Gustav Klimt

Complesso e con forti connotazioni erotiche, lontano dalle tante correnti d’avanguardia

 

Indubbiamente è stato l’artista più eclettico e sensuale, della fine dell’ottocento.

 

Ardite e trasgressive alcune sue scelte pittoriche in un mondo artistico avviato ad una trasformazione così radicale, da generare di lì in avanti oltre trentacinque movimenti alternativi, progressisti, liberali e futuristi. Figlio di Ernst, orafo incisore e di Anna Fluster, entrambi di modeste condizioni sociali, inizia a frequentare la Scuola d’Arte e Mestieri di Vienna, dove prende contatto con le tecniche classiche dell’affresco ed il mosaico.
Nel 1892, il Ministero della Cultura e dell’Educazione commissiona a Gustave Klimt e a Franz Matsch, suo compagno di studi, la decorazione dei locali dell’Università di Vienna. La decorazione per l’Aula Magna, che ha per tema La filosofia, la medicina e la giurisprudenza sarà eseguita tra il 1900 e il 1903, suscitando accese polemiche, che giungono fino in Parlamento, per via dell’alto contenuto erotico dei pannelli realizzati e per l’impostazione compositiva.
A quel punto Klimt si rifiuta di proseguire e restituisce l’acconto ricevuto, salvo poi ottenere, per quel lavoro, la medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi.
Altrettanto spudorato per quel tempo è considerato il grande fregio decorativo eseguito nel 1902, in occasione della XIV mostra della Secessione Viennese, per la sala che ospita il monumento a Beethoven eseguito da Max Klinger.
Dopo l’ultimo incarico del 1904 per le decorazioni a mosaico di Palazzo Stoclet, portate a termine nel 1911, la sua carriera di decoratore istituzionale finisce bruscamente.
Nel 1897 fonda il movimento della Secessione Viennese (il termine è importato dall’antica Roma, dove era usato dai plebei per ottenere parità di diritti con i patrizi) contro i canoni artistici classici e convenzionali di fine secolo. Scrivendo una lettera aperta alla Kunstlerhaus (Casa dell’Artista) a cui fa capo la struttura associativa degli artisti del movimento, egli spiega che il suo scopo è quello di portare la vita artistica viennese a confrontarsi con l’evoluzione dell’arte estera, al di fuori dalle imposizioni di mercato.
Nella Secessione sono coinvolti non solo artisti come Klimt, Moll, Roller, Kurzweil e Moser, ma anche scrittori come Musil, gli architetti Olbrich, Hoffmann e Wagner, i musicisti Mahler e Schönberg, e intellettuali come Freud e Wittgenstein, in un contesto che rende Vienna una capitale fra le più colte e raffinate d’Europa. Peraltro, la cultura viennese improntata al classicismo accademico è presto destinata a sparire insieme all’Impero Austro – Ungarico travolto dalla prima guerra mondiale.

Nel 1898 ha luogo la prima mostra del Secessionismo, e Klimt ne realizza il manifesto.
Con lui espongono Auguste Rodin, Arnold Böchlin, Puvis de Chavannes, Alfons Mucha e Fernand Khnopft.
Contestualmente esce il primo numero della rivista Ver Sacrum, che sarà pubblicata fino al 1903.
La seconda mostra è quindi allestita al Palazzo della Secessione, progettato da Joseph Maria Olbrich, dove appare la frase A ogni tempo la sua arte, all’arte la sua libertà.
Di quegli stessi anni sono le opere Pallade Atena, Ritratto di Sonia Knips, Nuda Veritas, e Pesci d’argento.
Klimt espone alla Biennale di Venezia del 1910 e l’anno seguente ottiene il primo premio all’Esposizione Internazionale di Roma con l’opera Morte e Vita.
Muore nel 1918.
Klimt è il più grande rappresentante dell’Art Nouveau, che sviluppa anche nelle arti applicate uno stile ricco, complesso e con

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forti connotazioni erotiche, lontano dalle tante correnti d’avanguardia dell’epoca, ma in stretto contatto con l’architettura. Fra i giovani artisti che lo circondano emerge soprattutto Egon Schiele (1890 – 1918), la cui arte graffiante e provocatoria, è presentata al pubblico viennese nel 1909.
Se molte similitudini accostano Klimt a Schiele, ma la loro espressività è assai distante. Le nudità esasperate di Schiele esplorano tormenti psicologici irrisolti, con una scelta diametralmente opposta rispetto a Klimt, il quale consacra un erotismo prezioso, densamente simbolico e morbidamente elegante.
L’opera Il bacio, del 1908, oggi esposto al Belvedere di Vienna, riunisce emblematicamente queste peculiarità, evidenziando anche una delle fondamentali matrici del

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suo comporre, che richiama pittoricamente l’arte musiva bizantina, da lui studiata a Ravenna, nell’oro degli sfondi e nei preziosismi dei tasselli cromatici.

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