Navigando tra i siti del mercato handcrafting e quelli personali di artisti più o meno noti al grande pubblico, m’imbatto sempre più spesso in certa arte e suoi derivati di cui sento che potremmo farne volentieri a meno. La domanda è sempre la stessa:cosa spinge questi artisti a creare queste “cose”? E quando sono gli artisti stessi a rispondere a questa domanda, le risposte sembrano date per mettere le mani avanti ma non sono meno pazzesche delle opere stesse. Gadget? Souvenir? Complementi d’arredo? Masochismo? In qualsiasi categoria vogliate metterle, eccovi una piccola classifica delle opere più assurde:

1

Ecce Animal – Diddo: un teschio di cocaina, eseguito su commissione, così si legge nel sito ufficiale, peraltro realizzato da un artista concettuale neanche male, come Diddo. Dopo quello di diamanti di Hirst, se ne sentiva davvero il bisogno. E, ovviamente, Lady Gaga si è subito interessata all’artista in questione.

2

Evelyn Bracklow e le sue formiche dipinte sul piatto:quando si critica un’opera d’arte, la frase più volgare è sempre: “questo potevo farlo anch’io”. In questo caso è d’obbligo, e chi non ha mai dimenticato i piatti nel lavello d’estate forse non è in grado di apprezzarne la bellezza.

3

The Swell – Surfing Penis – Jason Miller:dopo Silfer Surfer arriva il super eroe con la testa di c., anche nella versione Serial Killer Penis, che si rifà alla celebre serie tv Dexter, dal titolo Dixter aka Rigor Mortis.

4

Taxidermy Rodents – Rachael Garcia:lavora con i topi morti questa artista di Pensacola. La sua particolare scacchiera, ideale per fare scacco al topo, purtroppo è già

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stata venduta ma ci si può rifare con le sue icone top-pop da Pulp Fiction a Marilyn Monroe e Elvis Presley.

5

Matriarch – Andrea Hassler:un grande intestino a forma di tenda da campeggio fatto, tra le altre cose, di carne e sangue, con la motivazione traballante di celebrare il più grande raduno femminista di tutti i tempi, quello di Greenham contro il nucleare.

6

A woman’s work has never done – Eliza Bennet:per attirare l’attenzione sulla condizione del lavoro femminile, umile, sottopagato e non riconosciuto, l’artista ha rappresentato la mano che di solito cuce nella versione cucita, sulla sua. Lavoro non nuovissimo, che risale al 2011, merita però di stare in classifica per via dello sprezzo della setticemia.

 

 

About The Author

Sandro Serradifalco
Editore, critico e saggista
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Muove i primi passi nel mondo dell'arte nella doppia veste di pittore e gallerista: l’esperienza vissuta all’interno dei meccanismi di entrambe le barricate gli permette di occuparsi con rara sensibilità dell’immagine degli artisti, attraverso la creazione di eventi di importante caratura nazionale ed estera.

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