Credo che, per un gallerista, la scoperta di un nuovo talento pittorico costituisca una delle soddisfazioni più grandi ed emozionanti, quasi come quella che consente ad un collezionista di raggiungere un oggetto a lungo cercato per la propria raccolta.

Questa emozione l’ho provata – casualmente – scorrendo nel 2010 il catalogo prodotto dalla Libreria Bocca di Milano, dove apparivano le opere degli artisti selezionati all’annuale Premio di pittura Movimento nelle Segrete di Bocca, davanti alla riproduzione di un quadro di un certo Giuliano Costa, pittore a me sconosciuto.
Ho voluto approfondire ed ho ottenuto un contatto con l’artista. Giuliano è sembrato sorpreso, quasi incredulo per il mio interessamento, e abbiamo combinato un incontro a Torino.
Si è presentato con l’inseparabile compagna della vita, Morena, e mi ha raccontato la sua storia nel campo dell’arte: dalle vacanze al mare di Rapallo quando, ragazzino, preferiva soffermarsi davanti alle vetrine degli antiquari o frequentare librerie piene di libri d’arte, alla volta in cui – sui tredici anni – ricevette in regalo dal fratello maggiore una scatola di colori a olio ed un cartone telato predisegnato con i cavalli di Aligi Sassu.
Dal periodo in cui frequentava, a metà degli anni Ottanta, l’Accademia di Belle Arti di Brera, fino alla necessità – per motivi pratici di guadagno – di aggregarsi a un gruppo di restauratori che operavano su due fronti: da una parte il restauro vero e proprio; dall’altra l’esecuzione di affreschi o di dipinti ad olio o a tecnica mista. Di certo il corso specifico di restauro che Giuliano Costa ha frequentato a Brera gli ha consentito di approfondire le caratteristiche dei materiali e la conoscenza sulla loro stratificazione, sul supporto, l’imprimitura, le velature e di padroneggiarle con sapienza ai fini della resa pittorica e della durata delle opere. Il restauro ha costituito per Giuliano Costa una scuola di vita e lo ha visto impegnato, per lunghi anni, nella Chiesa di S. Zenone a San Zenone al Lambro (Milano), nella grande Chiesa di San Zeno a Cassano D’Adda e nella Pieve di Soncino (Brescia) di stile neo gotico. In taluni casi gli affreschi sono stati realizzati da lui, ex novo.
Dal restauro alla pittura, su tela o su tavola, il passo è stato rapido e fisiologico. E i quadri di Giuliano Costa sono affascinanti per i ricordi e i riferimenti che essi ci donano, all’insegna – tutti – della più elevata tecnica qualitativa e della cura quasi maniacale del dettaglio.


Un artista a tutto tondo, che fa del gran teatro della natura lo sfondo comune alle diverse tematiche trattate nelle sue tele. E ogni tematica fa esplicito richiamo a un grande maestro della pittura.
Si passa infatti dalle opere ispirate agli studi sulle caricature e sulle teste grottesche di Leonardo da Vinci, presenti nella Royal Library del castello di Windsor, a quelle dove i protagonisti sono le maschere della Commedia dell’Arte, che lui definisce come «figure archetipe di Junghiana memoria», che ci rimandano a Ensor, Severini e Donghi. Altro filone privilegiato è quello dei nudi femminili dove si rileva l’influenza tizianesca, sia nella pennellata sia nelle forme delle donne ritratte.
Costa dice infatti:

Tiziano Vecellio è la figura di pittore che, assieme a Caravaggio stimo di più, in quanto credo che con lui si raggiunga l’apice delle possibilità umane di fare arte e, nello specifico, pittura. Difatti le capacità che Tiziano aveva nel modo di dipingere a punta di pennello in dettaglio e gradualmente a pennellate decise sino ad arrivare al suo impressionismo magico – con una conoscenza del colore più naturale della natura stessa – credo non si possano più ripetere.

Altra tematica a lui cara è quella dei ritratti, dove possiamo ritrovare le caratteristiche dei manieristi del Cinquecento e del Seicento. La serie delle piccole tavole sugli Arlecchini alchemici ne è la più chiara dimostrazione. Dettagli decorativi fascinosi accompagnano i volti delicati

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e freschi delle Arlecchine apparse nei sogni ad occhi aperti di Giuliano Costa.

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