Il MiBACT, nell’ordine dell’iniziativa #culturasenzaostacoli, ha promosso un’altra votazione online sulla sua pagina internet, questa volta non per salvare un’opera dal degrado per poterla restaurare, ma per rendere accessibile uno dei nostri musei di punta anche ai disabili, almeno questa dovrebbe essere la finalità, anche se la parola “disabili” non viene mai nominata.

Allo stesso modo, tanto per non chiamare le cose col loro nome, il progetto sostiene di voler realizzare “un percorso di accessibilità fisica e/o sensoriale, al fine di consentirne la piena fruizione da parte di tutti i visitatori”. E ancora, si legge che si tratta di “un intervento volto ad ottenere l’accessibilità ampliata del sito” ma anche di voler “provvedere alla realizzazione del maggior numero possibile di percorsi di accessibilità multi-strutturata”.

A parte la nebulosità del contenuto, che resta precluso a chi dovrebbe votare, pare che al Ministero si esprimano parafrasando Mario Luzi in una sua tarda poesia, quindi che “per parlare di qualcosa parlino per esempio d’altro”:accessibilità fisica/sensoriale in luogo di abbattimento delle barriere architettoniche. E che ci sarebbe di male?

E’ un nobilissimo gesto che nelle analoghe strutture museali estere ha portato a soluzioni architettoniche integrate con la tecnologia, senza scempi alle strutture preesistenti. Ma qui da noi è legittimo preoccuparsi, per via di quella filosofia da italian job, pensata male e realizzata anche peggio. E allora, anche per il bene del sondaggio, è meglio tacere certi termini che da noi restano comunque spaventosi, perché i suoi precedenti sono ancora sotto i nostri occhi. Esiste un patrimonio storico da salvaguardare e un patrimonio umano da incentivare perché non venga mai emarginato. Fanno male gli italiani a desiderare che entrambi vengano rispettati, l’uno non contro l’altro?

Fa ridere, amaramente, l’ingenuo commento scritto sulla pagina Facebook ufficiale del MiBACT dal loro addetto stampa, circa la realizzazione del progetto:

(…)al fine di renderlo un prototipo di accoglienza per tutti ed un esempio italiano di qualità.

Peccato che, semmai, nel nostro caso si tratta di un semplice adeguamento ritardatario a quelle disposizioni che altrove nel mondo i musei hanno adottato da molti anni, con misure intelligenti e di successo. Siamo noi quelli indietro, e ci dobbiamo adeguare. Ma adeguarne uno su diciassette, per non parlare di tutti quelli che restano fuori, non dovrebbe rendere orgoglioso il nostro Ministero e nemmeno noi italiani. Mentre i musei chiudono, la logica e il buon senso suggerirebbero di metter mano al portafoglio per colmare lo stato di bisogno urgente in cui versano, invece di pensare ad opere accessorie. Giusto per fare un esempio a caso, e non di certo isolato, uno dei 17 candidati è la Pinacoteca Nazionale di Bologna. Qui la scorsa estate mancavano persino i volontari, rimasti fuori perché non vi erano i fondi per pagar loro l’assicurazione, così come mancavano i soldi per le bollette arretrate di luce, gas e acqua. Pensionati una sessantina di dipendenti che il Ministero non ha potuto sostituire con nuovo personale per mancanza di fondi, il Museo resta a corto anche di custodi. Quindi, se mai uscisse vincitrice la Pinacoteca da questa ultima lotteria, chi potrebbe garantirne il regolare funzionamento, viste le aperture a singhiozzo e il rischio chiusura dietro l’angolo, con una carenza di personale di settanta unità almeno? Sulla questione di delegare al pubblico le scelte legittime di un Ministero mi ero già espresso a febbraio in un mio precedente editoriale. Al pubblico poi, questa lotteria dove chi vince si salva ma muoiono tutti gli altri non è propriamente piaciuto. A fronte dei 2.326 votanti online, sulla pagina del MiBACT inerente al progetto si dimostra quanto sia dura a morire quella caratteristica politica tutta italiana di voler credere alle balle che ci si racconta:

Il nostro intento, come nelle consultazioni passate che hanno ottenuto una grande partecipazione, specie tra le giovani generazioni, è quello di mettere il visitatore al centro della nostra attenzione e accoglierne le richieste, per una sempre migliore qualità del servizio pubblico.

