È un fatto ormai assodato che le regole e le ritualità di un tempo, collegate alla cultura, sono ormai saltate del tutto. È quanto mai attuale ciò che sosteneva Friederich Hegel, agli inizi dell’Ottocento, e cioè che la degenerazione della cultura è per un popolo prodotto e fonte della sua rovina.  Il primo avvertimento sconfortante della nostra decadenza culturale l’ho avvertito nel lontano 1997, quando il re di Svezia ha consegnato al comico scrittore Dario Fo il Premio Nobel per la letteratura.

Finiva con questo capriccio buffo, sul palcoscenico di Stoccolma, la passerella dei grandi scrittori di respiro internazionale, come Thomas Mann il quale, al culmine della notorietà, aveva abbandonato la Germania nazista nel 1938. Ma lo stupore non termina qui. Sempre Dario Fo, nei mesi scorsi, è apparso sulla scena in veste non di teatrante, ma di maestro di pittura, con un’antologica nelle sale prestigiose del Palazzo Reale di Milano. Per quali meriti? Forse la risposta sta nel motto autoritario della sua giovinezza in camicia nera:

Lei non sa chi sono io!

La citazione profetica di Hegel non termina qui, ed è convalidata da un’altra notizia, che costringe all’amarezza e allo scherno. È quella apparsa il 9 maggio scorso su quattro colonnine a fondo della pagina culturale del Corriere della Sera: Tutti commendatori gli artisti della Transavanguardia  e con sovra titolo, che ci addolora:

Le nomine del Quirinale agli esponenti del movimento. Il critico Achille Bonito Oliva Grande Ufficiale: Siamo come i Beatles!

C’è da chiedersi chi sia stato il persuasore occulto che ha portato il nostro Presidente Giorgio Napolitano a un simile gesto, assai gratificante per il sacerdote della morte dell’arte. Ad Achille Bonito Oliva piacciono i titoli cavallereschi e le medaglie. Nel 1992 è stato nominato Chevalier des arts et des lettres da François Mitterand; nel 2005 ha ricevuto la Medaglia d’oro per la Cultura, quando al Quirinale c’era Carlo Azeglio Ciampi. Bonito Oliva soffre della stessa libido per i simboli del divertente F.T. Martinetti, teorico del Futurismo e, sin quando gli fece comodo, nemico del passatismo: nominato Accademico d’Italia da Benito Mussolini, amava pavoneggiarsi con spadino e feluca.

E’ comunque presente nel pensiero critico di Achille Bonito Oliva una linea necrofila, nichilista e direi persino totalitaria. C’è da chiedersi se l’inquilino che ci protegge, fortunatamente, dal Quirinale, conosce appieno la filosofia del nostro maitre à penser quando sostiene che

la Transavanguardia nasce sulla crisi di valori dell’ideologia dell’ottimismo produttivo e dell’avanguardia. Parliamo di artisti che consapevolmente riprogettano il passato non avendo un futuro.

Si tratta di Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Nicola De Maria e Mimmo Paladino.  A voler poi calcare la mano, come fa il nostro Grande Ufficiale a paragonare l’evento istituzionale che l’ha visto protagonista, con la nomina a baronetti dei Beatles da parte di Elisabetta II di Inghilterra? Achille Bonito Oliva anche in questa occasione manca di rispetto alla cultura. Sarà pure una battuta spiritosa, ma egli si pone sullo stesso piano dei Beatles, che si offrivano al loro pubblico con messaggi di amore e di poesia, e che certamente non avrebbero mai decretato la morte della musica. Questa vicenda, che coinvolge la Transavanguardia, ha invece un sapore ben più inquietante. Si tratta soprattutto di un’operazione funzionale al marketing, poiché tranquillizza una massa di collezionisti che hanno speso, e continueranno a spendere, cifre non indifferenti. Un premio istituzionale così importante sottintende infatti un messaggio subliminale, quello cioè di attribuire un valore aggiunto ai contenuti, e quindi ai prezzi, delle opere della Transavanguardia. Un tempo il pittore era gratificato dal titolo di maestro e il critico di professore, anche se non aveva cattedra. D’ora in avanti i mercanti che trattano la Transavanguardia sedurranno il collezionista con un’inedita precisazione:

Le consiglio questo dipinto di buona datazione del Commendator Mimmo Paladino.

Oppure chi acquisterà in libreria L’ideologia del traditore di Achille Bonito Oliva, edito da Electa, avrà la soddisfazione di possedere lo scritto prezioso di un Grande Ufficiale della Repubblica.

About The Author

Paolo Levi
Critico d’arte, giornalista, saggista

Ha scritto per le riviste Capital, Bell’Italia, Architectural Digest, Europeo, Mondo, e con quotidiani come Il Sole 24 Ore e  La Repubblica. Dal 1969 dirige, prima per la Giulio Bolaffi Editore e, in seguito, per la Giorgio Mondadori Il Catalogo Nazionale d’Arte Moderna. Dal 2010 è direttore della rivista Effetto Arte.

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