Archiviano merda, custodiscono serial killer, tassametri per puttanieri, anomalie genetiche da film horror, gabinetti o la cattiva arte di cui nessuno vuole assumersi la responsabilità. Alcuni hanno titoli che fanno ridere o che non figurano sulle guide turistiche ma sono musei per la maggior parte di grande rilievo scientifico, storico e sociale, a fotografare un’epoca che in alcuni casi è proprio la nostra.

 

Al di là delle collezioni di quadri e sculture, i musei possono racchiudere oggetti di qualsiasi categoria, che vanno dagli usi e costumi di un particolare momento storico, alla scienza e oltre, perché tutto può essere catalogato ed essere materia di studio, preservando memorie che diversamente andrebbero perdute.

In Italia e nel mondo ci sono musei bizzarri, curiosi, a volte raccapriccianti, dedicati a oggetti, strumenti e realtà con una storia che merita di essere raccontata, e perché no, anche una visita, da organizzare approfittando delle imminenti vacanze.

 

MUSEO DELLA MERDA – GRAGNANO TREBBIENSE

Ha inaugurato circa un mese fa il Museo della Merda, istituito col nobile compito di divulgare un messaggio ecosostenibile necessario, cioè il riciclo e la prevenzione del rifiuto quale futuro obbligato della società del consumo. Il fondatore è Gianantonio Locatelli, anche proprietario dell’Azienda Agricola di Castelbosco che fornisce latte per il Grana Padano e che racchiude il museo tra le mura del suo castello tardo-medievale. All’interno il visitatore è accolto da una serie di installazioni artistiche, archeologiche, storiche e scientifiche che riuniscono biomeccanica e arte ambientale, il paesaggio agricolo e un sistema di digestori che trasformano il letame in energia.

Al di là del nome provocatorio, è un bene che esista un museo di questa natura per far capire alle generazioni di oggi e di domani che il comportamento scellerato tenuto sinora da quelle precedenti deve essere bandito energicamente e senza scuse. All’interno del museo vengono infatti illustrati i molteplici progetti di riutilizzo della merda per ristabilire un rapporto più sano tra esseri umani e natura: i mattoni, il biogas per alimentare i veicoli e gli impianti di abitazioni e aziende, l’estrazione di metalli per impedirne la dispersione ambientale, il progetto pilota  della Bill & Melinda Gates Foundation per ricavare energia elettrica e acqua potabile dalle feci umane, che partirà in Senegal a fine anno.  Il museo apre solo in determinati fine settimana, ed è possibile visitarlo unicamente con visite guidate, anche in inglese, della durata di 60 minuti,  solo su appuntamento e sempre gratuitamente, prenotando qui.

MUTTER MUSEUM OF PHILADELPHIA

Are You Ready to Be Disturbingly Informed? Sei pronto per essere informato in modo inquietante? La domanda che accoglie il visitatore sul sito del Mutter è ben posta.
In effetti il Mutter è uno dei migliori musei di storia medica degli Stati Uniti, che custodisce con cura i misteri e la bellezza del corpo umano, ma anche oggetti e informazioni che possono inquietare. Qui, accanto al cervello di Einstein sezionato in vetrini, c’è una vertebra di John Wilkes Booth, l’assassino di Abramo Lincoln, il tumore alla mascella del presidente degli Stati Uniti Grover Cleveland, il fegato congiunto dei celebri gemelli siamesi Chang & Eng, 1300 organi umani conservati in formaldeide, collezioni di scheletri, strumenti chirurgici e di fotografie di interventi medici.

Tra le altre curiosità c’è la Donna Sapone – the Soap Lady – una mummia di donna disseppellita nel 1875: il reperto è unico poiché rivestito di adipocera, sostanza che si sviluppa solo in particolarissime condizioni ambientali. Interessante lo store, anche online, dedicato soprattutto agli studenti che formano la maggior parte del pubblico del museo. Oltre al cappellino a tre teschi, che giustamente è il biglietto da visita del Mutter, che può vantare una collezione di ben 139 teschi umani, acquisita dall’anatomista viennese Joseph Hyrtl, i visitatori hanno un’ampia scelta di souvenir che va dalla versione saponetta della Soap Lady alla gioielleria realizzata con denti umani fino agli stampini-omino per biscotti, ovviamente “siamesi”.

