria automobilistica italiana è il trionfo. Proprio l’Itala Pechino-Parigi del 1907 è la vettura protagonista della sezione.

IL LUSSO DELL’AUTO – Ritratto di un’epoca, specchio della società

L’auto diventa sinonimo di lusso e portatrice di un valore, quindi desiderabile. La sezione presenta quelli che all’epoca erano considerati dei “salotti viaggianti” usati da aristocratici e regnanti come vetrine del potere e dello sfarzo. E molto sfarzose erano anche le “vetrine” delle auto, ossia i primi Saloni Automobilistici, organizzati a Parigi, Londra, Torino, Milano e nelle più importanti città europee. In scena l’Itala del 1909 appartenuta alla Regina Margherita e da lei battezzata “Palombella”.

LA GUERRA SCOMBINA LE CARTE – Dai raffinati salotti al fango della trincea. L’automobile in uniforme

Che sia in dotazione agli ufficiali, schierata al fronte o utilizzata per trasporto truppe, anche l’automobile si arruola. E con la Prima guerra mondiale si evolve e l’alone di esclusiva mondanità l’abbandona per sempre. Ha un ruolo fondamentale durante il conflitto ed il mondo scopre quanto sia importante il suo contributo, così come quello del motore termico, che ha sempre più spazio nell’aeronautica. Nella sezione sono protagoniste 2 vetture: Renault AG- Fiacre Paris del 1910, il taxi che portò i soldati francesi al fronte sulla Marna salvando Parigi dall’invasione tedesca, e la Fiat 4 del 1911, utilizzata nella versione militare dal nostro Esercito. Una grafica a tutta parete, ed un modello di un biplano da caccia della Prima guerra mondiale si intrecciano dando vita ad un suggestivo duello aereo. Mentre un video racconta il rapporto fra le case automobilistiche e la produzione aeronautica, con una particolare attenzione a Torino, capitale dell’automobile e non solo.

I FOLLI ANNI VENTI E TRENTA – Diradate le nubi della guerra, si riaccendono i riflettori

Le corse riprendono trasformando i piloti in eroi, l’evoluzione tecnica è inarrestabile e la carrozzeria ha in serbo capolavori senza tempo. Mentre, oltre l’Atlantico, le quattro ruote sono ormai il frutto maturo di una grande industria. Sono presentate qui la Rolls Royce 40-50 Hp del 1914; l’Isotta Fraschini 8 del 1920 e 8A (un modello fu acquistato persino da Rodolfo Valentino) del 1929; la Spa 23 S del 1922; la Diatto 30 del 1928; la Citroen C3 del 1922, chiamata “citron” per il suo colore squillante.

AERODINAMICA – Il vento scolpisce le forme, plasma il metallo

L’aerodinamica migliora le prestazioni e la tenuta di strada e rivoluziona la linea, come dimostrano i tanti modellini che quasi “volano” nel cielo della città progettata dall’ingegnere aeronautico Gabriel Voisin. In scena la Lancia Aprilia del 1948, uno dei capolavori di Vincenzo Lancia. Nella sezione, una scenografia si rifà al sogno, ancora oggi attuale, di poter rendere le vetture in grado di volare e alla moderna concezione verticale della città di Le Corbusier.

TUTTO CAMBIA – L’automobile vuole diventare “per tutti”. Ma è ancora presto

La società è ancora divisa in due e le quattro ruote sono prerogativa di pochi. Con la crisi del 1929 crollano le certezze, la politica cambia rotta e l’auto per tutti diventa un imperativo. Ma la strada è ancora lunga, mentre nel cielo si intravedono oscure nubi. Qui sono presentate la Mercedes Benz 500 K del 1936, un classico dei gerarchi nazisti; la Fiat 508 “Balilla” del 1932, la Austin Seven del 1932, uno dei primi veicoli autenticamente utilitari; la Packard Super-Eight 1501 del 1937, tra le ultima vestigia di un mondo in via di scomparsa; la Citroen Traction Avant del 1934, di concezione rivoluzionaria; la Fiat 500 del 1936, la più piccola auto mai costruita in grande serie nel mondo; la Ford Jeep del 1941, il “General Purpose” nato in America per scopi militari.