E’ per questo che siamo davvero preoccupati. Perché i giovani, quelli che in rete ci vanno davvero, non la pensano allo stesso modo. Ecco qualche screenshot coi commenti dei giovani:

Ad ogni modo, dal 6 al 20 giugno il popolo della rete è chiamato ad esprimere un voto per scegliere, tra una rosa di 17 candidati eccellenti, quello destinato al finanziamento di un progetto di accessibilità fisica e/o culturale, mentre tutti gli altri restano al palo o chiudono.

Vediamo quali sono i fortunati prescelti:

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI CHIETI

Per la modernità dell’esposizione, il museo è stato insignito del titolo di Museo Europeo dell’anno. Di particolare rilievo di oltre 500 esemplari – bronzetti, ceramiche, piccole sculture – appartenenti alla collezione Pansa. Il pezzo più rappresentativo del Museo è il cosiddetto Guerriero di Capestrano – statua funeraria del re Nevio Pompuledeio – documento dell’organizzazione monarchica delle civiltà abruzzesi durante il VI secolo.

 

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE  “MASSIMO PALLOTTINO” MELFI

Il Museo, ubicato all’interno del castello normanno-svevo di Melfi, presenta l’importante documentazione archeologica rinvenuta nel Vulture. Si tratta di corredi funerari di VII-III secolo a.C., caratterizzati da raffinate ceramiche daunie a decorazione geometrica, da armature in bronzo, da preziosi ornamenti in argento, oro e ambra e da vasi in bronzo di produzione sia greca che etrusca. In una torre del Castello è esposto lo straordinario sarcofago in marmo del II secolo d.C. sul cui coperchio è raffigurata la defunta “dormiente”.

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI REGGIO CALABRIA

Il Museo Nazionale di Reggio Calabria è uno dei musei archeologici più prestigiosi d’Italia. La sede che lo ospita è un edificio progettato, fra i primi in Italia, ai soli fini dell’esposizione museale; è opera di Marcello Piacentini, uno dei massimi architetti del periodo fascista, che lo concepì in chiave moderna dopo aver visitato i principali musei di Europa. L’istituzione di un museo statale fu promossa dal Soprintendente Paolo Orsi, che intendeva unificare gli oggetti custoditi presso il Museo Civico organizzato dal Comune sin dal 1882 insieme con i reperti frutto delle campagne di scavo da lui condotte sul suolo calabrese. Inaugurato nel 1959, il Museo è stato oggetto nel corso degli anni, di trasformazioni di grossa portata, quali l’allestimento, nel 1981, della Sezione di archeologia subacquea, resosi necessario per dare un’adeguata visibilità ai famosissimi Bronzi di Riace rinvenuti nel 1972, nonché la realizzazione del settore al secondo piano dedicato alle colonie della Magna Grecia.

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, uno dei primi costituiti in Europa in un monumentale palazzo seicentesco tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, può vantare il più ricco e pregevole patrimonio di opere d’arte e manufatti di interesse archeologico in Italia. In esso sono esposti oltre tremila oggetti di valore esemplare in varie sezioni tematiche e conservati centinaia di migliaia di reperti databili dall’età preistorica alla tarda antichità, sia provenienti da vari siti antichi del Meridione, sia dall’acquisizione di rilevanti raccolte antiquarie, a partire dalla collezione Farnese appartenuta alla dinastia reale dei Borbone, fondatori del Museo.

 

PINACOTECA NAZIONALE DI BOLOGNA

La Pinacoteca Nazionale di Bologna ha sede nella zona universitaria, nello stesso edificio storico che ospita l’Accademia di Belle Arti e la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Bologna, così da costituire un complesso dove si fondono esposizione, tutela, conservazione e studio del patrimonio storico artistico cittadino e regionale. Con le sue trenta sale espositive, ed uno spazio adibito esclusivamente alle mostre temporanee ed alla attività didattica, la Pinacoteca, rinnovata ed adeguata agli standard europei, è oggi da annoverare tra le più moderne ed importanti Gallerie nazionali conosciute ed apprezzate all’estero. Il suo patrimonio si è arricchito negli anni con nuove acquisizioni statali, lasciti e donazioni di privati che hanno completato il già vasto percorso artistico dell’arte emiliana che va dal XIII all’ inizio del XIX secolo.