KANSAS BARBED WIRE MUSEUM – LA CROSSE

Il museo del filo spinato esiste ed è nel Kansas. Celebra, con duemila esemplari diversi, l’invenzione del 1874 dello sceriffo, banchiere e agricoltore Joseph Glidden, destinata a migliorare la vita dei coloni del West. “Cheaper than dirt and stronger than steel” – Più economico della terra e più forte dell’acciaio – era lo slogan usato dai venditori per piazzare l’invenzione che salvò gli allevatori dalle fughe di bestiame e non solo.

In esposizione ci sono anche gli attrezzi usati nelle recinzioni, ad illustrare l’inventiva dei pionieri e degli uomini d’affari tra fine Ottocento e inizio Novecento. Non c’è un biglietto d’ingresso ma una piccola donazione è obbligatoria. Aperto dal 1° maggio al 31 agosto.

MUSEE DUPUYTREN – PARIGI

Il museo esiste dal 1835 e tratta le patologie anatomiche. Scheletri, modelli in cera – i più antichi risalgono alla fine del XVIII secolo – e organi sotto formaldeide mostrano le malformazioni che per secoli sono state considerate come delle mostruosità, mentre il visitatore può a pieno titolo pensare di rivivere le atmosfere della quarta stagione della serie tv American Horror Story – Freak Show.

Seimila oggetti compongono la dotazione del museo, collocato nel refettorio del convento delle Cordeliers, tra i quali migliaia di frammenti ossei che presentano lesioni ormai rare in Occidente ma ricorrenti in molti paesi in via di sviluppo. Qui i reperti non sono immersi in semplice formaldeide ma in una formula segreta tramandata nei laboratori del museo. Aperto dal lunedì al venerdì, dalle 14 alle 17.

MUSEO DI ANTROPOLOGIA CRIMINALE C. LOMBROSO – TORINO

Nato come collezione privata di Cesare Lombroso nel 1876, il museo è costituito da un insieme di reperti sullo studio dell’uomo: crani e parti anatomiche, in parte da cadaveri di criminali, calchi e maschere di volti di delinquenti, manufatti, disegni, dipinti di alienati e carcerati, apparecchi di contenzione, album fotografici, ritratti, schede segnaletiche, apparecchi scientifici. E ancora orci per bere (sulle cui superfici figura tanta cronaca nera torinese, incisa dalle mani dei carcerati), crete modellate (rievocanti episodi criminali, processi, scontri a fuoco tra briganti e carabinieri), qualche opera di art brut, corpi del reato, modelli di istituti penitenziari, le fotografie e i reperti di anarchici e briganti che raccontano un preciso periodo storico.

Aperto dal lunedì al sabato, con orario continuato dalle 10 alle 18, si trova in Via Pietro Giuria, 15 a Torino e vale la pena di una visita per il suo carattere interdisciplinare tra anatomia, criminologia, psichiatria, igiene, antropologia e mentalità collettiva di un’intera epoca.

YAB YUM MUSEUM -AMSTERDAM

Quello che oggi è un museo un po’ nascosto e sconosciuto ai più, dalla fine degli anni ’70 era un rinomato bordello di  lusso, sfarzoso e pacchiano allo stesso tempo, situato in un palazzo del XVII secolo nel cuore della città. Dal 2013 è l’unico bordello di Amsterdam ad essersi trasformato in museo.

Per 30 euro si può effettuare un tour guidato di due ore nel distretto a luci rosse – il che significa anche canali, street-art, coffee-shop – comprensivo di una visita allo Yab Yum. Per visitare solo il museo, le giornate di apertura vanno dal mercoledì alla domenica, dalle 11 alle 18 con la possibilità, nei week-end, di avere a disposizione la guida di un ex impiegato del bordello, per sentirsi un po’ visitatori e un po’ clienti. All’interno si trovano curiosità come il tassametro per puttanieri, usato per calcolare le tariffe in base al tempo di performance, e la stanza informativa sulle malattie sessualmente trasmissibili, che un tempo era proprio il privée deputato a trasmetterle.

