di Barbara Vincenzi

A Bologna la mostra “Le Quattro Stagioni” di Giacomo Balla, la parabola di una vita che si intreccia all’arte: ben 63 opere dal 1912 agli Anni Cinquanta di cui 25 opere inedite

Padre indiscusso del Futurismo italiano Giacomo Balla (1871-1894) viene celebrato nella ricorrenza del sessantesimo anno della sua morte (marzo 1958) dalla Galleria Cinquantasei di Bologna con una splendida mostra dal titolo LE QUATTRO STAGIONI DI GIACOMO BALLA Divisionismo – Astrattista futurista (+ Futur Fascismo) – Arte Idealismo – Realtà nuda e sana.

Inaugurata il 25 novembre la mostra e catalogo sono a cura di Elena Gigli (Archivio Balla) con la collaborazione di Alan e Estemio Serri, proseguirà fino all’11 marzo 2018.

Una sfida partita già nel 2013 con la mostra” Balla coloratissimo e luminosissimo” che propose una anteprima mondiale ospitando 35 collage realizzati tra il 1914 e il 1925 e mai stati esposti, di cui 5 inediti: una esposizione di importanza storica notevole dal momento che i collage concepiti con carte di riciclo, spesso cartine di cioccolatini o pezzetti di altre carte grattate del primo futurismo sono una rarità rispetto alla produzione totale dell’artista; ritrovate e classificate nel mondo sono solo una sessantina e, di questo genere se ne stimano solo un centinaio. Una sfida che viene ricompensata e una ricerca storica che si amplia con l’ultima mostra a distanza di quattro anni.

La mostra LE QUATTRO STAGIONI DI GIACOMO BALLA è dunque il coronamento di tanti studi e viaggi, un lavoro notevole che aggiunge tasselli importanti nella storia della critica, su questo personaggio, spesso controverso e poco indagato, che è stata l’anima propulsiva del Futurismo.

“Le Quattro Stagioni di Giacomo Balla” presenta ben 63 opere dal 1912 agli Anni Cinquanta di cui 25 opere inedite, che racconta gli avvenimenti di questo Maestro indiscusso, del suo rapporto con l’epoca e il suo sodalizio con l’avanguardia futurista, fino ad un ritorno alle sue origini. Un uomo che ha incarnato la sua intera vita sul mito del Futurismo, per poi ripiegarsi sulla figurazione senza mai tradire la sua visione del mondo e dell’arte.

Una visione completa del personaggio dell’opera e della storia, narrata in mostra e nel libro, nelle parole e curatela di Elena Gigli: un artista Italiano che ci ha trasmesso paradossi, energia, luce ed intimismo e, che ha fatto della sua esistenza una scenografia perenne. Un teatro quotidiano in cui tutti gli elementi sono entrati in scena, dalle vettovaglie agli arredi, dagli abiti alle parole in libertà, in un unicum che vede la sua esistenza intrecciarsi indissolubilmente con l’Arte.

Interessante l’allestimento concepito dalla Gigli che propone un percorso a ritroso partendo dagli ultimi anni della sua produzione, “Le quattro stagioni in rosso” del 1939/40 per passare al Balla Futurista ideale e al dinamismo astrattista del Futurismo e Futur Fascismo e infine alla sua prima fase Divisionista.

Biografia e tappe fondamentali del suo percorso artistico

Nato a Torino nel 1871, nel 1895 si trasferisce a Roma ed è l’inizio di un cammino incredibile, che illustro partendo da una sua frase: “Mi alimento della purezza buonissima della natura” (scrive a inizio 900, appena arrivato a Roma)…comprendiamo appieno che il suo interesse primario era rivolto alla realtà, rapporto che non smentisce neppure nel periodo di massima produzione astratta e di sperimentazione futurista: il suo riferimento è sempre la natura inteso nella sua totalità di sintesi di forme e luce, nell’idea di ricostruzione globale che ha le sue radici fin dagli esordi del suo approcci all’arte.

Si avvicina prima alla musica con lo studio del violino che presto abbandona per la sua unica passione: la pittura. Lo studio della fotografia trasmesso da padre fu elemento fondamentale per la sua formazione a cui seguono gli studi presso l’Accademia Albertina che lascia nel1891 quando viene preso ad incarico da un prestigioso studio di un fotografo pittore, frequentato dall’aristocrazia e dall’alta borghesia torinese, tra cui personaggi quali Pellizza da Volpedo.