CASTELLO MIRAMARE TRIESTE

Il Castello di Miramare, circondato da un rigoglioso parco ricco di pregiate specie botaniche, gode di una posizione panoramica incantevole, in quanto si trova a picco sul mare, sulla punta del promontorio di Grignano che si protende nel golfo di Trieste a circa una decina di chilometri dalla città. Voluto attorno alla metà dall’Ottocento dall’arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo per abitarvi insieme alla consorte Carlotta del Belgio, offre la testimonianza unica di una lussuosa dimora nobiliare conservatasi con i suoi arredi interni originari.

GALLERIA NAZIONALE DI ARTE ANTICA IN PALAZZO BARBERINI ROMA

Il Palazzo Barberini fu acquistato dallo Stato nel 1949 e destinato ad essere la nuova sede della Galleria Nazionale d’Arte Antica. Nel 1984 la collezione Corsini fu ripristinata nella sua sede storica, mentre le opere pervenute con successive donazioni o acquisti (Chigi, Torlonia, Hertz), sono state riordinate nel Palazzo. La collezione è ricca di capolavori in particolare dei secoli XVI e XVII. Il museo conserva pregevolissime opere tra cui la celebre Fornarina capolavoro di Raffaello Sanzio.

PINACOTECA DI BRERA MILANO

Museo di statura internazionale, la Pinacoteca di Brera nacque a fianco dell’Accademia di Belle Arti, voluta da Maria Teresa d’Austria nel 1776, con finalità didattiche. Doveva infatti costituire una collezione di opere esemplari, destinate alla formazione degli studenti. Quando Milano divenne capitale del Regno Italico la raccolta, per volontà di Napoleone, si trasformò in un museo che intendeva esporre i dipinti più significativi provenienti da tutti i territori conquistati dalle armate francesi. Brera quindi, a differenza di altri grandi musei italiani, come gli Uffizi ad esempio, non nasce dal collezionismo privato dei principi e dell’aristocrazia ma da quello politico e di stato. Infatti a partire dai primi anni dell’Ottocento, anche in seguito alla soppressione di molti ordini religiosi, vi confluirono i dipinti requisiti da chiese e conventi lombardi, cui si aggiunsero le opere di identica provenienza sottratte ai vari dipartimenti del Regno Italico.

GALLERIA NAZIONALE DI PALAZZO SPINOLA GENOVA

Il Palazzo, donato allo Stato nel 1958 dai Marchesi Paolo e Franco Spinola, conserva l’aspetto di nobile dimora genovese sei-settecentesca. Visitando i vari ambienti dei due piani nobili, si possono ammirare nella loro collocazione originaria, oltre agli arredi storici, opere di artisti quali Joos van Cleve, Anton van Dyck, Valerio Castello, Grechetto, Luca Giordano, Bernardo Strozzi, nonché gli affreschi di Lazzaro Tavarone, Lorenzo De Ferrari e Sebastiano Galeotti. Nella Galleria Nazionale della Liguria, oggi allestita al terzo piano del palazzo di Pellicceria, sono stati collocati i numerosi acquisti effettuati dallo Stato italiano nel corso degli ultimi decenni, tra questi la “Giustizia” di Giovanni Pisano, il “Ritratto equestre di Gio. Carlo Doria” di Rubens, il “Sacrificio di Isacco” di Orazio Gentileschi, il “Ritratto di Stefano Raggio” di Joos van Cleve e la “Santa Caterina in trono” di Barnaba da Modena, oltre ad alcune opere appartenenti alla collezione storica del Palazzo, come l'”Ecce Homo” di Antonello da Messina, la cornice lignea con il “Mito di Paride” di Filippo Parodi e gli argenti da parata fiamminghi della prima metà del Seicento.