ROSWELL UFO MUSEUM – RESEARCH CENTER – NEW MEXICO

Di scientifico non ha proprio nulla, anche se la parola “ricerca” compare nel titolo del museo. Ma dall’incidente del pallone aerostatico, avvenuto nel 1947 – per gli ufologi era ed è un disco volante – la città di Roswell in New Mexico vive un continuo pellegrinaggio di curiosi e appassionati di ufologia, che nel museo possono condurre ricerche personali grazie all’archivio di notizie documentate da altri appassionati.

Si tratta ovviamente di un museo che, più che documentare, alimenta una leggenda mantenendone viva l’attenzione, basta dare un’occhiata al gift shop per farsi un’idea, se non bastasse l’entrata stile supermarket dello spettacolo. Ah, il libro di ricette aliene è “out of stock”. Consigliato agli appassionati del teen drama omonimo, che troveranno il museo sempre aperto, ogni giorno dalle 9 alle 17.

TORTURE MUSEUM OUDE STEEN – BRUGES – BELGIO

Situato in una delle prigioni più antiche d’Europa, il Museo Oude Steen (Vecchia Pietra) contiene più di 100 strumenti di tortura, in un percorso che ne spiega la storia e l’uso.

Dalla sedia dell’Inquisitore alle macchine schiaccia pollici, una nota del museo pone l’interrogativo su queste macchine che, per quanto diaboliche, mai lo sono state quanto chi le ha inventate.
Il museo è aperto 7 giorni su 7 e possono entrare anche gli animali, purché al guinzaglio.

MUSEO DELLE CARROZZE FUNEBRI – MONTJUIC

Il complesso cimiteriale della città di Barcellona ha una sezione dedicata all’esposizione di raffinate carrozze funebri realizzate da artisti e artigiani dalla fine del XVIII secolo agli inizi del XIX, quando la città era governata dall’aristocrazia sotto una forte influenza cattolica. Sono esposte tredici carrozze originali, di cui cinque di eccezionale valore artistico e culturale, specchio della loro epoca di sfarzo.

Tra queste spiccano la Gothic, di colore viola e con decorazioni alla moda gotica in voga a fine XIX secolo, la GrandDoumont, in stile imperiale e creata a Parigi dalla casa Cellini nel XVIII secolo su modello originale di quella creata dal duca francese Louis d’Aumont, usata a Madrid per i funerali di importanti personaggi, la Estufa, il cui nome nel XVIII secolo identificava le carrozze più lussuose e la Aranya, la più utilizzata dalla classe operaia, più o meno prestigiosa a seconda del numero di cavalli utilizzati e delle decorazioni. Alcune carrozze bianche erano destinate ai funerali dei bambini e delle donne religiose, mentre differenti colori riflettevano la classe sociale di appartenenza e solo quelle interamente nere, come la Viuda Negra – la vedova nera – erano unicamente destinate alle onoranze funebri. Tra le attività del cimitero ci sono anche serate di tributi ai poeti e agli scrittori lì sepolti o cremati, attraverso letture e accompagnamenti in musica, nel mese di maggio. Il museo è visitabile dal mercoledì alla domenica, dalle 10 alle 14, le visite guidate sono gratuite.

MUSEUM OF BAD ART – MOBA – BOSTON

“ART TOO BAD TO BE IGNORED!”

E’ un museo che nella sua ironia testimonia ed eleva a potenza l’arte dimenticata in vita, quella degli autodidatti che non entrano nelle gallerie e nei musei canonici ma che in alcuni casi si rivelano più interessanti di alcune sperimentazioni da art fair, e che proprio per questo ricadono sotto l’appellativo calderone di cattiva arte. Lo scopo del museo, che nel suo acronimo rifà il verso al ben più blasonato MoMA di NY, è di collezionare, preservare, esibire e celebrare la cattiva arte in tutte le sue forme e gloria. Fondato nel 1993 nella cantina di una casa privata di Boston, il MOBA pare essere l’unico museo dedicato a portare il “peggio” dell’arte alla ribalta della notorietà, ispirato a proseguire nell’esplorazione di nuove creative soluzioni per condurre la sua inestimabile collezione di “cattiva arte di qualità” a un pubblico internazionale.

