“La creatività non è limitata alle persone che praticano una delle forme tradizionali d’arte, e anche nel caso degli artisti la creatività non è ristretta all’esercizio della loro arte.
Ognuno di noi ha un potenziale creativo che viene adombrato dalla competitività e dall’aggressione del successo”.
Joseph Beuys

In questo libro, il cui titolo prende spunto dal testo di Gene Youngblood, “Expanded Cinema”, l’autore sostiene che è avvenuta una profonda destabilizzazione del sistema artistico, da lui definita come la svolta “fringe” dell’arte contemporanea. Molte barriere tradizionali sono crollate; si è aperto un orizzonte enormemente più vasto all’interno del quale è difficile orientarsi. Esso comporta molti pericoli, ma offre al contempo nuove opportunità per chi voglia avventurarsi su questo terreno, a condizione di saper trasformare le molte informazioni disordinate e frammentarie di cui disponiamo in un discorso coerente che costituisca una nuova conoscenza estetica in grado di indirizzare un’attività artistica avvincente. La singola produzione artistica non basta più a se stessa, ma richiede per la sua comprensione un corredo di dati che sollecitino la massima attenzione e le conferiscano legittimità e autorevolezza: Mario Perniola introduce perciò il neologismo di “artistizzazione” e si sofferma sulle operazioni che la rendono possibile.

Sono molti i quesiti circa la confusione sul sistema dell’arte contemporanea a cui l’autore risponde per fare chiarezza. La sua disamina si rivolge sia al curatore che all’artista, soprattutto a quello inconsapevole o autodidatta.
Da un lato c’è l’arte riconosciuta dalle istituzioni, con la sua cinquantina di artisti fondamentali, le sue gallerie e le sue grandi mostre. Poi ci sono gli outsider, quei dilettanti che fanno saltare la distinzione tra il professionista e chi non lo è.
Che cos’è l’arte? E’ arte tutto ciò che le istituzioni e i mediatori riconoscono come tale, per dirla con l’accademico John Dickie, e questa è un tipo di risposta tautologica.
La risposta estetica invece è impossibile da dare. Gli studiosi estetici, in senso filosofico e in linea generale, non si sono occupati di cosa sia l’arte.
Gli argomenti che Mario Perniola cerca di dipanare sono quelli su cui la maggior parte degli addetti ai lavori si interroga: la confusione tra gli outsider e gli insider, i tipi di sfida che deve affrontare il curatore di una biennale per comunicare un progetto artistico e soprattutto, da cosa viene investito il pubblico di una grande mostra.
E sarà vero che solo i folli sanno fare arte vera?
La parte centrale del libro, che si occupa delle strategie teoriche, si svolge su tre capitoli e relative affermazioni divergenti: Gli psicopatici non sono artisti – Solo gli psicopatici possono essere artisti – Gli psicopatici sono un particolare tipo di artisti.

Qui Mario Perniola parte dalle analisi dello psichiatra tedesco Hans Prinzhorne, il primo a raccogliere e studiare la produzione visiva di migliaia di malati di mente, passando per Dubuffet e arrivando alle teorie de Il pensiero selvaggio dell’antropologo francese Lévi-Strauss.

Resta aperta la discussione sugli artisti marginali che solo dopo la morte sono diventati artisti istituzionalizzati, come nel caso di van Gogh salito, a un secolo dalla sua morte, ai vertici dell’arte mondiale.
Quel che è certo è che l’economia della fama, o della rinomanza, passa ancora oggi attraverso il lavoro dei critici, delle riviste specializzate, delle gallerie e dei curatori. Il brand che conta più dell’opera, dove l’artista manifesta un atteggiamento ironico nei confronti della creazione, che va al di là del feticcio, era una svolta già avvenuta nel Romanticismo ed è la cifra dell’arte contemporanea dove l’artista è chi non sa bene cosa sia l’arte.
“Non ho nulla a che fare con l’arte, e questa è l’unica possibilità di poter fare qualcosa per l’arte”, diceva più o meno così, Joseph Beuys.

L’arte espansa di Mario Perniola
2015
Vele Einaudi
pp. 112
€ 11,00
ISBN 9788806226510

Mario Perniola è un filosofo, saggista e scrittore italiano.
Teorico dell’arte contemporanea, è anche ordinario di estetica all’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, dove dirige il Centro di Studio e di Documentazione “Linguaggio e pensiero” e la rivista di studi culturali e di estetica Agalma.

Dello stesso autore:
• La società dei simulacri… Bologna, Cappelli, 1980. Nuova edizione, Milano, Mimesis, 2011.
• Dopo Heidegger. Filosofia e organizzazione della cultura, Milano, Feltrinelli, 1982.
• L’estetica del Novecento, Bologna, Il Mulino, 1997.
• Disgusti. Nuove tendenze estetiche, Milano, Costa & Nolan, 1999.
• I situazionisti, Roma, Castelvecchi, 1998, 2005.
• L’arte e la sua ombra, Torino, Einaudi, 2000, 2004

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