LA RIVOLUZIONE ITALIANA – Rinasce l’automobile. Arte e industria si fondono

Finisce la guerra e l’eccellenza artigiana che aveva creato il mito dell’Italia su quattro ruote si confronta con una nuova dimensione industriale. La tecnica esplora nuove strade e nel design nulla sarà più come prima.
L’arte carrozziera italiana conosce uno dei suoi periodi più fertili, tanto da diventare “scuola” e dettare legge nel design automobilistico mondiale: è una vera e propria RIVOLUZIONE ITALIANA, come dimostrano le due vetture esposte: Cisitalia 202 del 1948, la “scultura semovente” del secolo, Fiat Turbina del 1954, prototipo sperimentale con propulsore a turbina e una carrozzeria figlia di un avanzatissimo studio aerodinamico.

LA RIVOLUZIONE FRANCESE – Flaminio Bertoni sfida il car design: è nata una Dea

Non assomiglia a nessuna, neanche meccanicamente. E non è stata disegnata seguendo i rigidi canoni del car design, ma scolpendone le linee nella creta. Si tratta della Citroen DS 19 (Déesse) del 1955, presentata al Salone di Parigi e da allora alla ribalta della costruzione automobilistica per le sue straordinarie caratteristiche, che la rendono diversa da tutte le altre auto in produzione e con cui sembra anticipare i tempi di almeno dieci anni. La linea, esaltata dall’allestimento con cui la vettura era stata presentata alla Triennale di Milano del 1957, così come è esposta: sospesa, senza ruote, è disegnata dall’italiano Flaminio Bertoni, fra i massimi nomi del mondo del car design. È una rivoluzione; ed un successo commerciale.

GLI ANNI DELLA RIPRESA – Gli italiani scoprono il “boom” e la fabbrica diventa industria

Per alcuni è il “miracolo economico”, con la ricostruzione dopo la guerra, l’industria in pieno sviluppo, per tutti è il “boom”. La Fiat 600 è la prima vera utilitaria italiana e permette una mobilità a strati degli italiani che finora ne erano stati esclusi: è la Ford T italiana, quarant’anni dopo. Nascono i primi “esodi d’agosto”, migrazioni di massa verso le spiagge nelle settimane del solleone. Sono anche gli anni della Giulietta Sprint, una vettura certo non di massa, simbolo della bella linea italiana. In scena la Fiat Multipla 1955 nella rivisitazione di IDEA Institute del 1995 e l’Alfa Romeo Giulietta Sprint del 1954, uno dei modelli più rappresentativi dello stile e dell’ingegneria automobilistica italiana degli anni cinquanta.

DAVIDE E GOLIA – Europa e America su quattro ruote: due mondi al confronto

DAVIDE E GOLIA rappresentano il dualismo tra lo stile europeo e quello americano, un rapporto di “odio-amore” che investe tutti i settori della vita sociale, dal cinema alla cucina, dalla letteratura alla musica e che permane ancora oggi. Se il gusto americano predilige vetture dalla linea barocca e sovraccarica, dai consumi altissimi e adatte a parcheggi sconfinati, in Europa si producono vetture studiate per costare e consumare poco, servire tanto e permettere alle popolazioni stremate da cinque anni di guerra di ricominciare a vivere. In questa sezione sono esposte la Cadillac 62 del 1947 e la Cadillac Sixty Special del 1958, uno dei modelli di punta della casa americana, la “micro vettura” BMW Isetta 300 del 1962

ARRIVA LA FELICITÀ – Con la motorizzazione di massa, l’auto entra “in famiglia”

