di Lea Ficca

A solo un’ora di treno da New York, a due passi dal cuore pulsante dell’arte contemporanea ma immerso nella tranquillità di un paesaggio di campagna, Giorgio Spanu e Nancy Olnick hanno fondato meno di un anno fa Magazzino Italian Art. Questo grande spazio espositivo ha ricoperto da subito un’importanza enorme per il nostro patrimonio artistico, configurandosi come unico polo dedicato all’arte italiana dal secondo dopoguerra in poi presente negli Stati Uniti e raccogliendo la ricchissima collezione dei due fondatori, incentrata su quegli artisti che hanno gravitato intorno all’Arte Povera.

Le due mostre inaugurate a marzo, una presso gli spazi di Magazzino, l’altra allestita al Garrison Art Center nella Hudson Valley, ripercorrono la passione di Spanu e Olnick per l’Arte Povera, instaurando un dialogo tra nomi ormai storicizzati e “poveristi” di seconda generazione, ancora attivi nel panorama contemporaneo.

Aperta lo scorso primo marzo nelle enormi sale di Magazzino Italian Art, la collettiva “Arte Povera from the Olnick Spanu Collection”presenta i lavori di dodici grandi maestri del Novecento italiano: Giovanni Anselmo, Mario Merz, Marisa Merz, Luciano Fabro, Michelangelo Pistoletto, Alighiero Boetti, Giulio Paolini, Pier Paolo Calzolari, Jannis Kounellis, Pino Pascali, Gilberto Zorio e Giuseppe Penone. La mostra, che come si evince dagli artisti scelti non si focalizza su un unico filone di ricerca, vuole offrire una panoramica di un movimento che ha incluso una miriade di visioni, raggruppando settantasei opere che spaziano dall’installazione alla scultura e dalla pittura alla fotografia e prediligendo lavori di alto impatto, per dimensioni e carattere.

Ma l’attenzione dedicata al movimento torinese non si esaurisce con questa esposizione. Grazie alla collaborazione stretta con il Garrison Art Center, luogo di promozione per artisti contemporanei, l’Arte Povera rivive attraverso gli allestimenti delle opere di Marco Bagnoli, Domenico Bianchi e Remo Salvadori. Questa mostra, che porta i nomi dei tre artisti coinvolti, si riallaccia appunto all’Arte Povera attraverso l’uso di materiali come metalli puri, un approccio spirituale all’atto artistico o ancora uno sguardo rivolto alla natura e alla riconsiderazione del rapporto con lo spazio circostante. La mostra “Marco Bagnoli, Domenico Bianchi, Remo Salvatori” sancisce l’inizio della partnership intrapresa da Magazzino Italian Art con le istituzioni della Hudson Valley, con lo scopo di promuovere l’arte del dopoguerra italiano e il seguito che questa ha lasciato nelle ricerche attuali, aprendosi inoltre a progetti di scambi e residenze che favoriscano l’integrazione di artisti italiani nel panorama contemporaneo americano.

Entrambe le iniziative hanno riproposto artisti già presentati in anteprima nella grande mostra inaugurale che ha aperto le porte di Magazzino Italian Art. Una straordinaria collettiva, intitolata “Margherita Stein: Rebel with a cause”, che ha voluto rendere omaggio alla fondatrice della storica galleria torinese Christian Stein, centro di scelta e diffusione delle più avanguardiste figure dell’Arte Povera. Inaugurata a giugno 2017 e conclusa lo scorso gennaio, questa retrospettiva ha sottolineato la diversità e nello stesso tempo la continuità di un gruppo eterogeneo di artisti che hanno lavorato in un particolare momento storico per l’Italia, fatto di tensioni e cambiamenti, ma anche di volontà di superamento della tradizione, ma accomunati anche dall’amicizia e dalla collaborazione con la Stein. Inoltre, grazie a questa mostra è stato finalmente possibile ammirare capolavori mai esposti negli Stati Uniti, parte di una collezione costruita con cura e dedizione da Nancy Olnick e Giorgio Spanu, che hanno affidato la direzione artistica di questo vasto progetto a un giovane: Vittorio Calabrese.

MAGAZZINO ITALIAN ART

2700 Route 9

Cold Spring, New York, 10516, USA

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www.magazzino.art

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