Il Leviatano – Botta e Risposta con il direttore di Effetto Arte

a cura di Stefania Bison

Si è conclusa da qualche giorno la Prima Triennale d’Arte Contemporanea di Verona, evento che ha visto la presenza di oltre cinquecento artisti italiani e stranieri, di un vasto e interessato pubblico e di importanti nomi del mondo dell’arte e del giornalismo.

SB: Cosa distingue la Triennale di Verona dalle altre manifestazioni similari che ci sono in Italia?

P.L: È una domanda pericolosa da fare al direttore di Effetto Arte, in quanto potrebbe esserci la giusta accusa di giocare in casa. Ma la scelta del mio, ormai decennale, passaggio dall’Editoriale Giorgio Mondadori a EA, è dovuta al fatto che qui gli artisti non sono considerati come una cifra da cui attingere, ma sono anime a cui necessita una sede credibile e dignitosa in cui esporre le proprie ricerche pittoriche e plastiche.

SB: A livello esclusivamente espositivo, che impressione le ha fatto?

PL: La Triennale di Verona ha avuto il grande pregio di accogliere le opere e gli artisti, senza discriminarne i linguaggi estetici. Verona è stata dal 9 al 12 giugno lo specchio di cosa si produce in Italia e all’estero a livello interdisciplinare, e dove l’assenza di opere d’ambito della neoavanguardia è quanto mai significativo. La neoavanguardia riguarda altre manifestazioni italiane e internazionali, dove tutto si gioca in base alla domanda e all’offerta del mercato.

SB: Quali sono state le sue sensazioni visitando la Triennale?

PL: Ciò che mi ha entusiasmato maggiormente nei giorni della mia presenza alla Triennale è stato il poter parlare e confrontarmi con gli artisti presenti, e ognuno di loro mi ha trasmesso moltissimo sia a livello di qualità che di contenuti.

SB: Quali sono i contenuti che più l’hanno coinvolta?

PL: Sono similari, in quanto accomunati dalla poesia dell’invisibile che si fa visibile. Questi artisti hanno la trasparenza morale di non conoscerne, in realtà, le radici. Radici che vengono da lontano, dal loro inconscio collettivo alla ricerca del Paradiso perduto che, tramite la loro emozione, si trasforma nel microcosmo visionario apparso come un sogno a occhi aperti, e poi lentamente rielaborato.

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