Il Leviatano – Botta e Risposta col direttore di Effetto Arte

a cura di Barbara Zucchi

 

Paolo Levi non fa prigionieri. Sin quando non avrà un minimo pentimento lo prenderò alla sprovvista per ottenere da domande “normali” risposte infami.

BZ: Christo ha annunciato ieri, insieme al critico Germano Celant, curatore del progetto, che finalmente realizzerà il suo sogno di camminare sull’acqua, “impacchettando” l’acqua del Lago d’Iseo nel giugno del 2016. Cosa ti suggerisce?

 

PL: Piaccia o non piaccia si deve dare atto a Christo della sua coerenza di artista concettuale, talmente originale e rivoluzionario che non potrà mai avere epigoni. Sostengo che non ci sia nulla da deridere in questa sua continua sperimentazione estetica di un impacchettare che ha più chiavi di lettura e che non è da sottovalutare. La genialità creativa di Christo è quella di avere questo nome che si addice alla camminata sull’acqua, ma tolta la parte colta e ironica c’è tutta una simbologia che possiamo leggere in chiave struggente, estetica e paesaggistica di conservare la natura. Il messaggio in questo contesto è quanto mai spirituale.
Altrettanto coerente è il critico Germano Celant, che è l’unico studioso italiano d’ambito sperimentale internazionale che da circa 40 anni segue coerentemente un percorso di lettura di una ricerca totalmente al di fuori dei canoni tradizionali, a cui io mi sento drammaticamente legato per il mio culto del museo Antico e la sua continuità con quello Moderno. Germano Celant è lo storico che senza dubbio ha tenuto a battesimo sin dal suo sorgere l’arte povera, che non ha nulla da spartire con certe buffonate che non entreranno mai nella storia dell’arte, e non facciamo nomi sennò roviniamo il loro mercato. Come si sa, Christo non appartiene all’infinita schiera di profeti della morte dell’arte che hanno come capostipite Nietzsche.
In più, il concettuale bulgaro non ha nulla da spartire con critici come Achille Bonito Oliva, che ormai sta vivendo la sua gloria meritata, grazie a una incomprensibile distrazione del sempre attento ex Presidente della Repubblica Napolitano, che l’ha nobilitato col titolo di Grande ufficiale al merito della Repubblica Italiana senza essere informato che decorava un cantastorie che, però, non ha nulla da spartire col grande Ciccio Busacca.

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