Due vetrine, ispirate a quelle della celebre catena di Grandi Magazzini “La Rinascente”, ripropongono gli oggetti che negli anni del “boom economico” (1958-1963) diventano finalmente alla portata di molti. Arrivano i primi elettrodomestici, come le lavatrici e i frigoriferi, si diffonde la televisione, la pubblicità diventa parte integrante delle nostre giornate, spopola la Polaroid. Vanno in scena la Fiat 1900 GL del 1958, la Fiat 600 del 1955 e la Fiat 500 del 1957, le due utilitarie-simbolo della casa torinese; la Morris Mini del 1959 del geniale progettista Issigonis, la Jaguar tipo E del 1969, icona del lusso.

I GIOVANI ALLA CONQUISTA DEL MONDO – Da status symbol a bandiera: l’auto è sempre in prima fila

Gli anni della lotta studentesca, dei figli dei fiori, della 2 CV Citroen e del pulmino Volkswagen, universalmente sinonimi di avventura e anticonformismo. Sono i simboli di quell’universo giovanile che negli anni ’60 parte alla conquista di un mondo ideologicamente, socialmente e culturalmente diverso da quello degli adulti. Sono esposte la Citroen 2 CV del 1948 e il pulmino Volkswagen Transporter Bulli del 1949.

NUOVE TENDENZE IN EUROPA E NEL MONDO – Il lusso sfrenato e scintillante, poi la dura realtà

Mentre il bel mondo si gode le grandi fuoriserie, figlie di una tecnologia all’avanguardia e di uno stile senza tempo, il mondo si avvicina alla crisi petrolifera che cambia le carte in tavola e costringe ad un ripensamento dell’economia, dell’industria e della società.
Sono gli anni della Ferrari 308 GTB Carburatori del 1980 di Pininfarina, della Iso Rivolta Lele F del 1972, progettata da Bertone e della NSU R0 80, con motore Wankel a pistoni rotanti.

GOOD BYE LENIN – Da una parte all’altra del Muro. Sogni e contraddizioni

Prima della caduta del Muro di Berlino, il mondo è spaccato in due: diverse società, culture, politiche, economie. E diverse automobili: le razionali e povere utilitarie guardano affascinate le sfarzose e luccicanti fuoriserie appena oltre Check Point Charlie.
Da una parte vetturette come Trabant e Syrena, due piccole utilitarie dell’Est dal design antiquato, e dall’altra uno dei gioielli del capitalismo occidentale, una Ferrari rossa. La caduta del Muro, il 9 novembre 1989, riunifica finalmente la capitale tedesca. In scena ci sono la Ferrari 365 GT4 del 1973, la Trabant 601 del 1987, l’auto simbolo della Berlino Est e la GAZ-M20 Pobeda del 1957 una vettura prodotta in URSS dalla GAZ. Quest’ultima vettura è stata donata al Museo da Lapo Elkan e restaurata e verniciata in quest’ultima fase di completamento.

GLOBALIZZAZIONE – Il mondo è cambiato, e con esso l’automobile. Tiriamo le somme

Con gli anni ’90 il mondo conosce la rivoluzione culturale:la globalizzazione, l’abbattimento dei confini finanziari e di mercato e in cui la crisi interna di un paese può innescare ripercussioni disastrose sull’economia mondiale. Ma sono anche gli anni del “ritorno alla natura”, dell’interesse verso l’ambiente e dell’attenzione nei confronti del pianeta. La società si trova di fronte ad un bivio: da una parte un mondo scuro e grigio, fatto di petrolio, traffico, inquinamento e degrado, dall’altra un mondo chiaro e luminoso, dove l’energia proviene da fonti rinnovabili e il nostro stile di vita non è incompatibile con la tutela dell’ambiente.

