La Tate Gallery si apre all’Africa con Across the Board, una serie di iniziative in programma per i prossimi due anni.

L’obiettivo è di esplorare la produzione artistica dell’Africa, attraverso le sue diverse forme narrative.

Per la Tate Gallery è giunto il momento di aprirsi a nuove prospettive. Non tanto per una questione di crisi dell’arte inglese ma – come sottolineato dal Direttore sir Nicholas Serota sul Guardian– perché considerare periferici alcuni bacini di produzione artistica sarebbe oggi anacronistico.

A partire da quest’anno, la Tate inaugura un programma tematico biennale in cui verranno valorizzati alcuni talenti emergenti dell’arte africana.

Across the board si aprirà con uno spazio dedicato alle performance dell’artista nigeriana Otobong Nkanga: nata a Kano nel 1974, diplomata ad Amsterdam e Parigi, utilizza scultura, disegno, fotografia, corpo e voce per le sue installazioni.

Il suo tema chiave è la fragilità dell’uomo nel proprio ambiente, argomento spietatamente singolare in Africa dove le malattie, la fame e la sete non restituiscono alcuna risposta all’esistenza di milioni di esseri umani. Si proseguirà con le opere dell’angolano Nástio Mosquito, scrittore, performer e artista provocatorio.

Nel corso del 2013, la Tate Modern esporrà le opere, di recente acquisiti, degli artisti Meschac Gaba del Benin e El-Salahi, sudanese diplomatosi alla Slade School of Fine Arts di Londra.

Rientrato in patria e ingiustamente imprigionato negli anni Settanta, Ibrahim lascia il Sudan per l’esilio in Qatar, stabilendosi poi definitivamente a Oxford; le sue opere esprimono una singolare fusione di modernismo europeo, influenze africane, e simbologia islamica.

Al giorno d’oggi – riconosce sir Serota nell’intervista– non possiamo più affermare che vi siano solo pochi centri di arte contemporanea: comunque non sarebbero Londra o New York. Le vie dell’ espressione artistica degli ultimi decenni, sono indubbiamente

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intrecciate alle appartenenze culturali e storiche dei paesi di provenienza degli artisti. Stiamo cercando di riunirle nella narrazione di una storia dell’arte internazionale

Negli ultimi dieci anni, la Tate Modern ha infatti acquistato opere di artisti non esclusivamente europei o americani: dal 2002, collezionisti privati e curatori della Tate hanno aperto all’America Latina, interessandosi anche all’Asia, al Medio Oriente e Nord Africa, la Russia e infine l’ Africa. Nella contribuzione al budget di acquisto sono coinvolti anche investitori dei Paesi interessati, al fine di creare una rete di mutua collaborazione.

In risposta alle accuse di ‘neocolonialismo’, volto a rimuovere le opere d’arte dai loro Paesi d’origine, la curatrice di Arte Africana del Tate, Elvira Dyangani Ose, dice:

È importante per l’Africa entrare a far parte di una narrativa internazionale di più ampio respiro. Non stiamo portando nulla al di fuori di essa, e abbiamo bisogno di raccontare l’intera storia della modernità.

I progetto Across the board vedrà il coinvolgimento, oltre a Londra, anche le città di Accra (Ghana), Douala (Cameroun) e Lagos (Nigeria) aprendo diversi tavoli di lavoro: la politica di rappresentanza, l’architettura delle istituzioni, il rapporto tra spazio pubblico e privato, fino alle pratiche interdisciplinari, invitando un pubblico di artisti, curatori e ricercatori sia locale che internazionale.

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