È come entrare in una Parigi sconosciuta e antica, che racconta storie con un sottofondo musicale di organetto che le accompagna. La sequenza di opere esposte a partire dal 20 febbraio ad Andora (Savona), nella pregevole dimora storica di

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Palazzo Tagliaferro, appartenenti alla Suite delle incisioni di Picasso raffiguranti I Saltimbanchi, aiuta a cogliere parte della complessa personalità dell’artista, svelandone la sensibilità lirica giovanile. La Suite, eseguita tra il 1904 e il 1905, che in questa occasione viene riproposta completa, è dedicata al mondo degli artisti circensi che affascinarono Picasso durante i primi anni di vita parigina. Il percorso espositivo vuole valorizzare la struttura di Palazzo Tagliaferro recentemente restaurata e adibita a polo culturale rivelando la figura di un protagonista del fervido mondo culturale del primo Novecento parigino.

La Parigi mostrata da Picasso è una città irrequieta, dalle condizioni di vita precarie, instabili, rapidamente mutevoli. La si ritrova febbrile tra le

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parole di Baudelaire, negli scritti di Max Jacob e di Apollinaire; si rivela bohémienne nelle raffigurazioni di artisti come Modigliani, Braque e Derain, personalità che diventeranno influenti in campo artistico e culturale, gravitando all’epoca intorno all’atelier del Bateau Lavoir, antica fabbrica di pianoforti di Rue Ravignan, nel quartiere di Montmartre. Una delle dieci stanze dell’edificio fu occupata dal giovane Pablo Picasso, giunto dalla Spagna con la volontà di intraprendere un nuovo percorso in Francia.

L’incontro con la poesia e i sentimenti lirici e tragici condizionò profondamente la prima fase delle sue espressioni artistiche, privilegiando l’incisione e la pittura monocromatica per esprimere il suo più profondo sentire. Nei ritratti dei Saltimbanchi i soggetti umani scelti per essere rappresentati furono gli emarginati, i dimessi, i poveri, affini alla condizione esistenziale dell’artista: essi svelano tuttora l’incanto del circo, in un afflato malinconico che pervadere lo spazio inciso.

Nella scelta stessa della tecnica pare di rintracciare gli echi di una faticosa esistenza. Le giornate dedicate all’arte e al confronto, alle infinite discussioni auspicate dalla scritta “Qui è il luogo d’incontro dei poeti” tracciate in gesso sulla porta dello studio dell’artista, faticavano a trovare un equilibrio. Le ristrettezze economiche costringevano Picasso a riutilizzare le vecchie lastre, come quella che, con il suo sfondo floreale, si intravede sotto l’incisione più celebre, quella del Pasto frugale. Ma tanta povertà non impediva il clima vivace che si creava intorno allo studio, frequentato da quella che sarà poi definita la bande à Picasso. Dalle pose ieratiche dei volti e dei profili dei Saltimbanchi, prevalentemente colti in momenti di pausa, sembra che essi si collochino in una condizione umana senza tempo. Queste immagini sembrano quindi rappresentare l’allegoria stessa della vita umana, tragica e comica nello stesso momento, pur mostrando caratteristiche e fisionomie reali e disincantate. La mostra è un invito alla riscoperta della tecnica incisoria e dell’abilità figurativa, al contatto con immagini vive ed evocative, all’incontro con presenze arcaiche eppure presenti; con la suite dei Saltimbanchi Picasso si sofferma sull’uomo spogliato della sua maschera di artista, esaltandone la gravosa e affascinante umanità.

 

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