EDITORIALE (29/10)

“Parlare di crisi significa promuoverla; non parlarne significa esaltare il conformismo. Cerchiamo di lavorare sodo, invece. Smettiamola, una volta per tutte, l’unica crisi minacciosa è la tragedia  di non voler lottare per superarla.”

Albert Einstein

Senza dubbio, questo momento storico non lascia spazio a interpretazioni:la crisi c’è,  e sarebbe insano negare il disagio sociale in cui è precipitata l’Italia.

Ma quanta di questa pestilenza economica intacca il lavoro dell’artista?

In questi  anni  ho ascoltato le confessioni dei miei tanti amici pittori e scultori, i loro commoventi sfoghi e le continue delusioni cui il sistema arte li sottopone, perché percepito dai più come capace di mandare avanti solo i soliti noti, a discapito dell’artista meno fortunato.

Tanti mi chiedono amaramente: «A che serve continuare ad esporre?»

Sono però convinto che sarebbe più giusto, ed onesto, domandare a sé stessi il motivo profondo e urgente che spinge a disegnare, dipingere e scolpire. Nonostante tutto.

Se il motivo è quello di arricchirsi per riscattare una vita anonima attraverso la celebrità, avete sbagliato ambizione.

Essere o fare gli artisti?

L’alternativa potrebbe essere quella di chiudersi in casa, andare in letargo e bruciare tele, scalpelli e colori.

O aspettare che venga l’Età dell’Oro, per cui anche l’ultimo degli imbrattatele o il neo diplomato all’Accademia diventino campioni d’incassi.

Spiacente di disilludere gli ottimisti, ma di tempi migliori non se ne vedranno: nulla cambierà proprio perché, a mio avviso, nell’arte nulla è cambiato.

La crisi ha intaccato tutti gli ambiti del fare, ma non ha certo sconquassato l’economia artistica.

Ma allora «Perché non si vende?» mi chiedono gli amici artisti.

E invece si vende, eccome! E i compratori sono coloro che possono permettersi di trarre profitto dalla crisi.

E chi è che trae profitto dalla crisi, mi chiederete?

Beh, pensateci un attimo e ci arriverete da soli.

Tuttavia, e vorrete perdonare la mia romantica attrazione nei confronti di questi geni squattrinati e scapestrati, pittori ricchi e famosi ne conosco davvero pochi, e di giovani pittori milionari in Italia non ce n’è:conosco invece la realtà dei tanti che quotidianamente sfidano l’assoluto di una tela bianca con il coraggio dei colori.

Abbiamo cantanti, attori e atleti appena ventenni ma ricchi oltre ogni logica, però lo stesso non vale per i pittori o gli scultori. D’altra parte il mercato è spietato, e il potenziale artistico di un ragazzo può essere immenso, ma restare commercialmente nullo.

E questo è il mondo dell’arte:continuare a biasimarne il sistema perché al suo interno si occupa un ruolo marginale, significa solo sottrarre tempo ed energia al proprio lavoro.

A tal proposito è meglio rimboccarci le maniche, cercando sempre d’identificarci nell’umile operosità dell’artigiano, piuttosto che nella sterile e arrogante prosopopea dell’artista arrivato.

Consiglio agli artisti di ridimensionare i prezzi delle opere:sono a conoscenza di pretese economiche che sfiorano il ridicolo, non solo rispetto al particolare momento storico.

A chiunque dimostri di apprezzare la vostra arte, pur non disponendo di grandi mezzi, vada tutta la disponibilità che riservereste al più fornito dei collezionisti, magari accordandogli privatamente un tipo di pagamento che agevoli l’acquisto.

Tutti meritano la bellezza e, allo stesso modo, tutti tirano sul prezzo, ma per motivi diversi.

Adottare verso potenziali collezionisti la chiusura che il sistema dell’arte credete riservi a molti di voi, porta a un nulla di fatto di cui poi non dovete lamentarvi.

Create anzitutto per voi stessi, ma anche per il vicino di casa, per l’ortolano di quartiere, così come per l’insegnante dei vostri figli.

Smettiamola di credere che il mondo sia uno star system di vincenti. Il mondo è ciò che vediamo dalle nostre finestre e non dentro lo schermo della tv.

E se le leggi non scritte dell’arte non possiamo cambiarle, sappiamo invece che le crisi si superano, meglio se con un sorriso: richiede meno fatica di un grugno imbronciato e, forse, ci guadagneremo un po’tutti.

About The Author

Sandro Serradifalco
Editore, critico e saggista
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Muove i primi passi nel mondo dell'arte nella doppia veste di pittore e gallerista: l’esperienza vissuta all’interno dei meccanismi di entrambe le barricate gli permette di occuparsi con rara sensibilità dell’immagine degli artisti, attraverso la creazione di eventi di importante caratura nazionale ed estera.

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