Sono andato. Armato della lampada, dei miei colori e pennelli – l’atelier tascabile – dei libri letti e amati e soprattutto della fame di Vero e di Bello, l’uno sogno e segno dell’altro.

Stefano Faravelli

C’erano una volta – e ci sono ancora – i libri tridimensionali. Oggi anche detti “libri pop-up”! Chi da bimbo non è mai rimasto affascinato dai castelli, paesaggi, maghi e principesse nascosti tra una pagina e l’altra, in grado di costruirsi o ripiegarsi con un gesto? Incantati dalla schiusa di mondi fantasiosi racchiusi in un sottile spazio vitale. E chi di noi non ha mai raccolto una foglia, un ago di pino, un fiore, per nasconderlo tra le pagine di un diario? Forse poi, con l’età, si perde quel bisogno di conservare esperienze attraverso oggetti come biglietti usati, ricevute, tappi di bottiglia, etichette, francobolli, sassi, frammenti di stoffa… Preferiamo piuttosto scriverne, di un viaggio, o realizzarne fotografie e filmati. È più semplice, immediato, ma ancor più ci regala l’illusione di poter catturare tutto per riviverlo in seguito, prestando magari poca attenzione all’istante stesso in cui lo viviamo, perché impegnati a cercare una giusta inquadratura.

Ma li viviamo pienamente quei momenti, assaporando i profumi, i colori, la consistenza di una sabbia o di una zolla di terra, osservando le sfumature di un piumaggio o di un manto animale, le linee dei tetti di una moschea o di un tempio? Proviamo a immaginare, prima di partire per un viaggio in un luogo lontano, di prepararci attraverso letture storico-antropologiche meticolose e approfondite, ascoltando musica, sfogliando cartine recenti e antiche, libri di filosofia e persino qualche guida linguistica. Ci documentiamo sulla flora e fauna, sul clima e le tipologie di vegetazione che vedremo.

Questo – e molto altro – è il sentimento del viaggio di Stefano Faravelli:

Le mie pagine traboccano di paesaggi, animali e scene di vita quotidiana molto aderenti alla realtà. Sembrano frutto di una visione spontanea e invece sono preparati con cura attraverso letture, approfondimenti, in un paziente lavoro di studio prima della partenza. Per vedere occorre essere preparati. Il disegno è un modo per mettersi in contatto con il mondo, ma richiede uno studio preliminare. Per comprendere a fondo una cultura occorre leggere, ascoltare la musica locale, assaggiare i cibi, parlare con le persone del luogo, spostarsi il più possibile con i mezzi locali.

Pietre, piante, anfibi, piccoli e grandi animali reali o fantastici popolano il suo mondo oggi come quello di allora, quando da bimbo trascorreva le estati in un castello della Val Maira. Pittore, filosofo, viaggiatore, affascinato prima dall’oriente iraniano e poi dal resto del mondo, ha fatto dei carnet di viaggio una porta di accesso a quella sottile linea che sta tra il raccontare attraverso la parola scritta e la rappresentazione del non narrabile. India, Turchia, Francia, Spagna, Mali, Cina, Gerusalemme: sfogliando i suoi carnet, si ha la sensazione -per non dire la certezza – che esistano ancora mondi incantati ed esotici, raggiungibili solo da coraggiosi esploratori dopo giorni e giorni di cammino, terre ancora vergini da scoprire al di là delle Colonne d’Ercole. Cosa portare nello zaino?

Un set di acquarelli, una piccola macchina fotografica, e album di diverso formato: il carnet vero e proprio sarà un confluire di pittura e scrittura. Faravelli – con il padre Sergio – costruisce anche una quarantina di Boîtes à musique, scatole magiche: animali o personaggi immaginari, basilischi, frutto della fusione tra la sua fantasia creativa e suggestive iconografie antiquarie, mettendo in scena con automatismi meccanici «quella fosforica meraviglia da cui Platone diceva nascere – come Iride da Taumante – la filosofia». L’artista collabora dal 1987 anche come scenografo, creatore di marionette, macchine sceniche e pittore per il Teatro dei Sensibili di Guido Ceronetti. L’infanzia trascorsa a contatto con la natura ed i suoi piccoli grandi abitanti regala all’artista un sincero e vivissimo interesse per le più diverse forme di vita: coltiva e conserva un’avida curiosità per tutto quanto si muova; la zoologia lo appassiona, vuol chiamare anche i più piccoli insetti o anfibi con il loro nome esatto. A proposito della sua ultima spedizione in Madagascar, racconta di aver ritrovato inaspettatamente una sorta di ancestrale richiamo alla fanciullezza. Citando Teologia e natura di Ralph Waldo Emerson, l’artista racconta: 

Nelle foreste un uomo elimina i suoi anni come un serpente la sua pelle, e in qualunque periodo della vita è sempre un bambino. Nelle foreste è la perpetua giovinezza. Talvolta, nel verde stupore, trasalivo dalla forza con cui percezione e ricordo sembravano uniti in un unico atto. Un ricordo ‘precognitivo’; il ricordo, se così posso dire, di una memoria diversa da quella gravata dal senso e dalla durata. In verità la foresta ha sempre abitato in me! Quando ero bambino, oh quanto di più! Il mio primo quaderno di scuola è zeppo di foreste. Palme e liane, serpenti e uccelli tropicali. In uno di essi ho ritrovato scritta una parola – ‘mamma’ – compitata per bene, incongruamente scivolata nel disegno. La prima parola imparata, e spesso anche l’ultima a essere pronunciata.

Forse perché l’uomo ha ricercato nell’habitat delle foreste una prima dimora terrestre, forse perché alcune di quelle rimaste oggi ancora intatte conservano ancora testimonianze viventi del nostro appartenere a quella che a volte definiamo ancora ‘Madre Natura’. Il viaggio, come l’arte, rimanda a sfere del nostro esistere ai confini con il sogno, i desideri, l’inconscio; forse ha bisogno di sostare profondamente nel nostro corpo, nelle esperienze fisiche dei nostri sensi, prima di potersi trasferire in una forma di racconto o di ricordo ancora parlanti. Così si raccoglie un camaleonte morente, per immortalarlo in un acquerello, come una forma di lode per la sua minuscola e preziosa esistenza.

Quando dipingi dal vero è come se penetrassi nella struttura del vivente e lo assimilassi.

Osservarne ogni squama mentre cambia colore, è vivere quegli istanti di viaggio e farli propri per sempre.

 

About The Author

Leave a Reply

Your email address will not be published.