DESTINO – L’inizio di una nuova epoca o la fine: le due facce del futuro

Le energie alternative, le fonti rinnovabili e la mobilità sostenibile da un lato e il declino di un mondo prosciugato delle sue risorse e soffocato dall’inquinamento.
Il forte messaggio con il quale si vuole far uscire il visitatore dal piano della storia è rafforzato dall’inserimento –in mezzo alle carcasse di vecchie auto – di un video sul tema del riciclo: saper smaltire le vetture arrivate alla fine del ciclo di vita vuol dire avere in mano una miniera di materiale riutilizzabile e salvare il pianeta. Ma non basta gestire lo smaltimento: è necessario ripensare tutto il sistema e prevedere il riciclaggio fin dal momento della progettazione.

AUTORINO – Torino capitale dell’auto: dal centro alla periferia, sempre protagonista

Con AUTORINO il percorso di visita scende al primo piano: oltre 70 le aziende automobilistiche nate nel capoluogo piemontese nel corso del ‘900, oltre 80 i carrozzieri che vi operano e, ancora oggi, sede di poli di eccellenza nel campo della progettazione e del design (ne sono un esempio il Politecnico, lo IAAD – Istituto d’Arte Applicata e Design e lo IED – Istituto Europeo di Design).

SINFONIA MECCANICA – Sotto la pelle: motore, telaio, ruote. L’evoluzione della meccanica

Un viaggio attraverso gli anni, le invenzioni, le soluzioni meccaniche. Si scoprono segreti e si ammira il cuore pulsante che spesso, nella ricerca della perfezione, è risultato affascinante come una scultura.
Come in una grande sinfonia sono raccolti i componenti nascosti dell’automobile, i motori, i telai e le ruote, che ne costituiscono l’essenza interiore, contrapposta alla carrozzeria, il suo abito esteriore. I radiatori, soprattutto, sono il componente che per un’epoca ha rappresentato il “volto” dell’automobile e che successivamente, con la sua forma, guiderà il design del frontale.

METAMORFOSI – Produzione: dalla prima catena di montaggio al robot

La produzione industriale in serie, sperimentata per la prima volta in America nelle officine Ford per la costruzione della T (15 milioni di auto in 19 anni), è il “motore” del Novecento, è il processo che permette la fabbricazione e diffusione di milioni di oggetti uguali in tutto il mondo, a prezzi sempre più accessibili. Il visitatore può in questo spazio approfondire la storia e l’evoluzione della metodologia di produzione: sedendosi su un vagoncino della giostra può effettuare un giro fra immagini, suoni, oggetti e video che illustrano la catena di montaggio nelle diverse epoche e il sempre minore utilizzo del lavoro manuale che viene sostituito dai robot.

PUBBLICITA’ – Comunicare l’auto: una colorata ed affascinante storia dentro la storia

La pubblicità è anima del commercio e l’automobile un grande prodotto dell’industria. Ma è anche specchio di un’epoca, dei suoi gusti e dei suoi linguaggi. Vista oggi, slegata dal suo scopo, è anche un’affascinante forma d’arte. Nella sezione, i marchingegni allineati lungo le pareti rimandano alla comunicazione pubblicitaria al centro di tutte le attività economiche e l’automobile non sfugge a questa legge, anzi: fin dall’inizio l’auto ha avuto bisogno della pubblicità come ogni altro oggetto industriale complesso.

FOLLIA – Passione, ossessione, dipendenza; oltre il limite del reale

Se la vocazione della pubblicità è di suscitare il desiderio, talvolta esso sconfina in vera e propria passione. O in passione delirante, che viene riflessa in un mondo tutto votato alle quattro ruote, senza tempo, confini né regole. La razionalità non esiste in queste sale, solo il sogno. L’amore esagerato, grottesco e caricaturale per l’automobile è al centro della sezione come ogni passione, anche quella per l’auto può trasformarsi in ossessione, dove non c’è più spazio per null’altro, nella testa di chi abita questa “casa” come nell’arredamento che lo circonda.

