Diversamente dalla tradizione piemontese, che ci vorrebbe tutti eterni sudditi sabaudi, Guido Borelli volge lo sguardo sui volti dei cittadini del piccolo Comune di Quattordio, tutti uguali di fronte al suo obiettivo, senza distinzione di ruolo, mestiere, razza e religione, ognuno con la propria leggenda personale circoscritta tra i ricordi di un’intera comunità, come se scrivesse pagine di cronaca quotidiana esaltandone le esistenze come si fa per i protagonisti mondani. Solo che qui è la vita e non l’apparenza a fare notizia, in punta di piedi, perché “normale non significa affatto banale”.

Nella comunità spaesata di Quattordio mi ha fatto piacere ritrovare lo stesso approccio che avevo utilizzato per realizzare il mio lavoro Un paese venti anni dopo. Come allora, anche in queste fotografie vedo un’attenzione alla quotidianità che è intorno a noi. Ormai i giovani fotografi vanno in posti sempre più lontani e non guardano sotto casa, non osservano il loro paese ma pensano sia più interessante documentare situazioni sensazionali. Invece, io sono d’accordo con la frase che Guido Borelli ha scelto per la copertina del volume di testo che accompagna queste immagini: “normale non significa affatto banale”.

Gianni Berengo Gardin

C’è una mostra, curata con attenzione dalla direttrice creativa Francesca Liotta, che è un piccolo gioiello nascosto nella provincia di Alessandria, un po’ come sono nascoste le storie narrate nelle 73 fotografie in bianco e nero, scattate dal sociologo Guido Borelli, che raccontano i cittadini di Quattordio: il macellaio, il vigile urbano, la farmacista, gli alunni della scuola, il medico condotto, gli operai, la signora della bottega di alimentari, le sorelle del Bar Sport e chi si è integrato nella comunità arrivando da lontano, come il parroco o il volontario della Protezione Civile. Tutti ugualmente importanti, tutti indispensabili per mandare avanti un piccolo paesino della provincia alessandrina.

Dopo dodici anni di insegnamento all’Università del Piemonte Orientale, Guido Borelli è professore associato di sociologia dell’ambiente e del territorio al Dipartimento di Pianificazione e Progettazione in Ambienti Complessi dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV). Da alcuni anni utilizza la pratica fotografica come complemento della ricerca sociale, in particolare attraverso i ritratti dei soggetti con i quali interagisce nel corso dei suoi lavori .

La ricerca ruota intorno al paese di Quattordio, per gli addetti ai lavori Capitale italiana del coating, uno dei luoghi più importanti nella produzione di prodotti per il rivestimento (vernici, cavi isolati, isolanti e molto altro). A Quattordio sono prodotte le vernici delle automobili della Fiat, così come il celebre ‘rosso Ferrari’ e le scie tricolori della pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori.

La storia industriale di questo paese inizia alla fine degli anni Venti, quando due geniali ingegneri nativi di quelle terre, Giuseppe Fracchia e Cesare Pettazzi, fondarono dal nulla quattro imprese che arrivarono a dare lavoro a circa tremila dipendenti. Oggi quell’epoca è definitivamente tramontata e il paese ha subito profondi cambiamenti, con ripercussioni economiche e sociali sulla comunità locale.

Per indagare questi effetti e per comprendere le ragioni di una diffidenza della comunità locale a impegnarsi nella vita sociale del paese, nel 2011 è iniziato uno studio – coordinato dal Prof. Borelli – che ha messo al centro dell’analisi il passaggio della comunità quattordiese da una rapida industrializzazione di stampo paternalistico all’attuale situazione, dove le fabbriche locali sono divenute sedi periferiche di grandi imprese multinazionali.

Il lavoro si sarebbe potuto concludere qui, invece si è arricchito di un’evoluzione inaspettata, dalla forte valenza identitaria, derivata dalla decisione del prof. Borelli di immortalare quella stessa comunità che tanto aveva analizzato e che ormai gli era quasi familiare. Con l’occhio attento del sociologo e la sensibilità del fotografo, Borelli ha realizzato questi ritratti in bianco e nero che raccontano tutta la straordinarietà di ciò che comunemente chiamiamo “quotidianità”.

Il Progetto La comunità spaesata. Quattordio: la parabola di un paese industriale” è realizzato con il sostegno del Comune di Quattordio; con il patrocinio di Comune di Alessandria e Provincia di Alessandria; con il contributo di Camera di Commercio di Alessandria, Elantas Italia Srl, Essex Italy Spa, Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, PPG Industries, Prysmian Cavi Sistemi Italia Srl, Ve.Co Srl; con la collaborazione di Dipartimento Giurisprudenza, Scienze Politiche, Economiche e Sociali Università degli Studi del Piemonte Orientale, LaST – Laboratorio Sviluppo e Territorio, Palazzo del Monferrato, Associazione Nazionale Fotografi Professionisti.

La comunità spaesata.

Quattordio: la parabola di un paese industriale

73 ritratti fotografici di Guido Borelli a cura di Francesca Liotta

Palazzo del Monferrato

Via San Lorenzo, 21

15121 Alessandria

Tel. 0131.313400

Apertura: dal 19 Febbraio al 15 Marzo

Orari

Martedì – Venerdì dalle h. 16:00 alle 19:00

Sabato – Domenica dalle h. 10:00 alle 12:00 e dalle h. 16:00 alle 19:00

Chiusura: Lunedì

Ingresso libero

About The Author