Galleria Valentina Bonomo

18 aprile – 30 giugno 2018

di Lea Ficca

Pochi elementi: una casetta appena accennata, costruita con pietre grezze o con travi di legno che sorge, precaria, su un fazzoletto di natura selvaggia e spoglia, una donna abbigliata con capi umili e dal sapore antico, uno sfondo fatto solo di cieli e di quei pochi alberi che si intravedono in lontananza. E poi quel bianco e nero che asciuga ancor di più la scena, la congela come una cartolina senza didascalie, che pare riemergere da un vecchio cassetto in cui polvere e tempo hanno fatto il loro corso. Gli scatti presentati dall’artista romana Ra di Martino fanno parte della serie Play House, realizzata nel 2018 ed esposta per la prima volta in occasione della personale attualmente in corso presso la galleria Valentina Bonomo, situata nel cuore della capitale.

Le immagini conservano un carattere intimo e famigliare. Poche foto di piccolo formato sembrano entrare nello spazio espositivo in punta di piedi, quasi a non disturbare l’intimità e il silenzio della galleria, loro stesse intime e silenziose. La sensazione che si avverte osservando queste immagini potrebbe risvegliare una memoria personale e domestica, data forse dall’epoca delle scene e dai vestiti delle donne raffigurate, che riportano alla mente i vecchi album di famiglia e le atmosfere rurali di un’Italia di un secolo fa. Ma in realtà queste fotografie attingono a mondi molto più lontani sia geograficamente che temporalmente: esse narrano infatti i viaggi delle pioniere americane che, alla fine del XIX secolo, si dirigevano verso il west per cercare un lembo di terra sul quale stabilirsi e costruire la propria casa. Da queste immagini la di Martino è partita per crearne di nuove, rielaborando lo scatto originale con altre fotografie attraverso collages e manipolazioni in camera oscura, ottenendo dunque un’immagine finale che si rivela essere solo un’illusione.

Proprio sul concetto di illusione e confine tra reale e fittizio si costruisce la ricerca dell’artista, che volge la sua attenzione al rapporto tra fotografia e cinema. Interesse già manifestato in altri lavori, come la serie sui set abbandonati in Nord Africa, il cinema rivela già nella sua essenza l’illusorietà di una realtà creata ad hoc, che lascia delle tracce di qualcosa che nel mondo reale non è mai esistito. Ra di Martino agisce su questo paradosso, sul mostrarci i resti di una scena che ci palesa, indicandoci allo stesso tempo come tale scena non sia che una finzione.

Nella mostra presentata alla Valentina Bonomo questo senso di “messa in scena” si avverte senza troppi sforzi. E’ l’artista stessa a metterci in guardia sulla falsità dell’immagine, e lo fa anche attraverso espedienti che vanno oltre l’opera fotografica: nella sala principale, ad esempio, il soggetto di una fotografia è ripreso nella parete adiacente da un’installazione in cui è stata ricostruita la facciata della casa che emerge nel secondo piano dello scatto. Una sorta di scenografia che, se da un lato ribadisce la volontà della di Martino di smascherare la bugia dell’ambientazione, dall’altro trae ancora ispirazione dal mondo dei set cinematografici, suggeriti dalla ricostruzione di uno scenario, in questa occasione la facciata di una casa.

Anche nelle fotografie della serie Open Trees, realizzate tra il 2014 e il 2018, l’artista attinge a diversi archivi di giornali e altre fonti per ricreare immagini di nature selvagge ma impossibili, in cui ancora una volta questi panorami sono il risultato di rielaborazioni che non sono celate, ma anzi divengono protagoniste del lavoro. Alberi e piante che fluttuano in cielo o momenti differenti che convivono nella stessa scena danno vita a una fotografia volutamente surreale che, come afferma l’autore del testo Peter Benson Miller “tende a sovvertire l’idea che l’archivio abbia una veridicità assoluta o predominante”, una veridicità che basta manipolare perché ne diventi un’altra.

A chiusura della mostra, la piccola sala della galleria ospita un video realizzato attraverso altre immagini di repertorio di un pezzo di storia del nostro paese, il Piper di Torino. L’artista ha manipolato vecchi scatti, sovrapponendoli tra loro e creando, con il suo intervento, incontri tra persone che nella realtà non avvennero o di cui, comunque, nessuna macchina fotografica riuscì a dare testimonianza.

INFO:

Ra di Martino

18 aprile – 30 giugno 2018

Testo a cura di Peter Benson Miller

Galleria Valentina Bonomo

Via del Portico D’Ottavia 13, Roma

About The Author