Chi non punisce il male, comanda che si faccia.
Leonardo da Vinci

La sensazione che io ho provato è quella di sgomento per l’incapacità e l’insensibilità di quelli che non hanno e non intendono la differenza tra un capolavoro come questo e un cassonetto. D’altra parte si capisce, perché nell’arte del Novecento, l’opera più importante di cento anni fa esatti è l’Orinatoio di Duchamp, e a un ragazzotto idiota che viene a vedere un coglione che insegue una palla per metterla in rete non gliene frega assolutamente niente e non sa che questo non è un cassonetto, pensa che sia una discarica pubblica. D’altra parte questo è il vero problema:la sensibilità di questa gente è così modesta da farci cascare le braccia. Una cosa come questa è il sintomo di una fine di civiltà, non è tanto il danno in sé, il danno si può riparare senza fatica (…) è un danno gravissimo dal punto di vista simbolico, danno alla civiltà, danno di coscienza, non è un danno materiale grave possiamo quindi essere felici che la fontana ricominci la sua funzione. L’Amministrazione Comunale ha usato l’Obelisco di Piazza Navona per proiettarci il buon Natale con un Babbo Natale sotto, quindi è la stessa cosa… se tu usi un monumento per fare lo schermo dei tuoi auguri di Natale sei uguale a questi qua…
Vittorio Sgarbi

Che la tifoseria estrema, di qualunque paese e colore, ragionasse alla Darth Fener – “Se non sei con me, sei mio nemico” – non è novità per nessuno.
Gli hooligan si comportano con la tifoseria avversaria – e con il paese che li ospita – come se fossero soldati in guerra che mirano a distruggere il nemico, così come tutto ciò che li circonda.
Resta il fatto che questi 3-400 pericolosi idioti picchiatori, conosciuti dalle Questure di mezza Europa, piazza di Spagna non dovevano vederla nemmeno in cartolina. Ma Roma, come precisamente descritta da Paolo Sorrentino nel suo film premio Oscar “La Grande Bellezza”, è città troppo abituata alla maleducazione per distinguere d’istinto la quotidiana cafonaggine dal teppismo, tanto da lasciarli fare finché i poliziotti non si sono accorti che gli olandesi avevano superato anche gli standard della tifoseria capitolina.

Il nuovo sacco di Roma ci è comunque costato 3 milioni di euro di danni e una catena di scaricabarile che va dal sindaco Marino al Prefetto, dal Questore a chi ha disatteso il divieto di vendita d’alcool, alla società Feyenoord fino alla stessa Olanda che se ne frega della barbarie commessa dai suoi cittadini. Intanto noi italiani, che alle scuse siamo abituati, ma delle quali non ce ne facciamo niente, siamo stati umiliati nel cuore della nostra capitale, una Roma città aperta in tutti i sensi. Chiunque abbia visto le agghiaccianti immagini dello scempio alla seicentesca Fontana della Barcaccia di Bernini, in Piazza di Spagna, ha avuto la netta sensazione di un’azione di guerra che, sebben dichiarata con anticipo, i nostri soldati non avevano nessuna intenzione di combattere. Ironia della sorte, il nome “barcaccia” era quello che si soleva dare a una barca in procinto di affondare, ma nell’antica Roma così si chiamavano anche le imbarcazioni che servivano per il trasporto fluviale delle botti di vino, da cui le fiancate basse per facilitarne carico e scarico. Ma gli usi e i costumi cambiano coi secoli e nella Barcaccia di qualche giorno fa si caricavano, anzi si lanciavano, bottiglie di birra.
E a questo punto, la colpa non è tanto degli hooligan che fanno gli hooligan – ubriacarsi, urlare, spaccare e menare le mani – ma è del Governo e della città di Roma che non ha fatto ciò che appunto sono preposte a fare le istituzioni: difendere, ma soprattutto prevenire. Alla faccia del Daspo, misura di prevenzione nata proprio in Italia nel 1985 dopo la tremenda tragedia causata dagli hooligan inglesi allo stadio Heysel di Bruxelles, dove trovarono la morte 32 italiani.
Ma come dice Vittorio Sgarbi, in fondo questa volta ce la siamo cavata, poteva andare peggio. Oppure, come diceva il Buono al Brutto: “Dio non è con noi, perché anche Dio odia gli imbecilli” è la frase che meglio rende la figuraccia internazionale che abbiamo fatto insieme agli olandesi: loro quella degli stronzi sì, ma noi, che poveri coglioni!
Internazionalmente ne usciamo come un paese ignavo che non difende né i propri cittadini né ciò che, irripetibile qui e altrove, non sarà più ma che qui, più che altrove, fa dell’Italia ciò che ancora rappresenta culturalmente, nonostante la bassa statura di quegli italiani che ci governano. La ferita interna, invece, è un’altra botta all’orgoglio che aggiunge frustrazione a frustrazione, in un momento tra i più incerti per il nostro paese, che avrebbe bisogno di più azione e di meno sparate epocali su Twitter.
Anche solo un pezzettino di marmo tolto da una mano che non è quella dell’artista che ha creato l’opera, e che si muove per offendere, è un’onta al genio e alla civiltà che va punita con estrema severità perché sia di monito ai barbari del presente e del futuro, che ce ne sono e ancora ce ne saranno, purtroppo.

