Senza passione non esiste arte

Henri Émile Benoît Matisse (Le Cateau-Cambrésis,1869 – Nizza, 1954) è uno dei più noti artisti del ventesimo secolo.

Cresce a Bohain-en-Vermandois, nella Francia Nord-orientale, dove i suoi genitori gestiscono un commercio di sementi. Dal 1887 soggiorna a Parigi dove studia legge lavorando come impiegato statale. Comincia a dipingere nel 1889, durante la convalescenza dopo un attacco di appendicite. Scopre così, come lui stesso definisce quel periodo, una sorta di Paradiso, decidendo perciò di condividerlo con i suoi contemporanei attraverso la pittura. Non a caso la critica dell’epoca definisce con il termine di paradiso medico l’idea originaria di Matisse di un’arte tranquillante.

Nel 1891 frequenta l’Académie Julian, dove insegnano William-Adolphe Bouguereau e Gustave Moreau. Inizia a comporre nature morte e paesaggi, secondo la tradizione fiamminga, ottenendo un discreto successo. Nel 1896 espone cinque dipinti al salone della Société Nationale des Beaux-Arts e lo stato francese ne acquista due.

Fra il 1897 e il 1898 frequenta il pittore John Peter Russell sulla Belle Île, al largo delle coste della Bretagna, che lo introduce all’Impressionismo e ai lavori di Van Gogh, ancora del tutto sconosciuto. Da quel momento il suo stile cambia completamente, sotto l’influenza non solo dei post-impressionisti Paul Cézanne, Gauguin, Van Gogh e Paul Signac, ma anche dall’arte giapponese, facendo del colore l’elemento fondante dei suoi dipinti.

In molti lavori realizzati tra il 1899 e il 1905 fa uso del pointillisme, praticato da Signac, con il quale trascorre l’estate del 1904 a Saint Tropez. Il sud della Francia con il suo clima mite diventa per lui un rifugio ideale, in seguito residenza definitiva, e fonte di ispirazione per tutta la sua vita. Nel 1894, dalla sua unione con Caroline Joblau, nasce Marguerite, che appare ritratta in molti suoi dipinti. Nel 1898 Matisse sposa Amélie Noelie Parayre da cui ha altri due figli, Jean, nato nel 1899, e Pierre, nel 1900.

La sua prima esposizione data al 1904, ma non ha grande successo.

Nel 1905 si trasferisce nel sud della Francia, per lavorare con Derain, accentuando la sua tendenza a enfatizzare il colore. I dipinti di questo periodo sono caratterizzati da forme appiattite e linee controllate, con l’espressione che domina sui dettagli. Al Salon d’Automne del 1905, accanto a Derain, Georges Braque, Raoul Dufy e Maurice Vlaminck, Matisse espone due opere Finestra aperta e Donna col cappello. Fra tutti, ormai denominati collettivamente Fauves (fiere, bestie selvagge) per il forte impatto coloristico dei loro lavori, Matisse è riconosciuto come esponente

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di spicco e quindi bersagliato dalla critica. Ma come spesso capita, lo scalpore suscitato canalizza l’interesse di alcuni mercanti e collezionisti e i suoi lavori vengono acquistati dai collezionisti americani Leo e Gertrude Stein.

Il declino del movimento Fauve non rallenta l’ascesa di Matisse; le sue opere più celebri datano fra il 1906 e il 1917. Nel 1904 Matisse incontra Pablo Picasso, di 12 anni più giovane. Nonostante il grande divario stilistico che li separa, su cui Picasso stesso dichiara: «siamo come il Polo Nord ed il Polo Sud», diventano grandi amici. Matisse a sua volta replica: «Picasso è spagnolo, io sono francese. È come se mi chiedeste la differenza tra un albero di mele ed un albero di pere. È nella sostanza». Insieme frequentano il salotto parigino di Gertrude Stein e della sua compagna Alice Toklas. Gertrude Stein, assieme ai fratelli Leo e Michael è stata un’importante collezionista e sostenitrice del lavoro di Matisse. Inoltre le sorelle Cone, amiche di Gertrude Stein, hanno collezionato un gran numero di lavori di Matisse e di Picasso, ora esposti nella Cone Collection Museum of Art di Baltimora.

Tra il 1911 e il 1917 è attiva a Parigi l’Académie Matisse, voluta dai suoi amici, una scuola privata senza fine di lucro, nella quale Henri insegna ai giovani. Nel 1917 si trasferisce a Cimiez, in Costa Azzurra. Da questo momento il lavoro di Matisse appare ammorbidirsi, e questo nuovo approccio corrisponde in parte al ritorno all’ordine di molti altri artisti fra le due guerre.

Caratteristiche di questo periodo sono le Odalische, che tuttavia alcuni critici contemporanei ritengono superficiali e decorative. Nel 1932 il collezionista statunitense Albert C. Barnes lo convince a produrre un ampio murale per la Barnes Foundation of Philadelphia, La danza II, lavoro contrassegnato da un nuovo vigore e da un tratto più semplificato. Anche i collezionisti e mercanti russi Morosov e Shchukin si interessano al suo lavoro, commissionandogli due tra le sue opere più celebri, La danza e La Musica. Negli anni quaranta si esercita anche nella grafica, producendo illustrazioni in bianco e nero.

Nel 1941 gli diagnosticano un cancro che lo costringe sulla sedia a rotelle. Impossibilitato a manipolare il colore ricorre alla carta, precedentemente preparata con colori a calce, che ritaglia con l’aiuto di assistenti, realizzando grandi collages, les gouaches dé coupées. La serie dei Nudi Blu rappresenta l’esempio più evidente di questa nuova tecnica. Nel 1947 esce il volume Jazz in edizione limitata, che contiene stampe a colori di collages accompagnati dai suoi pensieri:

 

Fare intagli direttamente nel colore mi richiama alla mente quello che fa uno scultore…per questo le mie curve sono folli… Realismo e astrazione si riconciliano idealmente: le gouaches découpées mi permettono di disegnare nel colore. Questa per me è una semplificazione. Invece di disegnare il contorno e di metterci dentro il colore – uno a modificare l’altro – disegno direttamente nel colore, il che è molto più risolutivo visto che non c’è alcuna trasposizione. Questa semplificazione garantisce una precisione nell’unione dei due metodi che diventano uno… Non è un punto di partenza, ma una conclusione.

 

Con questi ultimi lavori, Matisse lancia ancora nuovi messaggi rivoluzionari: fra il 1946 e il 1948 realizza Natura morta su tavolo blu, Felce Nera, e Grande Interno Rosso. Nel 1951 realizza e progetta la struttura e i decori interni della Chapelle du Rosaire a Vence, in Francia:

Ho realizzato questa cappella con l’unico desiderio di esprimere al massimo me stesso. Ho avuto l’opportunità di esprimermi nella completezza della forma e del colore. Questo lavoro per me è stato come imparare una lezione. Ho messo in gioco le equivalenze. Ho messo in equilibrio materiali di natura umile e altri di natura preziosa… Non si poteva introdurre il rosso in questa cappella … Eppure, il rosso c’è e c’è attraverso i contrasti con gli altri colori presenti. C’è una reazione nella mente dell’osservatore…

 

Muore nel 1954. Il suo corpo riposa nel cimitero del Monastero di Notre-Dame de Cimiez.

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