Al museo tra salvagenti, moschettoni e scarponi da scalatore

Se pensate che la fotografia catturi l’istante della realtà, o che comunque restituisca una rappresentazione del vero, vi sbagliate. A Reggio Emilia, il 16 maggio, alla «Galleria Atelier del Design Enrico Pavarani» in via Emilia San Pietro 24, si apre la mostra «Self Portrait», che mette in discussione secoli di certezze pratiche e teoriche. Gli autoritratti in questione sono «un’indagine su di sé che si perpetua anche quando il soggetto fotografato è un altro, divenendo così sintesi e scoperta, specchio e riflesso, di sé, dell’altro da sé, di altro ancora».

Insomma, l’autore è un fotografo dissociato da se stesso.
Il comunicato, con un italiano che provoca spasmi addominali lancinanti, conferma che si tratta di «…una complessità che trova non solo nella fisionomia del volto, ma in particolare nell’universalmente umano, nel suo archetipo, il fine ultimo».
E che sia una mostra rivoluzionaria lo capisci quando, ormai a terra con le budella attorcigliate, leggi che «…il volto comunica l’ineludibile presenza dell’individuo…».
Al malcapitato visitatore è consigliato portarsi un salvagente, perché «le maree della gioia e della tristezza, dell’inquietudine e dell’angoscia, della nostalgia e dell’indifferenza, si colgono istantaneamente nella loro trasparenza e nella loro autenticità, o all’opposto nella loro mistificata inautenticità». Insomma, arriva l’acqua alta e non fai in tempo ad accorgertene.

Non chiedetemi come si arriva a Ledro (un pertugio di paese in provincia di Trento), vi dico solo che se il 20 giugno doveste, per caso, trovarvi a passare da quelle parti, state in campana, perché «la creatività artistica con Ledro Land Art esce dalle gallerie per farsi arte viva che muore tra i boschi».
Lì per lì, ho avuto un sussulto di eccitazione; decapiteranno, mi son detto pensando «all’arte viva che muore tra i boschi», un bel po’ di curatori all’ombra di tigli e castani. Ma è bastato scorrere il Comunicato per smorzare il mio entusiasmo: è solo «una mostra permanente e silenziosa che esce dai musei e celebra la Natura». Ecco, speriamo almeno che non faccia rientro.

Fino al 22 novembre Palazzo Bembo a Venezia ospita l’artista Beat Kuert in «FaultLine / TimeLine», installazione site-specific (l’inglesismo nel mondo dell’arte contemporanea è come il cacio sui maccheroni…) per la 56ema Biennale d’Arte.
L’Ufficio Stampa, con piglio da Ufficio del Catasto, ci rivela che «Kuert prende possesso di una delle magnifiche sale affacciate sul Ponte di Rialto astraendola dalla realtà sensibile».
Mi chiedo: ma non avrebbe fatto meglio, il povero Kuert, a montarla all’aperto, questa benedetta installazione, senza la fatica di doversi «astrarre» ? Anche perché l’Uomo Ragno Kuert «agisce sullo spazio reale con un approccio multilayer».
Al visitatore, in questo caso, consigliamo moschettoni e scarponi da scalatore, perché «una FaultLine, spaccatura fisica e al tempo stesso ideale, attraversa le pareti e il pavimento della sala di Palazzo Bembo in cui agisce Beat Kuert», dove «lo spazio urbano e le sue architetture si trasformano in quinte teatrali per la rappresentazione del Caos». Che poi è solo casino.

Infine, se vorrete vedere dal vivo «tre pittori connessi alla visione di un critico» (dove connessi sta, evidentemente, per «impiccati») dovete farvi un fine settimana in Sicilia, a Sicli, dove il Mulino San Nicolò «si trasforma per un mese in un atelier aperto» per accogliere «una nuova esperienza promossa dal collettivo SITE SPECIFIC» per il progetto denominato «MERAVIGLIOSAMENTE» (il maiuscolo è dell’Ufficio Stampa).
Sarebbe stato più semplice scrivere che tre artisti, Paola Angelini, Alessandro Fogo e Anna Gramaccia, per un mese dipingeranno, all’aria aperta, quel che più piace a loro, ma la fregola di stupire è così forte che vengono descritti come degli stregoni dell’arte contemporanea impegnati in «una riunione di “voci” che convergono in un luogo».
Comunque, io sono anche contro le droghe leggere. Perché rendono la scrittura pesante.

Nino Ippolito
ninoippolito@gmail.com
@stampasgarbi

 

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