GALLERIA NAZIONALE DELLE MARCHE URBINO

Nel 1861 un Regio Decreto sanciva la nascita dell’Istituto di Belle Arti e del Museo annesso che doveva raccogliere le opere d’arte dalle corporazioni religiose soppresse in virtù del decreto Valerio. Pochi anni dopo, nel 1869 veniva istituita l’Accademia Raffaello, con sede nel Palazzo Ducale. Il 7 marzo del 1912 un Regio Decreto istituiva la Galleria Nazionale delle Marche, col compito di raccogliere, custodire e valorizzare gli oggetti d’arte dell’intero territorio regionale. Dalla sua istituzione ad oggi la Galleria ha arricchito notevolmente le proprie collezioni:da Piero della Francesca a Raffaello, da Luca della Robbia al Brandanti, dalla Città Ideale a Paolo Uccello e a Tiziano, da Luca Signorelli al Barocci, dal Gentileschi al Sassoferrato.

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DEL MOLISE CAMPOBASSO

Il Museo nasce nel 1881 e viene ospitato, insieme alla Biblioteca Provinciale, nel Palazzo della Prefettura. Da allora il Museo e la Biblioteca hanno conosciuto vicende alterne e molteplici cambi di sede fino al 1995, quando il Museo è stato allestito nei locali di Palazzo Mazzarotta. Il Palazzo, del XVI secolo, è inizialmente proprietà di una confraternita religiosa e diviene nel 1700 residenza di una famiglia agiata. La sua storia è riflessa nella distribuzione degli ambienti che rivela un disorganico succedersi di interventi costruttivi in cui si isolano il loggiato e il portale di chiara definizione ottocentesca. Al suo interno l’esposizione museale si articola in cinque sezioni organizzate secondo un criterio cronologico e tematico.

 

PALAZZO REALE DI TORINO

Aulico luogo di rappresentazione e centro di potere della Dinastia Sabauda, il Palazzo Reale offre la possibilità di scegliere tra differenti percorsi di visita attraverso i quali conoscere la storia e gli splendidi tesori custoditi all’interno della residenza. Ricchi soffitti barocchi in legno intagliato e dorato, fastosi arredi, arazzi, dipinti allegorici, ritratti, antiche porcellane orientali e una preziosa collezione di orologi, raccontano la storia plurisecolare di questo Palazzo già progettato a fine Cinquecento da Ascanio Vittozzi, architetto ducale alla corte di Carlo Emanuele I di Savoia. Nel primo Seicento l’edifico era collegato all’attuale Palazzo Madama grazie alla Grande Galleria, mentre Piazza Castello, teatro di feste e di grandi apparati di corte, andava assumendo un nuovo assetto grazie alla sistemazione delle cortine d’affaccio, risolta con edifici porticati dalle facciate uniformi. I lavori proseguirono durante la reggenza della prima Madama Reale, Maria Cristina di Francia, sotto la direzione di Carlo di Castellamonte e di Carlo Morello, autore dello “sbianchimento” della facciata e del progetto di costruzione del Padiglione per l’ostensione della Sindone che delimitava l’area della “Piazzetta Reale” e sostituito, nel corso del XIX secolo, dalla cancellata del Palagi tuttora esistente.

 MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI CAGLIARI

Il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari propone al primo piano un percorso cronologico-didattico della storia e della cultura della Sardegna, dall’Età prenuragica (6000 a.C. circa) sino ad epoca bizantina (VIII secolo d.C.), attraverso i materiali delle antiche collezioni museali. I piani superiori espongono i materiali secondo criteri topografici, illustrando i più importanti siti archeologici presenti nelle province di Cagliari e Oristano. Il percorso cronologico prende avvio con l’esposizione dei reperti riferibili alle culture del Neolitico, dell’Eneolitico e del primo Bronzo; numerosi i materiali legati alle culture eneolitiche di Ozieri, Filigosa, Monte Claro, Abealzu, del Campaniforme. Di eccezionale importanza e interesse la collezione di piccoli bronzi: guerrieri armati di arco o spada, capitribù, divinità femminili, figure offerenti, donne e uomini al lavoro, ma anche raffigurazioni animali, tra i quali prevalgono il toro e il cervo. Di epoca romana sono le ceramiche a vernice nera, a pareti sottili, italica, gallica, africana, i vetri e le lucerne. Interessanti alcuni lingotti di piombo che presentano, impresso, il nome dell’imperatore sotto il quale furono prodotti. Notevoli le oreficerie puniche ed i gioielli bizantini.

GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA PERUGIA

Le collezioni della Galleria Nazionale dell’Umbria sono ospitate dal 1878 ai piani superiori di Palazzo dei Priori, uno dei più interessanti esempi di edilizia civile gotica in Italia. La raccolta museale è la più esaustiva e completa della regione, per la varietà delle testimonianze artistiche in un arco cronologico compreso tra il XIII e il XIX secolo. Parte dei lavori qui conservati costituivano il ricco patrimonio ad uso didattico dell’Accademia di Perugia, fondata nel 1573. Nel 1918 fu ceduta allo Stato e assunse il nome di Regia Galleria Vannucci, poi Galleria Nazionale dell’Umbria.

MUSEO DELLE PORCELLANE FIRENZE

Il Museo delle Porcellane raccoglie le più belle porcellane d’Europa, comprate da Pietro Leopoldo e da Ferdinando III; questa collezione fu arricchita dall’arrivo delle porcellane dalle dimore storiche di Parma, Piacenza e Sala Baganza che, dal 1860, furono in un certo senso “saccheggiate” per arredare gli appartamenti sabaudi a Firenze. Il Museo è allestito nella settecentesca Palazzina detta del Cavaliere, suggestivamente posta sulla sommità del giardino di Boboli e concepita dalla famiglia Medici come casino di delizie dove si riunivano gli Accademici del Cimento e dove Gian Gastone prendeva lezioni di francese.

GALLERIA GIORGIO FRANCHETTI ALLA CA’D’ORO VENEZIA

La Ca’ d’Oro, uno dei più prestigiosi palazzi tardogotici di Venezia, ospita su due piani l’importante collezione d’arte del barone Giorgio Franchetti (1865-1927), che nel 1916 donò allo Stato italiano le sue raccolte e l’edificio stesso, dopo averne ripristinato, con ingenti restauri, lo splendore originario. La collezione del nobiluomo fu ampliata nel corso degli anni con l’annessione di opere rinascimentali provenienti da edifici religiosi soppressi o demoliti e nuclei collezionistici provenienti dalle Gallerie dell’Accademia e dal Museo Archeologico, mentre una nuova sezione espositiva dedicata alla ceramica veneziana ha trovato spazio, dal 1992, nell’attiguo Palazzo Duodo. Di particolare interesse è la corte interna, con il suggestivo mosaico pavimentale in marmi antichi, realizzato dal barone stesso ad evocazione delle basiliche paleocristiane, e l’originaria vera da pozzo scolpita da Bartolomeo Bon nel 1427. Nell’atrio – a ideale custodia dell’edificio e delle sue sorti – riposano, sotto un cippo di porfido, le ceneri di Giorgio Franchetti.

CASTELLO SVEVO DI BARI

Sorto sui resti di strutture bizantine, il castello è il risultato di varie fasi edilizie, comprese fra XII e XVI secolo. Il nucleo originario, edificato da Ruggero il Normanno nel 1131 e caratterizzato da impianto quadrangolare con torri quadrate agli spigoli, fra il 1233 e il 1240 fu oggetto di ristrutturazione da parte di Federico II di Svevia. Fra il 1501 e il 1549 Isabella d’Aragona e la figlia Bona Sforza, duchesse di Bari, stabilirono nel castello una raffinata corte rinascimentale e, per adeguarlo all’introduzione delle armi da fuoco, lo fortificarono con una cinta bastionata ed un ampio fossato. Trasformato nell’Ottocento prima in carcere e poi in caserma, il castello è sede della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Bari, Barletta-Andria-Trani e Foggia. Alcune sale accolgono mostre temporanee ed eventi culturali, mentre altre ospitano una gipsoteca e una sala multimediale; si possono inoltre visitare scavi archeologici di epoca bizantina, normanna e svevo-angioina.

 

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Sandro Serradifalco
Editore, critico e saggista
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Muove i primi passi nel mondo dell'arte nella doppia veste di pittore e gallerista: l’esperienza vissuta all’interno dei meccanismi di entrambe le barricate gli permette di occuparsi con rara sensibilità dell’immagine degli artisti, attraverso la creazione di eventi di importante caratura nazionale ed estera.