Il Leviatano – Botta e Risposta col direttore di Effetto Arte

a cura di Barbara Zucchi

 

Paolo Levi non fa prigionieri. Sin quando non avrà un minimo pentimento lo prenderò alla sprovvista per ottenere da domande “normali” risposte infami.

BZ: Cosa ne pensa del Padiglione Italia della 56ma Biennale di Venezia?

PL: Esula dalle mie abitudini commentare positivamente o negativamente un evento internazionale d’arte contemporanea se non sono stato presente come visitatore attento. Certo mi sono letto con attenzione i giornali di settore e la stampa quotidiana per farmi una minima idea di quale sia, in questo contesto, il Padiglione Italia. Se da una parte sono la persona meno adatta per dare un giudizio nei confronti della sperimentazione concettuale attuale di artisti ormai storicizzati, in quanto, come si sa, non sono un necrofilo che crede alla definitiva morte per omicidio della tradizione pittorica e plastica a livello tecnico, sono certo che non si può andare avanti in questo modo. Lo spettacolo delle solite italiche presenze è quanto mai significativo nella loro noiosità, ma il dramma in verità è che se la pittura e la scultura non hanno più niente da dire, come sostengono gli esegeti nietzschiani del nostro tempo, anche loro continuano a ripetere se stessi come un mantra. Non ci lamentiamo quindi se c’è crisi di nuove presenze, in quanto questi signori non lasciano spazio alle nuove generazioni di sperimentali. Le porte ai giovani avanguardisti sono completamente chiuse. La generazione sulla cresta dell’onda negli anni ’60 e ’70 dovrebbe essere rottamata per lasciare spazio alle giovani leve. Ma al mercato dà fastidio perché farebbero concorrenza ai loro coetanei presenti a livello internazionale mentre gli altri sono esclusi, dall’Arte Fiera di Basilea a Documenta di Kassel, dove i giochi sono fatti alle spalle dell’Italia. La cosa più vergognosa è che gli operatori di mercato fuori dal gruppo dei vari Kounellis, Paladino & Longobardi vorrebbero essere aiutati dal governo italiano a livello di spinte per raggiungere la promozione ma trovandosi le porte chiuse ovunque la situazione è questa: i rivoluzionari di ieri sono diventati gli accademici di oggi e attendiamo un 14 luglio che parta proprio dalla prossima biennale.

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