L’artista concettuale Kounellis, come ci dichiara la rivista Inside Art ,“non ha mai indugiato nell’esposizione intellettuale di un concetto o di una visione sentimentale”.

Bene. Sul fatto che nel comporre le sue opere Jannis Kounellis non abbia mai indugiato non vi è alcun dubbio. Ci piacerebbe però che la redazione che ha recensito tale mostra titolandola: “Alla Galleria Christian Stein una grande mostra dedicata a Kounellis” ci chiarisse meglio quali siano queste “sue grandi visioni o concetti sentimentali” .
Ma si sa, per molti l’arte è un’opinione, tanto da giustificare tutto. Anche il fatto che il lettore della rinomata rivista d’arte, non trovando altre informazioni nell’articolo,  se volesse approfondire l’argomento cliccando sul sito della galleria che ospita la mostra (apposto in calce all’articolo) si troverebbe di fronte una pagina bianca con il solo logo della galleria. E ovviamente l’indirizzo per recarvici, sempre che ne abbia ancora l’entusiasmo.
Di buono c’è che nella Galleria Christian Stein di Milano almeno non vi troverete di fronte all’opera terrificante che nel 2002 Kounellis espose nello spazio solenne del salone d’ingresso della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, dal titolo “Opera Unica”, titolo copia incolla addirittura per il nome di una galleria d’arte romana.
Un’opera che giustamente si chiamava “Atto unico”, perché di repliche non ce ne potevano davvero essere, per fortuna. Così come era impensabile scomporla in parti perché era un immenso labirinto, che si snodava e correva lungo gli spazi della prestigiosa Galleria nazionale d’arte moderna di Roma (deturpandola) con le sue pareti fatte di lamiere di ferro, i pezzi di carbone messi in cima ed altre ingombranti presenze (doppia fortuna).
Alle volte nell’arte le performance artistiche estemporanee e le opere uniche hanno il loro grandissimo lato positivo. Appunto, almeno non si ripeteranno. Per nostra gioia e consolazione.

 Anna Laura Millacci
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