I primi dipinti ad inizio secolo seguivano lo stile divisionista, di cui nella capitale fu avanguardista. Anni intensi che lo porteranno a breve ad una svolta: una ricerca più sintetica e lo studio della luce. Lo studio del colore e della luce, che caratterizza la sua opera divisionista, costituisce per Balla l’inizio di una linea di percorso che approda alle conquiste dinamiche del Futurismo che condivide col suo allievo e amico Boccioni.

L’11 febbraio 1910, su invito degli allievi Umberto Boccioni e Gino Severini, sottoscrive il Manifesto dei pittori futuristi insieme a Carrà e Russolo; l’11 aprile sottoscrive “La pittura futurista”.

Nel 1914 uscì oltretutto “il manifesto dell’abito anti neutrale” creato poi nel 1915. Un abito che assecondava il pensiero futurista di modernità e progresso, che inneggiava alla guerra armonizzando meglio con lo spazio urbano per produrre un vivace effetto di simultaneità e velocità. A partire dal 1914 Balla compone tavole parolibere e scrive testi per la scena, avviando un collegamento tra l’immagine e la dimensione fonetico-rumorista.

Nel 1915 firma con Fortunato Depero il manifesto “Ricostruzione futurista dell’Universo”:Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente”. In quegli anni progetto scene per balletti, arredi e mobili, suppellettili, e partecipò anche alle sequenze del film Vita futurista (1916) presenziando assieme a Marinetti alle riprese. Un’arte totale che aspira ad influenzare molti aspetti dell’esistenza attraverso una radicale trasformazione dell’ambiente. Nel 1929 firma il Manifesto dell’aeropittura.

Balla portò avanti senza indugi la sua totale adesione al Futurismo tanto che nel 1926 scolpì una piccola statua con alla base la scritta ‘”Sono venuto a dare un governo all’Italia”; consegnata a Mussolini che apprezzo molto, diventa negli anni Trenta l’artista del Fascismo realizzando nel ’33 “La Marcia su Roma (verso di velocità astratta)” molto apprezzato dalla critica.

Con una lettera al giornale Perseo nel 1937 Giacomo Balla prendeva ufficialmente le distanze dalle attività futuriste. Da quel momento fu accantonato dalla cultura ufficiale, sino alla rivalutazione nel dopoguerra delle sue opere e di quelle futuriste in genere. “Avevo dedicato con fede sincera tutte le mie energie alle ricerche rinnovatrici, ma a un certo punto mi sono trovato insieme a individui opportunisti e arrivisti dalle tendenze più affaristiche che artistiche… e nella convinzione che l’arte pura è nell’assoluto realismo… ho ripreso la mia arte di prima: interpretazione della realtà nuda e sana che attraverso la spontanea sensibilità dell’artista è sempre infinitamente nuova e convincente”.

Morì a Roma il 1º marzo 1958 all’età di 86 anni.

La sua posizione nell’ambito del Futurismo è emergente e rivoluzionaria, seppur indipendente per la visione pittorica totalmente astratta e geometrizzante, per le combinazioni di linee e fasce luminose, le compenetrazioni di quadrati, triangoli, trapezi, diagrammi fantastici che registrano le vibrazioni del colore e della luce. Un Uomo che ha creduto fino in fondo che l’arte dovesse essere globalizzante, rallegrare e far parte della vita in ogni suo aspetto, ma che si intreccia con il periodo della Guerra e al Fascismo, un momento storico ancora buio della storia Italiana. Un Maestro che vediamo per la prima volta nella sua interezza grazie alla mostra bolognese, che quasi non riconosciamo per la portata, il tono intimistico e figurativo che segna una parte rilevante della sua produzione.

 

Location: Galleria d’Arte Cinquantasei – Via Mascarella 59/b – 40126 Bologna

Informazioni: Galleria Cinquantasei – 051 250885 – 335 6066009 – info@galleria56.it Inaugurazione: sabato 25 novembre ore 18 Durata: fino all’11 marzo 2018

Orari d’apertura: lunedì-sabato 10-13 e 16-19 domenica 16-19

Ingresso: gratuito

La mostra e il catalogo – realizzato da Edizioni Cinquantasei Bologna proporranno al pubblico un’appassionante lettura del lavoro di questo straordinario artista italiano padre del Futurismo.

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