di Matteo Pacini

Arrivata alla sua ventitreesima edizione MIART, fiera internazionale di arte moderna e contemporanea organizzata da FieraMilanoCity, ha animato, anche grazie a una serie di eventi satellite, la Art Week milanese dal 12 al 15 aprile. Buoni i riscontri di pubblico e vendite che vedono accorciarsi sempre di più le distanze che separano questa fiera dalla cugina bolognese ARTE FIERA, giunta ormai alla sua veneranda quarantaduesima edizione, e dalla quasi coetanea (ma ancora preferita all’estero) ARTISSIMA di Torino, giunta alla sua edizione numero venticinque.

Consultando i dati diffusi dall’organizzazione, diretta per il secondo anno consecutivo da Alessandro Rabottini, MIART 2018 ha registrato un notevole incremento di vendite rispetto agli anni passati. Il fiorire di bollini rossi, già a partire dalle prime ore della preview di giovedì 12 aprile, ha contribuito a creare da subito un clima positivo e di grande fermento.

Con le sue 184 gallerie presenti, 75 delle quali provenienti da ben 19 Paesi nel mondo, attraverso le sue sette sezioniEstablished Master, Established Contemporary, Emergent, Generations, Decades, On Demand e Object – Miart 2018 ha presentato al suo pubblico un’ampia offerta cronologica che va dall’arte dei grandi Maestri d’ inizi Novecento alle opere delle generazioni più recenti, fino all’immancabile Design, elemento preponderante del DNA milanese. 14 sono, infatti, le gallerie partecipanti a Object, sezione dedicata al design sperimentale e in edizione limitata, arti decorative e pezzi storici da collezione (a distinguersi, fra le altre, Dimoregallery con una splendida serie di oggetti anni Cinquanta, provenienti da un’importante dimora privata milanese).

La mission della fiera, che anno dopo anno sembra catalizzare sempre più attenzione dall’estero, è quella di instaurare un sempre più solido dialogo generazionale. Attraverso Generations, sezione speciale su invito a cura di Lorenzo Benedetti e Jens Hoffmann, coppie selezionate di gallerie sono invitate a creare un dialogo tra due artisti appartenenti a generazioni diverse, condividendo uno stesso stand e collaborando ad un unico progetto espositivo.

Anche all’interno di Masters e Decades, sezioni guidate da Alberto Salvadori, le interazioni tra artisti e gallerie sono protagoniste. Nella prima sezione – Masters – le gallerie propongono opere d’arte realizzate entro l’anno 1999, in una selezione che spazia dai Maestri dell’arte moderna fino agli artisti oggetto di una riscoperta attuale (notevole è l’accurato progetto “The golden Nightingale. Ricostruzione di una mostra” presentato da Progettoarte Elm con la riproposizione della mostra di Palma Bucarelli presentata al prestigioso premio cipriota “The golden Nightingale” nel 1973).

Nella sezione Decades ciascuno stand presenta, attraverso una mostra monografica o tematica, un momento chiave che ha marcato il decennio in questione, in una successione di 9 progetti dagli anni ’10 agli anni ’90 del secolo scorso.

Il risultato di queste interazioni, nonostante qualche azzardo, è stato apprezzato dal pubblico e dalla stampa, tanto che la progettualità degli espositori e dei curatori coinvolti è stata da più parti definita “quasi da museo”.

Quest’attenzione ai progetti curatoriali proposti è dovuta alla necessità di soddisfare un collezionismo, quello italiano e soprattutto quello milanese, molto ambito dalle gallerie internazionali poiché non solo legato al business, bensì composto da appassionati – spesso mecenati – che, saldamente radicati nel territorio, sostengono molto l’arte giovanile. Un collezionismo trasversale, non solo attento all’investimento in arte come speculazione ma prima di tutto dettato dalla passione.

Con la sezione Established Contemporary, le gallerie di primo mercato presentano i linguaggi della più stretta contemporaneità, dai classici odierni alle produzioni recenti, mentre nella sezione On Demand le gallerie sono invitate a esporre all’interno del proprio stand e a prescindere dalla sezione di appartenenza, opere context-based, site-specific o interattive. Con questo s’intende installazioni, wall painting e wall drawing, progetti da realizzare, commissioni specifiche, performance e lavori su commissione. Il focus di queste opere è la relazione diretta con il pubblico e il collezionista.

A cura di Attilia Fattori Franchini infine la sezione Emergent, composta da 20 gallerie internazionali che anche quest’anno hanno fornito un’interessante spaccato delle ultime sperimentazioni artistiche dell’intricato panorama contemporaneo internazionale secondo il punto di vista delle gallerie con età inferiore ai 5 anni.

Sebbene MIART sia una fiera proiettata verso il futuro, sembra che anch’ essa subisca il fascino esercitato dell’arte antica e non è escluso che segua l’esempio della londinese Freeze che ha recentemente duplicato con una “gemella” dedicata agli Old Masters. Potrebbe essere questa una delle novità della prossima edizione?

fieramilanocity ingresso viale Scarampo, Milano gate 5, padiglione 3 www.miart.it

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