Il Leviatano – Botta e Risposta col direttore di Effetto Arte

a cura di Barbara Zucchi

 

Paolo Levi non fa prigionieri. Sin quando non avrà un minimo pentimento lo prenderò alla sprovvista per ottenere da domande “normali” risposte infami.

 

BZ: Ha inaugurato ieri il Museo della Merda a Castelbosco, in provincia di Piacenza. Nasce da un’idea dell’imprenditore agricolo Gianantonio Locatelli, che assicura di non essere stato ispirato dalla celebre “merda d’artista” di Manzoni. Potevo non chiederti cosa ne pensi?

PL: C’è poco da schernire o rimanere scandalizzati. Sembra una ripicca, ma in verità è sempre stato un mio sogno la realizzazione di un museo dedicato alla ritualità della defecazione, non animale, ma umana. Ho sempre avuto presenti in mente i nomi dei possibili membri del Comitato Scientifico. Sono quelli che selezionano gli artisti d’ambito sperimentale per l’Arte Fiera di Basilea. Sono i raffinati eredi di Giorgio Vasari, studiosi d’arte contemporanea che considerano assai più di una reliquia la scatoletta di latta sigillata, con etichetta Merde d’artiste, di Piero Manzoni. Proprio per questo motivo ritengo doveroso definire a livello accademico questi eredi dello storico d’arte del Cinquecento: “Vasari da Notte“, in quanto studiosi di un prodotto museale d‘arte manzoniana dove i promessi sposi sono il frutto di un’intuizione concettuale, fattasi forma e colore. E’ anche un tenero ricordo di un recipiente dove da piccoli facevano la pupù, con la gioia negli occhi delle loro mamme. Il compito gravoso per il Comitato Scientifico sarà quello di selezionare e mettere al lavoro una vasta schiera di giovani operatori estetici che creino appositamente scatole, scatolette, di qualsiasi forma, dimensione e colore, in latta. Avranno l’obbligo di essere creazioni bizzarre, con singola etichetta dedicata ai loro modelli viventi, come Jeff Koons e Christopher Wall o defunti come Andy Warhol. Rappresentano nel loro caso un faro per gli invidiabili successi espositivi e di mercato internazionale. Sull’oggetto dedicato ad ogni vitellino d’oro prescelto oltre al cognome apparirà il titolo storico Merde d’artiste e la garanzia della presenza dell’ escremento solo a livello concettuale. Se riesco ad ottenere a livello di sponsor l’appoggio delle case farmaceutiche, sensibili al mio progetto, vedo bene per la sede la città di Basilea. La cultura d’arte contemporanea disporrà, per la prima volta, di un luogo pubblico in odore di santità. In effetti, liberare l’intestino rappresenta un momento di raccoglimento, un atto di abbandono materiale, seguito da un sospiro di sollievo. Rappresenta un’antico atteggiamento interclassista, che pone sullo stesso piano ricchi e poveri, gli intellettuali politicamente impegnati nei bisogni dei popoli e i semplici qualunquisti, dalle necessità rivelate solo a pochi intimi. E’ una parola che non appartiene a livello d’insulto al mio dizionario personale. La trovo apprezzabile solo se a pronunciarla è un nobile sabaudo dalla piacevole erre moscia.
Sono certo che non mi sarà data l’autorizzazione di intestare il Museo a Piero Manzoni. Nessuno mi potrà vietare di dedicarlo al nome di Cambronne. E’ stato un generale francese passato alla storia perché di fronte all’inevitabile sconfitta a Waterloo, gridò in faccia al nemico: Merde!

About The Author