Ho intenzione di dire come la penso, perciò non ci metterò molto. Contrariamente a quanto si va dicendo, non è vero che i graffiti sono la più infima forma d’arte. Certo, può anche capitare di dover strisciare furtivamente in piena notte e dire bugie alla mamma, ma in verità è una delle forme d’arte più oneste che ci siano. Non c’è elitarismo né ostentazione, si espone sui migliori muri che una città abbia da offrire e nessuno è dissuaso dal costo del biglietto. I muri sono sempre stati il luogo migliore dove pubblicare i lavori. Gli amministratori delle nostre città non capiscono i graffiti perché per loro se una cosa non dà profitto non ha diritto di esistere, e questo toglie qualsiasi valore alla loro opinione. Si dice che i graffiti spaventino la gente e siano emblematici della degenerazione della società, mentre in realtà ci sono solo tre categorie di persone che li credono pericolosi: i politici, i pubblicitari e i writer. Chi davvero sfregia i nostri quartieri sono le aziende che scribacchiano slogan in formato gigante sulle facciate degli edifici e sulle fiancate degli autobus, cercando di farci sentire inadeguati se non compriamo la loro roba. Pretendono di urlarci in faccia il loro messaggio da qualsiasi superficie utile, ma a noi non è mai permesso replicare. Se le cose stanno così, sono stati loro a scagliare la prima pietra e il muro è l’arma prescelta per controbattere. Ci sono persone che entrano nella polizia perché vogliono fare del mondo un luogo migliore. Ci sono persone che diventano vandali perché vogliono fare del mondo un luogo dall’aspetto migliore.

Banksy

In Italia c’è un reato per il quale, oltre la multa, si rischia il carcere per davvero. Non è una barzelletta, è una realtà che si sta rivelando pericolosa per la forma d’arte più amata del momento, visto che è quella più immediata e capace di attirare l’attenzione sui problemi sociali e politici:è la Street Art ma da noi spesso viene confusa col semplice vandalismo, senza vedere nessuna differenza con le semplici tag che, quelle sì, imbrattano palazzi storici senza rispetto alcuno.

Se Roma, col suo Urban Act, già nel 2012 ha scelto di uniformarsi alle scelte responsabili già adottate da città writer-friendly come Parigi, Helsinki, Barcellona e Berlino, permangono in tutta Italia delle zone grigie dove la repressione cieca elargisce multe e pene anche agli street artist più rappresentativi del nostro paese, bollando come illegali delle splendide opere d’arte.
Il comune di Roma ha attuato un piano in linea con le altre capitali europee: da una parte contrasta i semplici vandali che sporcano i muri di monumenti e palazzi, e dall’altra incentiva gli stessi a recarsi in posti liberi in cui dare sfogo alla propria creatività senza violare la legge. Questi spazi liberi sono segnalati dalle targhe Muro Libero poste sui muri disponibili, e anche segnalati sul sito ufficiale del patto con la città.

Per gli street artist di peso sono invece disponibili le Hall of Fame, spazi da gestire fino a 90 giorni consecutivi, previo permesso comunale:in questo modo l’opera dura di più, alimenta progetti complessi contribuendo all’innalzamento della qualità a Roma.
Ma altrove crescono i processi per imbrattamento, danneggiamento e vandalismo, e in alcuni casi si arriva anche all’accusa di associazione a delinquere quando gli artisti sono in gruppo. Le pene vanno dalla detenzione ai lavori socialmente utili e le multe sono piuttosto salate. Alla base di tutto questo, senza una precisa sensibilità da parte delle diverse amministrazioni comunali, c’è una legge del 2009 che equipara ogni forma d’imbrattamento senza distinzione.

osì capita che mentre in una città un writer sia cercato e incoraggiato da un sindaco, nell’altra venga trattato come un vandalo da ridimensionare.
Occorrerebbe ripensare agli spazi della propria città, e abbandonare il credo diffuso per il quale in Italia, con la nostra cultura, non ci debba essere posto per la Street Art:qualsiasi città possiede una zona periferica, quella che di solito accoglie il visitatore al suo ingresso. Capannoni, zone industriali e certa edilizia popolare, per loro natura architettonica poco aggraziata, costituiscono un biglietto da visita poco consono rispetto ai tesori racchiusi nel centro storico. Non possono essere migliorati con ulteriori interventi architettonici, ma di fatto sono tutti, in potenza, delle meravigliose opportunità per una creatività condivisa:perfette tele a cielo aperto, a disposizione dei migliori writer.

 

About The Author

Sandro Serradifalco
Editore, critico e saggista
Google+

Muove i primi passi nel mondo dell'arte nella doppia veste di pittore e gallerista: l’esperienza vissuta all’interno dei meccanismi di entrambe le barricate gli permette di occuparsi con rara sensibilità dell’immagine degli artisti, attraverso la creazione di eventi di importante caratura nazionale ed estera.

Leave a Reply

Your email address will not be published.