Come diceva Ignazio Silone, “il male da combattere non è quella triste astrazione che si chiama il Diavolo; il male è tutto ciò che impedisce a milioni di uomini di umanizzarsi. Anche noi ne siamo direttamente responsabili…” Beh, noi, questi “impediti all’umanizzazione” li abbiamo pure agevolati, al punto che la Barcaccia facevamo prima a spaccarcela da soli, mandandoci Tafazzi: nonostante il delitto in favore di telecamera, con tanto di arrestati e di processati per direttissima, ad oggi il reato di danneggiamento a opere d’arte – che equivale a 15 anni di meritata galera – non è ancora stato contestato, nonostante le 110 scalfiture provocate alla fontana dalle bombe carta gettate al suo interno. Restano, per ora, i reati minori per i quali nessuno in Italia va in prigione, e una pena complessiva di 360 mila euro che molto probabilmente non vedremo mai.
Come l’acqua che lentamente levigherà ciò che oggi la mano non può riparare – 60 sfregi sulla Fontana della Barcaccia – così il tempo penserà a farci dimenticare quest’ultima umiliazione, che tanto per queste cose abbiamo memoria corta e nichilismo galoppante.

Alla fine, l’unico a non essere mai entrato in partita nel match Italia-Olanda è stato proprio il nostro Governo, come un arbitro distratto che non vede e non sente e nel dubbio lascia correre anche i falli da espulsione.
E mentre noi facevamo entrare i barbari in casa aprendogli la porta, Andrea Croce, un tifoso della Roma – mai segnalato al Daspo – che aveva acquistato a dicembre i biglietti per la partita di ritorno Feyenoord-Roma, che si terrà a Rotterdam il prossimo 26 febbraio – posto in tribuna centrale, non in curva ultras – si è visto annullare e rimborsare il biglietto a fine gennaio con la seguente motivazione:”Non consentiamo l’ingresso agli italiani, ma non si preoccupi, le rimborseremo subito l’importo.”

Ps: E’ doveroso aggiungere che, dopo aver scritto questo articolo e dopo le innumerevoli proteste mezzo stampa e sui social network, qualcosa si è mosso ed è partita una raccolta fondi – Scusa Roma 99,9% Olanda – su iniziativa di una cittadina olandese, Elisabeth Jane Bertrand, con la seguente motivazione:

Mostriamo ai romani che anche noi olandesi ci vergogniamo di questo comportamento e facciamo una donazione al Comune di Roma, così che potremo tornare a visitare la Città Eterna a testa alta. Vogliamo che sia chiaro che noi olandesi abbiamo la capacità di agire e non solo buone parole e buone intenzioni. Mandate le vostre donazioni alla campagna “Scusa Roma”, così mostreremo che il 99,9% degli olandesi si scusa per l’accaduto con Roma e con i suoi feriti, prendendosi carico della pulizia e del restauro di ciò che è stato danneggiato. Chiediamo una donazione minima equivalente al prezzo di un bouquet di tulipani, così che la città di Roma possa ricevere un regalo che valga quanto un campo di migliaia di tulipani. Questa campagna è sostenuta da Dolcevia.com, il più grande sito promozionale per l’Italia in Olanda.

Fino ad oggi, in tre giorni, sono stati raccolti più di 7000 euro con 308 donazioni che giungono insieme a numerosi messaggi di scuse e sentimenti di vergogna.
Grazie di cuore a Elisabeth e a tutti gli olandesi che hanno donato e doneranno.

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Sandro Serradifalco
Editore, critico e saggista
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Muove i primi passi nel mondo dell'arte nella doppia veste di pittore e gallerista: l’esperienza vissuta all’interno dei meccanismi di entrambe le barricate gli permette di occuparsi con rara sensibilità dell’immagine degli artisti, attraverso la creazione di eventi di importante caratura nazionale ed estera.