Il Novecento si apre nel rifiuto della classiche tradizioni culturali, e con la ricerca di nuovi moduli espressivi. Questo sentimento genera un grande fermento nel mondo delle arti, con tendenze innovative e risultati a volte apparentemente antitetici. Ma ovunque si percepisce un bisogno di di rottura con un passato che, più in fretta che mai, sta diventando desueto. Grandi cambiamenti hanno modificato i modelli e i ritmi di vita: dalla seconda rivoluzione industriale, alle teorie dell’evoluzionismo darwiniano, dalla psicanalisi di Freud, ai primi studi sulla divisione dell’atomo, fino alle nuove tecnologie, che aprono imprevedibili orizzonti sia in ambito scientifico che culturale e sociale. Si assiste quindi alla diffusione di ideologie che influenzano anche l’arte, come già il pensiero anarchico di Bakunin aveva in parte suggestionato le intuizioni percettive dei Simbolisti. In quegli anni l’artista rimette in discussione sia il proprio ruolo all’interno della società, sia la fonte di ispirazione che deve guidare il suo lavoro.

Se nei secoli precedenti l’arte era incoraggiata dalle figure dei mecenati e dalle grandi committenze, collocando l’artista in un ruolo sociale definito, ora la sua figura resta marginale, orfana ormai di coloro che ne sponsorizzavano il lavoro. La figura moderna del mercante d’arte è di là da venire, e la nuova libertà creativa è spesso sinonimo di una vita di stenti, di abitazioni malsane, e dell’impossibilità di sostenersi facendo solo arte. Accade spesso che gli appartamenti e le soffitte dei giovani artisti bohémiens siano vicini, nello stesso edificio o nello stesso quartiere di città, diventando un polo particolarmente fertile di scambi, di studio e di sperimentazione. È questo il caso di Monaco di Baviera, dove il quartiere di Schwabing, grazie alla vicinanza con le università e l’Accademia di Belle Arti, diventa il punto di incontro degli artisti, febbrilmente attivo nei locali di ritrovo e negli ateliers.

Qui si incontrano coloro che, nel 1911, intorno alle figure di Vasilij Kandinskij e Franz Marc, daranno origine al movimento Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro). Il nome del movimento nasce dall’unione della passione di Kandinskij per il colore blu e da quella di Marc per i cavalli. Insieme ai due fondatori troviamo altre figure di rilievo quali August Macke, Paul Klee, Marianne von Werefkin, Alexej von Jawlensky, per citarne solo alcuni. Il Cavaliere Azzurro segna un passo verso la ricerca astratta, ed è un fenomeno tutt’altro che improvviso, affondando le sue radici in precedenti ben più lontani. Per altro, in quello stesso momento a Parigi, il Cubismo è l’estremo tentativo di una rappresentazione integrale della realtà, dopo il quale non resta che compiere un piccolo passo per andare oltre. Per indagare le radici dell’astrattismo è sufficiente guardare alle arti decorative del tardo simbolismo, o ancora alla pittura impressionista che dissolve sempre più gli oggetti nella luce e che influenza profondamente Kandinskij.

 

 

Nella sua autobiografia Sguardi sul passato egli racconta:

Risalgono a quel periodo due avvenimenti che hanno impresso un marchio su tutta la mia vita. Il primo fu la mostra dei pittori impressionisti francesi a Mosca, e in particolare I covoni di Claude Monet. Il secondo fu la rappresentazione del Lohengrin di Wagner al Bol’soj. A proposito di Monet, bisogna dire che prima di allora conoscevo solo la pittura realistica, e quasi esclusivamente quella russa […]. Ed ecco, improvvisamente, vidi per la prima volta un quadro. Mi sembrava che senza il catalogo in mano sarebbe stato impossibile capire ciò che doveva rappresentare il dipinto. Mi turbava questo: mi pareva che nessun artista avesse il diritto di dipingere in quel modo. Nello stesso momento notavo con stupore che quel quadro turbava e affascinava, si fissava indelebilmente nella memoria fino al più minuzioso dettaglio. Non riuscivo a capire tutto ciò […]. Ma ciò che mi divenne assolutamente chiaro fu l’intensità della tavolozza. La pittura si mostrò davanti a me in tutta la sua fantasia e il suo incanto. Profondamente dentro di me nacque il primo dubbio sull’importanza dell’oggetto come elemento necessario nel quadro […]. Fu nel Lohengrin che sentii, attraverso la musica, l’incarnazione e l’interpretazione suprema di questa visione […]. Mi divenne perfettamente chiaro, però, che l’arte possedeva in generale una potenza assai maggiore di quanto pensassi, e che la pittura era capace di esprimere la medesima intensità della musica.

In queste parole troviamo la sintesi di ciò che ha ispirato la nascita del Cavaliere Azzurro. Il movimento mette in discussione la definizione oggettiva di un “soggetto” all’interno della composizione, in quanto si ritiene che la determinazione delle forma artistica non debba essere vincolata alla natura, bensì dettata esclusivamente dalle relazioni di percezione emotiva con il referente della propria arte. Se ognuno di questi artisti è dotato di una sua peculiare forma di espressività, ciò che li accomuna è la genialità creativa impegnata in una profonda sintesi di spiritualità, una ricerca mistica e simbolica che rende le loro opere dense di un lirismo, che oggi non ha perso nulla del suo vigore originario. Si è già parlato dell’importanza del Cubismo e dell’Impressionismo per lo sviluppo del movimento, ma non vanno tralasciati i molti altri stimoli che l’hanno influenzato. Il Cavaliere Azzurro guarda, non solo ai grandi movimenti artistici francesi, ma anche all’arte medievale europea, al primitivismo, alle opere provenienti dal Pacifico del Sud e dall’Africa, all’arte giapponese e ancora, ai disegni dei bambini, un’etereogenea risorsa di impulsi espressivi.

Né va dimenticata un’altra componente fondamentale del movimento, la musica: non è un caso che Kandinskij abbia studiato il pianoforte e il violoncello, mentre Klee sia figlio di un professore di musica, ed eccellente violinista. Sarà proprio Kandinskij a elaborare un complesso studio sulle corrispondenze tra colori e musica, esposto nel suo saggio La spiritualità nell’arte, dove spiega come ogni colore risvegli nell’osservatore una vibrazione interiore. Le teorie di Kandinskij sono ampie ed elaborate, assimilano ogni colore a uno stato d’animo, a una percezione e a uno strumento musicale. È uno studio complesso dunque quello che muove poi la mano dell’artista, mostrando come l’immediatezza e la freschezza espressiva non possano scaturire se non da una profonda conoscenza degli strumenti creativi. La sua intuizione consiste nel trovare il modo e la tecnica per attirare lo sguardo dell’osservatore “dentro” il quadro, affinché ne diventi parte e protagonista.

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