Ho scoperto Mibramig qualche anno fa, in primavera, alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna dove – ogni anno – una giuria di esperti internazionali seleziona, fra migliaia di elaborati, gli illustratori considerati più talentuosi da tutte le parti del mondo, le cui opere vengono riprodotte in un prestigioso catalogo, considerato “oggetto di culto” fra gli appassionati di illustrazione. Le sue tavole, in particolare, mi avevano colpito perché totalmente diverse da qualunque tipo di illustrazione già vista, sorprendenti per un segno inconfondibile, per un accostamento dei colori ardito ma equilibrato, per il tratto caricaturale e morbidamente grottesco. Erano dei piccoli quadri ad olio dipinti su tela, da bozzetti realizzati in digitale!… Ne sono stato fortemente attratto, tanto da prendere poi contatto direttamente con l’artista, per verificare se ci fosse l’intenzione di tramutare bozzetti digitali in tavole dipinte ad olio. La prima reazione di Michele Braschi – questo è il vero nome di Mibramig – è stata di perplessità, poi si è detto disponibile a realizzare, a titolo di tentativo, qualche “prova” che mi avrebbe in seguito sottoposto. Il risultato è stato, a mio avviso, straordinario ed oggi Mibramig (questo il suo pseudonimo da pittore) è un tangibile esempio di un illustratore che dipinge con maestria. Il metodo di lavoro concordato è stato quello di concentrare la sua fantasia su alcuni filoni: gli animali e le maschere, predisponendo i bozzetti in trattamento digitale per poi realizzare i quadri ad olio dei soggetti prescelti, tutti su tavola. Ne è scaturita una fantasmagorica “galleria” di personaggi, ciascuno protagonista assoluto del quadro, che fanno pensare a quei dipinti seicenteschi chiamati bambocciate, che narravano per immagini scene popolari di giubilo, di festa, di banchetti, di gioco, di carnevale, di combattimenti pullulanti di piccoli esseri, cicciotti e deformi, fantasiosi e grotteschi, a descrivere costumi popolari con predominanza dell’aspetto umoristico, satirico e burlesco.

Una scuola – quella delle bambocciate – tipicamente lombarda che, dal Cinquecento all’Ottocento, produsse una tendenza prettamente bizzarra, ironica e fantasiosa, che prendeva le mosse da Arcimboldo, passando attraverso Faustino Bocchi fino a Francesco Monti detto “il Brescianino”. Anche Mibramig dipinge con ironia e fantasia, ed i suoi personaggi sono un mix fra caricatura, satira, fantastico e surreale, con un’attenzione concentrata sul dettaglio dei costumi e degli sfondi, con una scelta dei colori ardita e festosa, che infonde al soggetto gioia e buonumore. Le “maschere” sono in parte quelle classiche della Commedia dell’Arte ed in parte completamente inventate dalla fervida creatività dell’artista. Gli “animali” sono quasi sempre, salvo rare eccezioni, specie rare o in via di estinzione.

Mibramig sceglie, anche nel mondo animale, creature bizzarre e stravaganti e le propone al pubblico, rivisitandole in chiave grottesca, senza nulla togliere alle caratteristiche scientifiche di ognuna. I suoi sono piccoli-grandi attori che ci fanno sorridere compiaciuti, perché le loro fisionomie, i loro atteggiamenti, sono dipinti con l’obiettivo di piacere a chi li osserva, lasciandoci la voglia di tornare ad ammirarli. Anche Mibramig è lombardo e l’influenza delle bambocciate deve averlo – magari inconsciamente – sfiorato. La sua pittura è morbida e completa, le sue pennellate calde e avvolgenti. Dopo questa prima “esperienza” ho chiesto a Mibramig di cimentarsi in un altro filone; quello dei Tarocchi, lavorando fantasiosamente sui personaggi degli Arcani Maggiori. Ne è nato un grande e scherzoso circo del simbolismo che dovrebbe essere imbevuto di esoterismo ma che – nella figurazione di Mibramig – diventa favola, magìa, fantasia surreale.

I suoi “Tarocchi”, animali o umani, sono al contempo burleschi e seriosi, caricaturali e severi, allegri e pensierosi. Sanno di emanare un alone fiabesco di sogno, quasi un “mondo alla rovescia”, dove ciascuno di noi può ricercare i propri reconditi desideri, nella speranza di trovare

quello che ci rende felici. Il processo per la realizzazione dei suoi quadri è piuttosto elaborato. Parte sempre dal disegno a matita che, insieme alla ricerca di immagini di documentazione è – a suo dire – di gran lunga la fase più divertente dell’intero procedimento. Moltissimi sono gli schizzi su carta di recupero, prima di arrivare a quello che lo convince. A questo punto acquisisce l’immagine di cui è soddisfatto con lo scanner e lavora in digitale per la colorazione. Possiede un monumentale archivio fotografico di file contenenti tutto ciò che è cromaticamente di suo gradimento. Il medium digitale, per la sua duttilità, gli consente sia di completare un numero infinito di varianti di colore, sia di correggere qualunque tipo di errore ma, soprattutto, di non sottostare ai tempi morti per far asciugare i colori e di non essere costretto, alla fine della giornata a lavare i pennelli! Racconta Mibramig:

Si arriva così – ad un risultato spesso molto lontano da una bozza e molto più vicino a quello che sarà poi il dipinto ad olio. L’ultima fase prevede di riportare il disegno a matita sulla tavola di legno debitamente preparata e quindi procedere alla pittura vera e propria.

Una fase lunga e faticosa, perché Mibramig è preciso in modo maniacale. Il risultato è davanti a noi, sorprendente. Cattura i nostri occhi e ci fa sorridere… Niente di più terapeutico in un mondo che non offre altro che grigiore e malessere. Benvenuto nella pittura, Mibramig!

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