Una serie di coincidenze avvicinano le biografie di Virgilio Guidi e di Bruno Saetti, curiosamente accomunati non solo nell’anno di morte, di cui il prossimo anno si celebra il trentesimo anniversario, quanto soprattutto nel loro rapporto con le città di Bologna e di Venezia. L’evento espositivo presso la Galleria 56 di Bologna e, nel contempo, la presentazione del volume con i testi di Toni Toniato e Claudio Spadoni per Guidi, e quelli di Estemio Serri e di Mariastella Margotti per Saetti, sono un revival certamente degno di uno spazio pubblico.

Così, sarà grazie all’intelligenza e sensibilità collezionistica di Estemio Serri che queste due figure di maestri del Novecento italiano non cadranno nel solito dimenticatoio.

Questo omaggio porta alla ribalta due maestri della pittura portatori di messaggi scritti con la magnificenza del colore.

La loro ricerca figurativa si libera ben presto dai canoni di quel ritorno all’ordine che tanto piaceva a Margherita Sarfatti, maître à penser della necessità di fare pulizia dopo gli sconvolgimenti espressivi dovuti al futurismo. In questo contesto le ricerche espressive di Guidi e di Saetti, in momenti differenti tra le due guerre e nel secondo dopoguerra, dimostrano che, pur seguendo i canoni di una tavolozza tonale e di un segno armonioso, si rivolgono alla loro interiorità, tendendo ad avvicinarsi al vero per captarne i lati magici e misterici, e dunque alla bellezza come rivelazione.

Il tragitto dei due pittori è parallelo, per quanto differente la loro creatività poetica legata alla figura e alla natura.

È chiaro che entrambi sono due inquieti. Estroverso e contemplativo è Virgilio Guidi, introverso, chiuso in di se stesso e meditativo è Bruno Saetti.

Guidi, negli anni in cui ha raggiunto ormai una completa maturità espressiva, ha il coraggio di mettersi in gioco con composizioni che tendono all’informale lirico, con l’inquieta rappresentazione L’uomo e cielo del 1969.

La stessa tensione, ma più attenuata, la si risconta ancora nell’emozionante raffigurazione del 1972, che quasi in chiave astratta raffigura il Bacino di San Marco.

Lo stesso salto di linguaggio espressivo, lo stesso modo di mettersi in gioco con un taglio poetico differente, lo si riscontra anche in Bruno Saetti. Possiamo notare questo mutare di linguaggio – quasi rivoluzionario per lui – in un dipinto di livello museale come Autoritratto con la famiglia del 1931, e poi, passando attraverso la ricerca di nuove forme figurali, nel Concertino del 1953, un olio su tela che si avvicina alla scuola francese, dove più che il segno è privilegiato il colore.

Lontano finalmente dalle sperimentazioni di un’arte contemporanea rumorosa e criptica, chi varca la soglia della galleria bolognese di Via Mascarella respira una dimenticata atmosfera di silenzio e di ritorno a una civiltà perduta.

Galleria Cinquantasei Bologna

Virgilio Guidi e Bruno Saetti.
Due vite parallele tra Bologna e Venezia

inaugurazione sabato 23 novembre ore 18
la mostra chiude il 31 gennaio 2014

Bologna – Via Mascarella 59/b – tel. 051250885 info@galleria56.it – www.galleria56.it
orario:

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dal lunedì al sabato 10-13 e 16-19 domenica aperti solo per appuntamento

Virgilio Guidi nasce a Roma nel 1891. Arriva a Venezia nell’aprile del 1927 con l’incarico di insegnare pittura dell’Accademia di Venezia.
Nel 1935 si trasferirà a Bologna, dove insegnerà pittura all’Accademia fino al 1944, pur conservando la cattedra fino al 1961. Ritornerà quindi a Venezia dove rimarrà fino alla morte.

Bruno Saetti nasce a Bologna nel 1902 e si trasferisce a Venezia nel 1930 avendo vinto il concorso per la cattedra di figura disegnata al Liceo Artistico. Dal 1939 gli viene assegnata la cattedra di pittura all’Accademia, di cui poi diventerà direttore dal 1950 al 1956.

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