I lavori possono essere acquistati online e anche visionati nelle due sedi ufficiali, una collocata nel seminterrato del Cinema Somerville di Boston, giusto fuori dal bagno degli uomini – gli orari di visita coincidono con quelle degli spettacoli e si accede gratuitamente col biglietto del cinema – e l’altra nella lobby degli uffici della Brookline Access Television, dalle 10 alle 22. L’atmosfera conviviale creatasi nei basement dei cinema, con l’appoggio amichevole del personale di sala, ha fatto sì che questa arte sommersa, troppo cattiva per essere ignorata sia riuscita a crearsi una piccola fetta di mercato e di appassionati nella città di Boston. Una curiosità: nella collezione spicca una reinterpretazione cross-gender della Gioconda, intitolata Mana Lisa, di mano ignota ma più intensa delle tante rivisitazioni cui è stata sottoposta nel corso dei secoli da artisti noti e incensati.

SIRIRAJ MEDICAL “DEATH” MUSEUM – THAILAND

Soprannominato “Museo della Morte”, il Siriraj Medical Museum si trova a Bangkok ed è un museo di scienza medica. Nei suoi cinque percorsi si passa dalla collezione di anomalie congenite agli oltre 2000 organi e resti umani tra i quali spiccano arti amputati, crani divelti da pallottole, cadaveri di bambini deformi in formaldeide, fotografie di morti violente, la mummia del primo serial killer della storia moderna della Thailandia, Si Quey il cannibale, che alla fine degli anni ’50 uccise sei bambini per mangiarne il cuore e il fegato.

Catturato e giustiziato, il suo corpo resta esposto come monito. Ma c’è anche la magistrale dissezione di un intero sistema nervoso e arterioso, l’unica e sola di questo tipo esibita al mondo. Si passa poi ai risultati degli scavi archeologici di uno dei siti più importanti della Thailandia, il Chorakhe Phueak, con un’esposizione di reperti da tre differenti ere, indietro nel tempo fino a un milione di anni fa, dal Paleolitico al Mesolitico al Neolitico. C’è spazio anche per un percorso di parassiti raccolti dai corpi pazienti, con una grande varietà di vermi, dai protozoi ai vermi piatti lunghi più di un metro. Senza dubbio si tratta di un museo dal forte valore scientifico ma non è per tutti: le principali cause di morte, insieme a quelle più violente o impensabili, sono tutte qui.

Per chi se la sentisse di visitarlo, il Siriraj Medical Museum è ospitato all’interno del Siriraj Hospital, vicino al tempio del Buddha di smeraldo (Wat Phra Kaew). E’ aperto dalle 9 alle 16, dal lunedì al sabato.

SULABH INTERNATIONAL MUSEUM OF TOILETS – NEW DEHLI

Potrebbe essere intitolato alla memoria di Marcel Duchamp e invece no. Sulla home del sito ufficiale campeggia il volto sorridente di Gandhi e una sua citazione: “I servizi igienici sono più importanti dell’indipendenza”. Perché, prosegue Gandhi, “i servizi igienici sono in stretta relazione non solo con l’igiene personale ma anche con la dignità umana, il benessere, la salute pubblica, la nutrizione e persino l’educazione. Dovrebbero esserci servizi igienici per tutti.”

Questo concetto è la miglior spiegazione circa l’esistenza del museo dei servizi igienici, perché riguarda qualcosa di essenziale che noi diamo per scontato, ma di cui ricordiamo l’importanza quando siamo all’estero – sprovvisti vieppiù del suo compare bidet – o in situazioni di emergenza improvvisa. Inaugurato nel 1992, il museo espone lo sviluppo dei servizi igienici degli ultimi 5000 anni, dal terzo millennio A.C. fino alla fine del XX secolo. Forse le storie legate alle modalità indiane di espletamento delle funzioni corporali sono più curiose degli stessi w.c. in mostra. Pare infatti che gli uomini avessero un’arma insuperabile per manifestare la loro superiorità sulle donne: non andare di corpo. E non era nemmeno tanto difficile, visto che all’epoca veniva imposto un codice di condotta da tenere prima, durante e dopo la defecazione, con tanto di mantra introduttivo che forse,  l’unica cosa capace di far scappare davvero, era la voglia di farla. Il museo è aperto tutto l’anno, dalle 10 alle 17, tranne durante le festività indiane, ingresso e parcheggio sono sempre gratuiti.

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