Non sono moltissimi i graffiti degni di nota a Tel Aviv. La città dei graffiti in Israele è  infatti Haifa, ma qualcosa si trova anche nella Città Bianca, volendo cercare tra la marea di tag che anche qui, come in Italia, imbrattano ovunque i muri. Camminando sul litorale verso Giaffa, ci s’imbatte nel vecchio edificio in cemento armato che ospita la Galim Surf School, interamente ricoperto di graffiti erosi dal tempo e dalla salsedine:lì sui tetti spuntano ancora matasse di filo spinato arrugginito, simbolo ideale di una guerra mai sopita. Camminando per la Sheinkin Street, più verso il centro, un po’ nascosta in un muro condominiale si trova invece un’istallazione a mezzo tra i graffiti e la scultura ecologica, un quadro vegetale realizzato dalla Habitat Horticulture di San Francisco e donato simbolicamente alla città da David Brenner, uno dei ragazzini beneficiari del Taglit-Birthright Israel, il viaggio educativo di 10 giorni che ogni anno, dal 1999, porta gratuitamente più di 9.000 ragazzini ebrei, dai 18 ai 26 anni e provenienti da tutto il mondo, a conoscere la terra dei loro antenati. Taglit in ebraico significa “scoperta”, così come è lo scopo di questi viaggi:la scoperta delle proprie connessioni con i valori e tradizioni dell’ebraismo, indicando un percorso di connessione con la comunità. Dispiace constatare che nessuno abbia avuto la pazienza di continuare ad innaffiare quel muro vivente, ora secco, proprio nella città in cui non si capisce dove finisce un palazzo e inizia l’albero, tanto la vegetazione è in connubio felice con le abitazioni.

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