GIUNGLA – Pericoli, leggi, conseguenze: l’altra faccia della passione

In scena la Lancia Delta Integrale del 1986 e la Fiat 500 Sporting Kit del 1995, colpevoli di aver usato la strada come una pista. Alcuni filmati, inseriti con la collaborazione dell’ACI, spiegano i comportamenti corretti e i rischi che si corrono in caso di negligenza. Così come un simulatore di guida per gli over 18 patentati, concesso in comodato dall’ACI di Roma, permette di mettere alla prova le proprie capacità e stimolando una guida consapevole e virtuosa. I pericoli che gli utenti della strada corrono sono però concreti e a titolo di esempio è esposta una vettura che ha subito un crash-test, accompagnato dal relativo – ed impressionante – filmato.

FORMULA – Gli uomini, le macchine, le vittorie, la tecnologia e le tragedie. Tutti gli ingredienti della leggenda

I grandi campioni, le loro vittorie e il lavoro di tecnici e meccanici dietro le quinte dei box si affacciano su una pista da sogno: cento e più anni di corse, di grandi imprese, trionfi e tragedie. Nella galleria dei piloti e delle coppe, un secolo di campioni scorre sulla pista parabolica dove viene esaltato il mito della velocità in una sorta di cavalcata onirica:tutte le auto da corsa della collezione, di tutte le epoche, si ritrovano qui a correre insieme verso il traguardo, sotto gli occhi del visitatore. Dall’altra parte della pista, la ricostruzione di quattro box di altrettanti periodi della storia delle corse: anche qui i monitor raccontano il lavoro dietro le quinte, partendo dagli albori, quando i rifornimenti erano eseguiti con il secchiello e le ruote cambiate con il martello, fino ai giorni nostri, in cui il pit-stop dura poco più di due secondi. La sezione termina con l’ installazione multimediale della storia della Formula 1 che il visitatore può sfogliare come un libro ricco di notizie e particolari tecnici, di aneddoti e di immagini per capire l’evoluzione e le vicissitudini delle vetture esposte e di tutte le altre che hanno animato decenni di Gran Premi.

AUTOMOBILISSIMO – Record, primati e stranezze di un mondo a quattro ruote

La più bassa, la più lunga, la più veloce, la più cara. E poi ancora, fino a definire – in miniatura – un particolarissimo “Guinness dei primati” che dipinge un mondo su quattro ruote fatto di record, di stranezze, spesso di eccessi. Che riflettono ogni pulsione dell’uomo, da quella di primeggiare a quella di stupire.

IL DESIGN – Creare l’automobile: forma e funzione, dal foglio alla strada

L’evoluzione delle linee, gli uomini che le hanno tracciate, le Case che le hanno impresse sulla lamiera. Ma anche tutto il processo che porta a creare l’automobile, il suo stile ed il suo volto: dall’ispirazione ai primi schizzi, dai modelli alla scelta di tessuti e materiali: la nascita di un sogno. In questa sezione, che si sviluppa sia al primo piano che al piano terra, sono riportati gli esempi più belli del design contemporaneo oltre alle interviste con i più grandi designer di oggi.

OPEN GARAGE

Al piano interrato del Museo Nazionale dell’Automobile per la prima volta si può visitare l’Open Garage, il Museo dietro le quinte che nei suoi circa 2.000 mq ospita le settanta vetture della collezione, disposte in ordine cronologico, che non trovano posto nel percorso. Vi sono poi i telai, i componenti, i ricambi, le vetture smontate. Infine, un’area dove tutto riprende vita, uno spazio dedicato ai lavori di manutenzione e restauro, il cuore pulsante di una collezione viva e in continua evoluzione, come l’automobile. Visitabile su prenotazione, il garage del Mauto accoglierà l’officina e la scuola di restauro, grazie alla quale si potranno coinvolgere operativamente professionisti del settore delle auto d’epoca, artigiani ed esperti che affiancheranno giovani allievi per promuovere il passaggio intergenerazionale delle competenze e valorizzare l’immenso bacino di talenti, l’estro creativo, l’artigianalità e le capacità imprenditoriali esistenti a Torino e in Piemonte.