Il Leviatano – Botta e Risposta col direttore di Effetto Arte

a cura di Barbara Zucchi

 

Ogni giorno alla stessa ora, alle 8 del mattino, io so che Paolo Levi è pronto a non far prigionieri. Sin quando non avrà un minimo pentimento lo prenderò alla sprovvista per ottenere da domande “normali” risposte infami.

 

BZ: Chi può permettersi il lusso di farsi chiamare critico d’arte?

 

PL: Chi ha a propria disposizione il percorso della storia dell’arte dal ‘300 ad oggi con tutte le sue contraddizioni. Questa cultura, legata anche allo studio della filosofia, lo mette in grado di decodificare anche un solo quadro di un autore contemporaneo, chiarendo all’artista sino in fondo il suo messaggio. Ma non è sufficiente. Bisogna scrivere non tanto presentazioni di mostre, dove basta accontentare il pittore con aggettivazioni tipo ”le sue opere sono un capolavoro” ma bisogna produrre pubblicazioni monografiche e tematiche, secondo il periodo studiato e privilegiato, documentazione che solo in parte permette di gratificarsi con lo status symbol di “critico d’arte” sul proprio biglietto da visita.

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