A Catania il passato e il presente si incontrano

MacS. Museo d’Arte Contemporanea Sicilia. Catania. Via Crociferi. Sono queste le coordinate che ci portano nel cuore del centro storico della città siciliana, in una delle zone più antiche, oggi prezioso Patrimonio Unesco dell’Umanità. È in questa suggestiva via che sorge, dalla metà del 1300, il Monastero di San Benedetto. Un raro gioiello architettonico e artistico che deve il suo attuale aspetto alla ricostruzione avvenuta dopo il terremoto del Val di Noto che nel 1693 mise in ginocchio la Sicilia orientale: la struttura è essenziale, due corpi affrontati, la badia piccola e la badia grande, collegati da un arco costruito nel 1704.

La badia grande ospita da secoli la comunità delle religiose Benedettine – che a loro volta custodiscono con grande rispetto un patrimonio artistico di rara bellezza, la Domus romana, il Parlatoio – importante esempio del Barocco settecentesco siciliano – e l’attigua chiesa di San Benedetto.

La badia piccola è invece sede dal 2013 del Museo d’Arte Contemporanea di Catania, una realtà nuova – soprattutto nelle linee guida – che si sta facendo conoscere con grande forza nel panorama museale italiano. Il Museo è nato dalla passione e dalle competenze artistiche del suo direttore, Giuseppina Napoli, che ha idee ben precise sulla sua gestione e sulle linee guida: valorizzare i beni culturali del patrimonio artistico siciliano e promuovere l’arte contemporanea italiana e internazionale. È lo stesso direttore che in un’intervista chiarisce le finalità che vuole perseguire:

Il MacS è una iniziativa privata e ciò consente di poter gestire il museo in modo autonomo, “indipendente” sotto molti aspetti e di uscir fuori dagli schemi classici della musealizzazione contemporanea, che favoriscono quasi sempre lo stesso percorso del contemporaneo largamente storicizzato. Il mio impegno è quello di garantire la crescita del MacS in totale autonomia e libertà, di assicurare al pubblico la qualità delle opere d’arte esposte e non lasciare spazio all’autoreferenzialismo e alla manipolazione mercenaria che spesso è causa di smarrimento nel mondo dell’arte contemporanea. Le mistificazioni artistiche al MacS non troveranno asilo.

La determinazione di Giuseppina Napoli è stata accolta e ha trovato una corrispondenza e rara sintonia estetica ed etica nel pensiero del critico d’arte Alberto Agazzani, curatore artistico del MacS per l’anno 2013. Entrambi convinti che l’arte sia soprattutto Bellezza e che il pubblico debba essere portato con discrezione alla conoscenza e alla comprensione dell’arte contemporanea, Giuseppina Napoli e Agazzani – coadiuvati da Laura Cavallaro – hanno intrapreso un cammino di programmazione di mostre temporanee di importante valore artistico. Nel corso del 2013 le sale del MacS hanno ospitato le personali di due artisti italiani: Gesualdo Prestipino, scultore siciliano e Alfio Giurato con “Furia corporis”. La direzione artistica del MacS ha inoltre organizzato in sinergia con il Castello di Calatabiano – che l’ha ospitata nei suoi suggestivi spazi – la mostra “Codice temporale” del pittore Silvio Porzionato.

Nulla è lasciato al caso, l’allestimento curato nei minimi dettagli, che segue il disegno espositivo preciso del curatore Agazzani, si sposa, valorizzandole, a opere di profonda bellezza espressiva. Nel dicembre dello scorso anno ha invece aperto i battenti la collettiva “Ad Imaginem suam”. Dodici artisti figurativi – Marco Bolognesi, Giuseppe Bombaci, Roberta Coni, Dino Cunsolo, Peter Demetz, Giuseppe Guindani, Nunzio Paci, Nicola Pucci, Davide Puma, Silvio Porzionato, Alessandro Reggioli, Luciano Vadalà – sono stati chiamati a misurarsi con il tema dell’immagine umana, in un momento storico e culturale in cui il confine tra immagine e apparenza si fa sempre più labile. Agazzani li ha riuniti dando vita a un percorso espositivo in cui la preziosità del luogo è parte integrante, e significativo contraltare, della lirica bellezza delle opere in mostra. Sono le parole del curatore a spiegarci la filosofia dell’esposizione in corso:

Nella nostra modernità più estrema e perversa il corpo è stato trasformato in una vera e propria macchina sensoriale, un oggetto privo di dignità e bellezza, rappresentazione di una dimensione sordida e altrimenti indicibile che con determinata, lucida e sistematica ostinazione tenta (inutilmente e nel migliore dei casi ridicolmente) di negare ogni mistero ed ogni barlume di metafisica. A noi queste sterili e infantili provocazioni non interessano. Questa mostra, di contro, vuole dimostrare la varia e variopinta continuità con un passato millenario di una storia, quella della rappresentazione della figura umana, intrisa di Bellezza e di sempre nuove espressività e linguaggi.

I dati parlano chiaro. Nonostante i tempi di crisi che stritolano il sistema culturale e artistico italiano, il MacS ha avuto nell’ultimo semestre un’importante programmazione espositiva, che ha attirato un buon numero di visitatori e che permette di far previsioni ottimistiche per il futuro imminente. D’altro canto quello di via Crociferi non è un museo come gli altri, in cui il visitatore, talvolta abbastanza annoiato, entra, compie il giro di

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rito delle sale ed esce. Il MacS è un connubio straordinario tra il patrimonio artistico e archeologico e l’arte contemporanea. Ci affidiamo ancora una volta alle parole del suo Direttore nell’intervista che ha preceduto l’apertura:

L’apertura al pubblico del MacS coinciderà anche (e per la prima volta) con uno straordinario percorso di visita nel cuore del Monastero, percorso del quale il MacS sarà la tappa finale. Sarà il tratto d’unione che collega la teatralità pittorica delle fulminee pennellate barocche alla tensione creativa dell’arte contemporanea, un luogo per tutti gli artisti che continuano ad esprimersi attraverso i linguaggi dell’arte visiva.

Dunque, chi varca la soglia di ingresso della Badia piccola e della Badia grande del Monastero di San Benedetto si trova immerso in un tempo sospeso tra passato e presente in cui regna solo la bellezza che, ignorando il passaggio dei secoli, si impone in tutta la sua maestosità ai nostri occhi. Guardiamoci intorno. Non è cosa da poco.

About The Author

Stefania Bison
Storica dell'Arte

Laureata in storia dell'arte, lavora come è responsabile della redazione di Torino di EFFETTO ARTE. Collabora con l’Elede, casa editrice specializzata in arte. Cura e organizza eventi espositivi.

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