L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire.

Epigrafe anonima incisa sull’architrave del portico del Teatro Massimo di Palermo

La storia dell’arte deve aiutare a prendere consapevolezza storica del proprio ambiente dove si cresce e si vive. Il suo studio dovrebbe essere sviluppato con stretto riferimento alla propria città ed al patrimonio artistico locale,( in Italia ce n’è dappertutto). Mi domando se i programmi di storia dell’arte non dovrebbero partire dalla lettura obbligatoria di alcune opere… Si badi, la civiltà del futuro non credo che comporterà una componente artistica, almeno nel senso che intendiamo noi. Ma la città, l’ambiente c’è, va difeso o mutato; è la nostra storia. L’ arte è un tipico fenomeno di civiltà urbana (tranne particolari frange espressive) : la città, lo spazio urbano, è una scala artistica che va dalle minime alle massime grandezze:dal gioiello che i passanti hanno al dito, alla forma delle automobili, alle piazze, al monumento…L’identità città-arte dovrebbe essere la chiave per ogni studente.

G.C. Argan da “La nazione” del 15.02.1973

 

Siamo il paese che detiene il maggior numero di siti iscritti nella lista dei patrimoni dell’Umanità dell’Unesco, con 49 aree all’attivo e 40 in lista propositiva.

Siamo il paese che per primo al mondo si è dotato di regole e organismi atti a tutelare il patrimonio artistico e del paesaggio, e ciò è avvenuto ben prima dell’inserimento della tutela nei principi fondamentali della nostra Costituzione.

Viviamo tuttora di rendita, nella percezione che l’estero ha di noi, per la reputazione di saper fare le cose a regola d’arte:quel Made in Italy che è anche terzo brand per notorietà al mondo, e che si associa immediatamente alla moda, al design e alla cucina.

Ma l’Italia, nell’immaginario collettivo, è anzitutto sinonimo di arte e bellezza.

Ebbene, a distanza di più di tre anni dalla riforma Gelmini, pare che l’Italia, almeno quella dei social network, si sia accorta solo ora, gridando allo scandalo, della soppressione dell’insegnamento di disegno e Storia dell’Arte negli Istituti Tecnici, Professionali e nei Licei; della contrazione della materia, nei Licei Artistici, da sette ore settimanali a tre, per non parlare della soppressione degli Istituti d’Arte, costretti a reinventarsi in Professionali o in Licei Artistici.
In realtà, in questi giorni non è cambiato nulla:del resto, come potrebbe peggiorare la situazione fin qui descritta?

italia doro

L’Italia d’oro – Luciano Fabro – 1968-71 bronzo dorato

Quindi perché se ne parla solo ora?
Vero è che dal 2010 ad oggi sono falliti tutti i tentativi di fare pressione per ripristinare la materia da parte dell’Associazione degli ex Istituti d’Arte aboliti e, recentemente, a Ottobre 2013, anche la raccolta firme contro la legge Gelmini, promossa da Italia Nostra:più di 15.000 firme, tra le quali spiccano quella dello stesso Ministro Bray, di Salvatore Settis, dei dirigenti del Fai e del Mibac e dell’Anisa, l’Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell’Arte.
Andando per ordine, l’8 novembre 2013 il Parlamento ha convertito in legge il decreto scuola L’Istruzione riparte, che prevede tra l’altro borse per il trasporto studentesco, fondi per il wireless in aula e il comodato d’uso di libri e strumenti digitali per la didattica, e che ridà un po’ più di spazio alla Geografia, quasi cancellata dal Ministro Gelmini, ma non ne concede alla Storia dell’arte, con buona pace dell’art. 9 della Costituzione. E’ importante l’uso di internet anche a scuola, ma all’interno dell’ora d’insegnamento della materia stessa, non certo come pratica regolare durante qualsiasi lezione:per usare le parole di Eco, c’è una malattia che ha colpito la nuova generazione e si chiama perdita della memoria, non più allenata per il vizio quotidiano di ricorrere ai motori di ricerca per ottenere qualsiasi informazione.

E, a mio avviso, quanto è successo in questi giorni denota anche un’altra sindrome legata all’uso irresponsabile del mezzo:è la creduloneria, l’incapacità di saper valutare le notizie che circolano sul web, e che, solo per il fatto di essere state scritte e messe in rete, assumono per tanti i connotati della verità assoluta, con buona pace della verifica delle fonti. Così, una situazione ormai conclamata e immobile da più di tre anni, viene fatta passare per notizia fresca, con certe varianti inventate su fantomatiche bocciature di una proposta di reintroduzione dello studio della Storia dell’Arte da parte della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera. Niente di tutto questo è successo, perché la materia Arte, nel decreto L’Istruzione riparte, non era nemmeno nominata, persa appunto insieme alla memoria. E’ ancora lì, che aspetta di essere reintrodotta nelle scuole, perché le generazioni future possano averne coscienza.

In realtà siamo un paese che non è in grado di sostenere il suo stesso Patrimonio, e anche il recente Decreto Valore Cultura ne è la dimostrazione.
La Storia dell’Arte prepara alla pittura, alla scultura, all’architettura ma anche al design, alla moda, al fumetto e al disegno tecnico, aprendo nello studente scenari e prospettive per il suo futuro. Serve a capire le connessioni tra storia e potere, usi e costumi:non è materia a sé, ma intimamente legata ai movimenti letterari, alla politica, e infine alla bellezza delle cose di cui nessun essere umano dovrebbe essere privato, soprattutto negli anni della formazione. E’ uno studio che prepara a riconoscere e comprendere la bellezza, instillando l’istinto di conservarla e di proteggerla per mantenere la nostra memoria storica.

Governi come quello francese o austriaco, persino il Portogallo, che versa in una condizione economica ben più grave della nostra, hanno sempre guardato al nostro ordinamento scolastico come un modello e hanno deciso di adottare l’insegnamento dell’arte già dalle scuole primarie.
E proprio la Francia ci fa sapere, notizia di questi giorni, che con i suoi 58 miliardi di euro annuali la sua Cultura contribuisce alla ricchezza nazionale 7 volte tanto l’industria dell’automobile, ricordandoci che solo da noi con la cultura non si mangia.

 

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Sandro Serradifalco
Editore, critico e saggista
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Muove i primi passi nel mondo dell'arte nella doppia veste di pittore e gallerista: l’esperienza vissuta all’interno dei meccanismi di entrambe le barricate gli permette di occuparsi con rara sensibilità dell’immagine degli artisti, attraverso la creazione di eventi di importante caratura nazionale ed estera.

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